Saggistica

tratto da

I nuovi consumatori

Paesi emergenti tra consumo e sostenibilità

di Norman Myers, Jennifer Kent

2004 - pagine: 204 - euro 18,00 - ISBN 88-89014-13-X

I nuovi consumatori della Cina

stralcio

La straordinaria crescita dei nuovi consumatori della Cina induce a pensare al domani. Si suppone che negli anni che ci separano dal 2010 la crescita economica si attesterà al 7% annuo, meno del 10% dei due decenni passati ma il doppio rispetto a quanto viene giudicato soddisfacente dalla maggior parte dei governi mondiali. Ciò porterà quasi a un raddoppiamento dell’economia, con un totale di circa 10.000 miliardi di dollari PPA al 2010. Nel 2020 l’economia della Cina potrebbe arrivare alle dimensioni di circa 19.000 miliardi di dollari PPA, diventando quindi la più grande economia mondiale (anche tenendo conto di una solida crescita economica degli Stati Uniti).
Questo sarà ancora più probabile se i nuovi consumatori cinesi metteranno in campo la stessa destrezza che hanno dimostrato altrove. Al di fuori del loro paese infatti i cinesi sono molto intraprendenti e benestanti. La diaspora cinese, che è arrivata in Indonesia, Malesia e molti altri paesi, oltre a Taiwan, conta 55 milioni di persone che nel 1999 godevano di una quota di RNL complessivo di oltre 1.000 miliardi di dollari, circa lo stesso della Cina stessa.
Ci sono altri segnali favorevoli. Data la politica demografica di un unico figlio per famiglia, l’indice di dipendenza, cioè la relazione tra popolazione attiva e popolazione a carico, dovrebbe calare a un livello eccezionalmente basso entro il 2015. Inoltre la Cina si prepara a realizzare ottimi ritorni economici dai suoi investimenti nell’educazione sia maschile che femminile. Entro il 2030 la Cina avrà più abitanti scolarizzati in età lavorativa di quanti ne avranno Europa e Stati Uniti messi assieme.
Emerge però il problema (o almeno come tale è percepito da molti) della competizione sleale della Cina, dovuta al basso costo del lavoro rispetto a paesi che nei mercati globali hanno una posizione più consolidata perché sono arrivati prima, come la Gran Bretagna, l’America e più recentemente il Giappone.

Ma il commercio non dà mai un vantaggio a senso unico: beneficia sia chi compera sia chi vende. Se la Cina trae beneficio da produzioni di gamma bassa, gli altri paesi dovrebbero orientarsi verso attività che offrano analoghi vantaggi, cioè beni e i servizi di fascia più alta e ad alto valore aggiunto. In Europa e Nord America mezzo miliardo di persone traggono vantaggio dalle merci cinesi di basso prezzo e buona qualità, e lo stesso fenomeno ha consentito a un miliardo di cinesi di uscire dalla soglia di povertà.
In virtù della corsa economica che la Cina lascia intravedere anche per il futuro, accompagnata da crescente disparità di distribuzione del reddito, il numero di nuovi consumatori crescerà certamente a ritmi simili a quelli dell’economia (il 7% annuo), arrivando nel 2010 a oltre 600 milioni.