Architettura sostenibile
29 esempi europei di urbanistica
a cura di Marco Moro

29 esempi europei di urbanistica
a cura di Marco Moro
stralcio dal capitolo 2 pagina 36
Limpegno politico per uno sviluppo sostenibile è stato assunto
inizialmente a livello internazionale, nellambito di diversi summit delle
Nazioni Unite, e quindi a livello europeo. Le strategie nazionali sono state
formulate in base ai principi generali e implementate attraverso leggi e regolamenti
su questioni quali linquinamento dellaria e dellacqua e la
gestione dei rifiuti. Dopo avere individuato gli obiettivi a livello nazionale,
le Regioni hanno il compito di garantirne il raggiungimento a livello locale,
applicando criteri ambientali alle decisioni in materia di pianificazione urbana,
abitazioni popolari, rete dei trasporti e delle attrezzature pubbliche.
Anche in presenza di leggi e regolamenti adeguati, linerzia dei governi
centrali a fronte delle nuove realtà ambientali, economiche e sociali
ha spesso ostacolato la loro rapida ed efficiente applicazione. Per questi motivi
le autorità regionali e i motori di sviluppo locale hanno un ruolo chiave
nella concretizzazione dello sviluppo sostenibile. Dopo il summit di Rio le
iniziative si sono moltiplicate e un numero crescente di regioni, città,
piccoli e medi centri hanno promosso un proprio programma di Agenda 21 locale.
Le misure adottate riguardano il consumo di territorio, gli spazi verdi, la
qualità dei suoli, la gestione del sistema dei trasporti, la gestione
dellenergia, dellacqua e dei rifiuti, e alcune provvedimenti di
carattere sociale. Se è piuttosto semplice confrontare la validità
dei provvedimenti in materia di inquinamento idrico ed atmosferico, risulta
decisamente più difficile comparare la qualità ambientale delle
diverse realizzazioni, dal momento che agli indicatori quantitativi si aggiungono
criteri di giudizio del tutto soggettivi. In ogni caso, molti centri urbani
europei oggi si fregiano giustamente del titolo di sostenibile.
Network europei
Nel 1994, in occasione della prima conferenza sulle città sostenibili
ad Aalborg, in Danimarca, ben 84 municipalità si sono impegnate a deliberare
un proprio programma di Agenda 21. Oltre allapplicazione dei principi
di sostenibilità, il documento prodotto al termine della conferenza sollecitava
lo scambio di dati, la costruzione di reti per una reale collaborazione tra
i diversi soggetti aderenti al programma, la promozione di progetti pilota e
la definizione di una serie di indicatori urbani.
Parallelamente, i 700 membri partecipanti allAlleanza per il Clima (Klimabündnis)
si sono accordati sulle misure da prendere per ridurre le emissioni di CO2
del 50% rispetto ai valori del 1988 entro il 2010. La piccola cittadina austriaca
di Mäder (pagg. 60-62) ha aderito allAlleanza nel 1993; per
raggiungere i suoi ambiziosi obiettivi, nel 1988 ha inaugurato la prima scuola
ad indirizzo ambientale dellAustria, ed ha promosso luso delle energie
rinnovabili allinterno degli edifici pubblici.
Comunicazione e lavoro di squadra sono gli elementi chiave di ogni programma
di Agenda 21. Per unefficace attuazione di misure normative e fiscali
è necessario innanzitutto instaurare processi di cooperazione, tenendo
conto delle nuove tecnologie e della crescente consapevolezza ambientale nellopinione
pubblica. Lobiettivo è ottenere un consenso diffuso accompagnato
da unassunzione di responsabilità, da parte dei singoli cittadini
e delle istituzioni considerate nel senso più ampio del termine (imprese,
enti pubblici, gruppi di interesse locali e comunitari). Per ogni singolo caso
viene formulata una soluzione divrsa al medesimo problema; il confronto tra
queste diverse visioni è un primo passo verso lindividuazione di
una cultura comune nellambito di realtà urbane differenti. Tutto
questo costituisce anche la base per la definizione di una strategia europea
indirizzata ad un nuovo equilibrio tra qualità della vita, tutela ambientale
e sviluppo economico.
LOccidente deve assumersi questo responsabilità anche per le nazioni
in via di sviluppo. Dal momento in cui nella parte industrializzata del mondo
si sviluppano strategie ambientali, questa ha il dovere di trasmettere le proprie
tecnologie ed esperienze ai paesi in via di sviluppo. Politiche come quelle
per tutela degli ecosistemi, il risparmio energetico, la corretta gestione del
ciclo delle acque e dei rifiuti, ad esempio, possono ottenere risultati significativi
solo attraverso la cooperazione diretta tra diverse comunità locali.