Ecologia umana
Sviluppo sociale e sistemi naturali
a cura di Carlo Modonesi

Sviluppo sociale e sistemi naturali
a cura di Carlo Modonesi
stralcio dal capitolo 11 pagina 177
La resilienza è la capacità di un ecosistema o di un sistema sociale di continuare a funzionare a dispetto di occasionali perturbazioni di una certa entità. Per capire il concetto di resilienza si pensi a un nastro di gomma e un pezzo di spago. Se il nastro di gomma viene stirato fino a raggiungere una lunghezza doppia di quella iniziale, esso tornerà alle condizioni di partenza una volta sospesa la tensione. La gomma è dotata di resilienza perché può recuperare rapidamente la sua forma dopo esser stata modificata da uno stress importante. Lo spago ha un comportamento ben diverso perché se viene stirato oltre misura si rompe: non è quindi resiliente. Gli edifici sono resilienti se sono progettati per sopportare scosse sismiche di grado elevato. Sistemi sociali ed ecosistemi sono resilienti se sopravvivono dopo gravi sconvolgimenti.
Gli ecosistemi resilienti sono il punto di forza di un sistema di supporto ambientale sostenibile. Un elemento chiave della resilienza è la capacità di prevedere in che modo le cose possono andar male, per prepararsi al peggio.
Ci sono vari sistemi per raggiungere la resilienza:
– ridondanza: la duplicazione e la diversificazione delle funzioni garantisce copertura quando qualcosa va male. Questo principio è il più importante nella progettazione dei moderni veicoli spaziali, dotati di apparati di riserva che consentono di sostituire gli elementi che possono guastarsi. La ridondanza è diffusamente presente negli ecosistemi naturali: la coesistenza di specie diverse le cui funzioni e nicchie ecologiche si sovrappongono contribuisce alla resilienza di tali sistemi.
– bassa dipendenza da input energetici da parte dell'uomo: un'interazione uomo-ecosistema sostenibile è tipica di ecosistemi che ricevono un numero limitato di interventi umani: la natura fa la maggior parte del lavoro. Apporti umani consistenti riducono la resilienza poiché presto o tardi si verifica qualche evento che interferisce con la capacità della società di fornire gli input di cui l'ecosistema ha bisogno. Il declino delle civiltà del Medioriente, allorché i canali di irrigazione vennero ostruiti dai sedimenti, ne è un esempio.
La resilienza è un requisito desiderabile, ma può entrare in conflitto con altri obiettivi sociali altrettanto proficui. L'efficienza, per esempio, è di importanza vitale per le moderne imprese commerciali, perché bassi costi operativi sono essenziali per la loro sopravvivenza. Efficienza economica e resilienza sono spesso in conflitto poiché la ridondanza che potenzia la resilienza impone costi e sforzi aggiuntivi. Le pressioni economiche che portano a una riduzione della resilienza stanno aumentando via via che, nell'economia globalizzata, la competizione si fa sempre più intensa.
La stabilità implica costanza, cioè il permanere delle cose più o meno nello stesso stato. È una condizione auspicabile se riduce le fluttuazioni indesiderate. Per esempio, un reddito è stabile se si riceve il pagamento dello stipendio ogni mese, non lo è se si viene pagati con frequenza irregolare. (
)
Ecosistemi e sistemi sociali che si modificano raramente sono più facilmente costretti a mutare dominio di stabilità quando perturbazioni esterne li forzano a produrre adattamenti che superano le loro limitate capacità di cambiamento.
La tecnologia moderna e i grossi quantitativi di energia derivati da combustibili fossili hanno dato alla società la facoltà di conferire un alto grado di stabilità alla vita della maggior parte delle persone, isolandole dalle fluttuazioni dell'ambiente in cui vivono. Riscaldamento e aria condizionata consentono di vivere e lavorare in edifici nei quali la temperatura è più o meno la stessa tutto l'anno. I moderni metodi di produzione e distribuzione dei generi alimentari riforniscono i supermercati di un'abbondanza di prodotti in qualsiasi stagione. Il punto debole di tutto questo sistema è la sua dipendenza da cospicui input energetici per il riscaldamento e il raffreddamento degli edifici nel primo caso, per la produzione e il trasporto dei prodotti alimentari nel secondo. L'introduzione di grandi quantità di energia può aumentare la stabilità, ma diminuisce la resilienza.
Una causa tipica di conflitto tra stabilità e resilienza è la perdita della resilienza quando un sistema è tanto stabile da non esercitare la sua capacità di far fronte a uno stress. Tale condizione è ben illustrata dal disastro che si verificò qualche anno fa nel nordest degli Stati Uniti, in seguito a un'improvvisa carestia di petrolio. Gli americani hanno l'abitudine di usare una grande quantità di energia per mantenere una temperatura confortevole nelle loro abitazioni. Molti si trovarono quindi impreparati quando la scorta di petrolio venne a mancare durante un inverno insolitamente rigido. Il risultato fu un numero impressionante di decessi per esposizione al freddo nelle abitazioni, le cui caldaie avevano esaurito il combustibile. Persone anziane che raramente uscivano di casa durante la stagione fredda non possedevano un abbigliamento appropriato per le basse temperature. E non esisteva un sistema sociale di supporto che li aiutasse ad affrontare questo tipo di emergenza.
(
)
L'agricoltura moderna persegue la riduzione dei danni e l'aumento della stabilità utilizzando i pesticidi chimici per eliminare quanti più parassiti possibile.
Purtroppo gli insetticidi non uccidono solo gli insetti dannosi ma anche i loro predatori, sopprimendo così il controllo naturale da questi attuato. Ciò rende l'agricoltura fortemente dipendente dagli antiparassitari chimici. In assenza di un controllo naturale le popolazioni di parassiti possono espandersi fino a livelli che, se non si applicano insetticidi chimici, si rivelano devastanti. La situazione peggiora quando i parassiti sviluppano meccanismi fisiologici che li rendono resistenti ai composti chimici usati per eliminarli. A questo punto gli agricoltori sono obbligati a impiegare quantità crescenti di pesticidi e si innesca un processo di feedback positivo in cui pesticidi e resistenza dei parassiti si rinforzano reciprocamente. Gli insetticidi possono rendere più stabile la produzione agricola finché non compaiono fenomeni di resistenza, ma nel frattempo la resilienza diminuisce, poiché non appena i parassiti sviluppano forme di resistenza, i danni che producono in un ecosistema agricolo privo di meccanismi di controllo naturale (gli insetti predatori) sono fatali. Nel caso di alcune colture, come il cotone, la spirale dell'uso di quantitativi sempre maggiori di pesticidi può continuare fino a che la spesa che gli agricoltori devono sobbarcarsi per acquistarli diventa insostenibile.
(
)
Per sviluppo adattativo si intende la capacità delle istituzioni sociali di far fronte al cambiamento. Esso può dare un contributo essenziale allo sviluppo ecosostenibile trasformando alcune componenti del sistema sociale in modo tale che questo possa funzionare insieme con l'ecosistema in maniera più sana.
Lo sviluppo adattativo concerne la sopravvivenza e la qualità della vita. Conferisce resilienza all'interazione uomo-ecosistema: non reagisce semplicemente agli eventi negativi, ma li anticipa o li individua in fase precoce adottando provvedimenti per farvi fronte prima che sortiscano effetti gravi. Lo sviluppo adattativo fornisce un metodo per perseguire uno sviluppo sostenibile rafforzando al contempo la capacità dei sistemi di far fronte ai problemi gravi che sorgono inevitabilmente se questo non viene raggiunto.
I due elementi primari delle sviluppo adattativo sono: 1) la regolare valutazione di ciò che avviene nell'ecosistema; 2) l'adozione di misure correttive.
Lo sviluppo adattativo richiede che vi siano a tutti i livelli della società le capacità di organizzazione, il senso di responsabilità, la buona volontà e il coraggio che servono per individuare i cambiamenti necessari e realizzarli. Una società deve guardare ai propri valori, percezioni, istituzioni sociali e tecnologie e all'occorrenza modificarli.