Architettura sostenibile

tratto da

Architettura sostenibile

29 esempi europei di urbanistica

di Dominique Gauzin-Müller

a cura di Marco Moro

2007 - pagine: 260 - euro 56,00 - ISBN 88-89014-00-8

La sostenibilità nelle città europee

stralcio dal capitolo 2 pagina 36

archi.04

L’impegno politico per uno sviluppo sostenibile è stato assunto inizialmente a livello internazionale, nell’ambito di diversi summit delle Nazioni Unite, e quindi a livello europeo. Le strategie nazionali sono state formulate in base ai principi generali e implementate attraverso leggi e regolamenti su questioni quali l’inquinamento dell’aria e dell’acqua e la gestione dei rifiuti. Dopo avere individuato gli obiettivi a livello nazionale, le Regioni hanno il compito di garantirne il raggiungimento a livello locale, applicando criteri ambientali alle decisioni in materia di pianificazione urbana, abitazioni popolari, rete dei trasporti e delle attrezzature pubbliche.
Anche in presenza di leggi e regolamenti adeguati, l’inerzia dei governi centrali a fronte delle nuove realtà ambientali, economiche e sociali ha spesso ostacolato la loro rapida ed efficiente applicazione. Per questi motivi le autorità regionali e i motori di sviluppo locale hanno un ruolo chiave nella concretizzazione dello sviluppo sostenibile. Dopo il summit di Rio le iniziative si sono moltiplicate e un numero crescente di regioni, città, piccoli e medi centri hanno promosso un proprio programma di Agenda 21 locale. Le misure adottate riguardano il consumo di territorio, gli spazi verdi, la qualità dei suoli, la gestione del sistema dei trasporti, la gestione dell’energia, dell’acqua e dei rifiuti, e alcune provvedimenti di carattere sociale. Se è piuttosto semplice confrontare la validità dei provvedimenti in materia di inquinamento idrico ed atmosferico, risulta decisamente più difficile comparare la qualità ambientale delle diverse realizzazioni, dal momento che agli indicatori quantitativi si aggiungono criteri di giudizio del tutto soggettivi. In ogni caso, molti centri urbani europei oggi si fregiano giustamente del titolo di “sostenibile”.

Network europei
Nel 1994, in occasione della prima conferenza sulle città sostenibili ad Aalborg, in Danimarca, ben 84 municipalità si sono impegnate a deliberare un proprio programma di Agenda 21. Oltre all’applicazione dei principi di sostenibilità, il documento prodotto al termine della conferenza sollecitava lo scambio di dati, la costruzione di reti per una reale collaborazione tra i diversi soggetti aderenti al programma, la promozione di progetti pilota e la definizione di una serie di indicatori urbani.
Parallelamente, i 700 membri partecipanti all’Alleanza per il Clima (Klimabündnis) si sono accordati sulle misure da prendere per ridurre le emissioni di CO2 del 50% rispetto ai valori del 1988 entro il 2010. La piccola cittadina austriaca di Mäder (pagg. 60-62) ha aderito all’Alleanza nel 1993; per raggiungere i suoi ambiziosi obiettivi, nel 1988 ha inaugurato la prima scuola ad indirizzo ambientale dell’Austria, ed ha promosso l’uso delle energie rinnovabili all’interno degli edifici pubblici.
Comunicazione e lavoro di squadra sono gli elementi chiave di ogni programma di Agenda 21. Per un’efficace attuazione di misure normative e fiscali è necessario innanzitutto instaurare processi di cooperazione, tenendo conto delle nuove tecnologie e della crescente consapevolezza ambientale nell’opinione pubblica. L’obiettivo è ottenere un consenso diffuso accompagnato da un’assunzione di responsabilità, da parte dei singoli cittadini e delle istituzioni considerate nel senso più ampio del termine (imprese, enti pubblici, gruppi di interesse locali e comunitari). Per ogni singolo caso viene formulata una soluzione divrsa al medesimo problema; il confronto tra queste diverse visioni è un primo passo verso l’individuazione di una cultura comune nell’ambito di realtà urbane differenti. Tutto questo costituisce anche la base per la definizione di una strategia europea indirizzata ad un nuovo equilibrio tra qualità della vita, tutela ambientale e sviluppo economico.
L’Occidente deve assumersi questo responsabilità anche per le nazioni in via di sviluppo. Dal momento in cui nella parte industrializzata del mondo si sviluppano strategie ambientali, questa ha il dovere di trasmettere le proprie tecnologie ed esperienze ai paesi in via di sviluppo. Politiche come quelle per tutela degli ecosistemi, il risparmio energetico, la corretta gestione del ciclo delle acque e dei rifiuti, ad esempio, possono ottenere risultati significativi solo attraverso la cooperazione diretta tra diverse comunità locali.