Saggistica

tratto da

Piano B

Una strategia di pronto soccorso per la Terra

di Lester R. Brown

2004 - pagine: 228 - euro 16,60 - ISBN 88-89014-02-4

Soccombere ai problemi del pianeta

stralcio dal capitolo 6

Piano B

Uno dei maggiori rischi di questo secolo è che i governi si trovino a essere sopraffatti dalle sfide che stanno emergendo. Oggi, con alle spalle qualche decennio di una crescita demografica senza precedenti, si può iniziare a vederne gli effetti. Non sorprende che molti governi stiano mostrando i segni dello sforzo di far fronte all’espansione demografica. Esauriti nell’impresa di sostenere le conseguenze del rapido moltiplicarsi del numero degli abitanti, i governi di alcuni paesi non sono in grado di reagire a nuove minacce, come l’epidemia di HIV, la crisi degli acquiferi e la fame di terra.
Una delle prime grandi prove a cui le capacità dei governi sono state sottoposte è stata l’epidemia di HIV. Molti governi si sono mossi prontamente per contenere la diffusione del virus una volta identificato, riuscendo a mantenere i tassi di infezione tra gli adulti al di sotto dell’1%. Ma molti altri, soprattutto nel continente africano, hanno fallito in questo intento, con il risultato che, nel corso del prossimo decennio, i paesi con i tassi di infezione più alti perderanno probabilmente quasi la metà della propria popolazione adulta. Gli abitanti di alcuni stati africani stanno diminuendo, non a causa di una riduzione della fertilità ma a causa dell’aumento della mortalità. Come sottolineato in precedenza, questo incremento dei decessi segna una tragica inversione della tendenza demografica mondiale, mentre l’impensabile diventa realtà.
Così come molti paesi hanno fallito nel fronteggiare la crescente incidenza di infezioni da HIV, molti altri si stanno dimostrando incapaci di rispondere alla riduzione delle risorse idriche. Questi paesi si troveranno forzatamente in una condizione in cui le richieste di acqua sono eccessive e le falde acquifere esaurite, ma subito dopo dovranno affrontare il declino della produzione di cibo.
In un numero indefinito di altri paesi la continua espansione demografica sta riducendo, a un livello nettamente inferiore a quello della sopravvivenza, la quota individuale di terreno coltivabile. Per quanto strenuamente lavorino, queste popolazioni non riusciranno a cavarsela: andranno incontro alla fame e a un aumento della mortalità, oppure si aggregheranno alle folle crescenti di persone che migrano verso le città, dove forse avranno qualche probabilità di trovare un lavoro o da mangiare.
Continuando di questo passo e permettendo alle tensioni sociali di crescere, l’esperienza di conflitto civile di vasta portata del Rwanda potrebbe diventare davvero un rischio diffuso. Quasi sicuramente ci saranno altri gruppi di persone spinti alla violenza dallo stato di silenziosa disperazione in cui versano e dalla perdita di ogni speranza.
I paesi in via di sviluppo che si sono precocemente impegnati nel contenimento della natalità e sono riusciti a realizzare il loro obiettivo, come la Corea del sud, Taiwan e la Thailandia, stanno progredendo rapidamente. Altri che stanno già raggiungendo il limite di sfruttamento delle proprie risorse agricole e idriche e le cui popolazioni sono destinate a espandersi ancora, possono trovarsi di fronte a una caduta degli standard di vita, che a sua volta può accrescere ulteriormente il tasso di fertilità già diffusamente alto. Questo meccanismo di rinforzo, definito dagli esperti “trappola demografica”, potrebbe mantenere gli standard di vita a livelli di sopravvivenza e possibilmente portare a un aumento della mortalità nel momento in cui le fondamenta delle risorse agricole e idriche si sgretolano e la produzione alimentare cala. Tra i paesi che rischiano di rimanere intrappolati, se non operano tempestivamente un controllo della crescita demografica, vi sono Afghanistan, Etiopia, Ghana, Haiti, Honduras, India, Myanmar, Nigeria, Pakistan, Sudan, Tanzania e Yemen.

I cambiamenti climatici si stanno dimostrando una sfida schiacciante per tutti i governi, sia per quelli dei paesi industrializzati sia per quelli dei paesi in via di sviluppo. Una sola nazione, l’Islanda, ha adottato una strategia per eliminare il consumo di combustibili fossili e quindi ridurre a zero le sue emissioni di carbonio. In contrasto con i problemi appena discussi, dei cambiamenti climatici sono responsabili principalmente i paesi avanzati, anche se gli effetti si manifestano ovunque.47
Che cosa succede quando i popoli perdono la fiducia nei propri governi? Il rischio, in periodi di tensioni sociali estreme, è che gli stati ne escano perdenti e che il potere passi nelle mani di demagoghi. E’ diffusa la tendenza a dare per scontato che nel mondo moderno non possano verificarsi dei tracolli sociali, ma questa è un’illusione pericolosa. Non si sa quali reazioni psicologiche potrebbero scaturire dalla nozione che siamo stati noi a innescare la fusione dei ghiacci della Groenlandia e che non siamo in grado di fermarla. E neppure si possono immaginare le ripercussioni politiche che si verificherebbero se la Corrente del golfo improvvisamente deviasse verso sud lasciando l’Europa occidentale con un clima di tipo siberiano.
Una volta avvenute determinate modificazioni del clima e superato il livello di guardia delle falde acquifere, potrebbero verificarsi trasformazioni repentine e imprevedibili. Che riguardino le correnti oceaniche, l’andamento delle precipitazioni piovose, lo stato dei ghiacci o il trend dei prezzi dei cereali, questi mutamenti potrebbero lasciarsi alle spalle un mondo disorientato e spaventato. Sapranno le nostre istituzioni politiche, che non possono prevenire cambiamenti di così vasta scala, affrontarli nel momento in cui si verificheranno? L’unica cosa certa, adesso, è che è arrivato il momento di passare al Piano B.