Saggistica

tratto da

Piano B

Una strategia di pronto soccorso per la Terra

di Lester R. Brown

2004 - pagine: 228 - euro 16,60 - ISBN 88-89014-02-4

Una scuola che sfama

stralcio dal capitolo 10

Piano B

Da oltre 50 anni, ogni bambino che frequenti le scuole pubbliche negli Stati Uniti ha accesso alla mensa scolastica, che garantisce ogni giorno un pasto sano. George McGovern e Robert Dole, entrambi ex membri della commissione agricola al Senato, ritengono che questo sistema dovrebbe essere esportato nei paesi poveri del pianeta.
Negli Stati Uniti il progetto fu avviato nel 1964, in gran parte come risposta ai dati accumulati durante la guerra che dimostravano come un terzo dei giovani statunitensi fosse in condizioni fisiche non idonee al servizio militare, soprattutto a causa di un’alimentazione non adeguata. Guardando indietro, dopo 56 anni non c’è alcun dubbio riguardo ai benefici del fornire a livello nazionale un servizio di mensa scolastica. McGovern scrive che poco dopo essere diventato direttore del progetto Food for Peace all’inizio degli anni ’60, la University of Georgia lo interpellò per informarlo che per lo sviluppo del Sud la mensa scolastica aveva fatto più di qualsiasi altro progetto federale.
In altri paesi l’importanza del sistema della mensa scolastica è ancora maggiore di quella che ha avuto negli Stati Uniti, perché qui i bambini sono più denutriti. I piccoli che soffrono la fame e sono malati perdono molti giorni di scuola e hanno comunque maggiori difficoltà di apprendimento. Jeffrey Sachs, direttore dell’Earth Institute presso la Columbia University, afferma che “i bambini con problemi di salute hanno spesso davanti una vita in cui la loro produttività è limitata, a causa delle frequenti assenze da scuola, della condizione di svantaggio fisico e dei deficit cognitivi”. Ma quando il sistema della mensa scolastica viene introdotto in paesi a basso reddito accade che le presenze nelle scuole salgono improvvisamente, la capacità di concentrazione dei bambini aumenta, le loro prestazioni migliorano. E, in generale, mentre diminuiscono i giorni di assenza, aumentano gli anni di frequenza scolastica.

La ragazze sono quelle che traggono i vantaggi maggiori. Attratte a scuola dalla mensa finiscono col restarci più a lungo, sposarsi più tardi e avere meno figli. Si stima che adottare questo sistema nei 44 paesi a reddito più basso comporterebbe per i progetti contro la fame dell’ONU una spesa aggiuntiva di circa 6 miliardi di dollari l’anno. Solo un quarto di questa cifra, cioè un miliardo e mezzo di dollari, dovrebbe essere stanziato dagli Stati Uniti, mentre gli altri paesi del mondo avanzato coprirebbero il resto.
George McGovern aggiunge anche che un programma per la salute materno-infantile come il WIC (Women, Infants and Children) statunitense, che offra supplementi dietetici alle gravide e alle puerpere dovrebbe essere esteso ai paesi poveri. Con 25 anni di esperienza alle spalle, è chiaro che il WIC ha avuto un enorme successo nel migliorare lo stato nutrizionale, la salute e lo sviluppo dei bambini di età prescolare nelle classi disagiate. Se venisse esportato per raggiungere le gravide, le puerpere e i piccoli nei 44 paesi più poveri del mondo, contribuirebbe a eliminare la fame tra i bambini in uno stadio della loro crescita in cui questo può fare una grande differenza.
Queste iniziative comportano certamente dei costi, che però sono nulla in confronto alle perdite annuali in produttività determinate dalla malnutrizione. McGovern e Dole hanno lavorato insieme per creare il George McGovern-Robert Dole International Food for Education and Child Nutrition Act. Hanno insistito perché 5 miliardi di dollari dei 40 stanziati dal Congresso degli Stati Uniti per la lotta al terrorismo venissero destinati alle agenzie dell’ONU e alle organizzazioni non governative per affiancarle nella guerra contro la fame. Essi riconoscono che un’alimentazione più adeguata non potrà da sola porre fine al terrorismo, ma sono convinti che questa iniziativa possa contribuire a “prosciugare i pozzi di fame e di disperazione ai quali il terrorismo può facilmente attingere per le sue attività di proselitismo”.
Anche lasciando da parte i vantaggi strategici che di cui godrebbero gli Stati Uniti e gli altri paesi avanzati per il miglioramento delle condizioni di nutrizione e di salute tra i giovani dei paesi poveri, un motivo per abolire la fame è che non è più sostenibile. In un mondo dove enormi ricchezze si accumulano nelle fasce di popolazione ricche non ha senso che i bambini vadano a scuola affamati. Per citare il presidente Franklin D. Roosvelt: “La prova del nostro progresso non è l’aumento di beni e benessere tra coloro che già ne possiedono, ma l’estensione degli stessi tra coloro che ne hanno troppo pochi”.