Saggistica

tratto da

Italia 2020

Energia e ambiente dopo Kyoto

di Istituto Sviluppo Sostenibile Italia

a cura di Paolo Degli Espinosa

2006 - pagine: 288 - euro 20,00 - ISBN 88-89014-37-0

I settori industriale e civile: misure sull'efficienza energetica

stralcio

Per rispettare l’obiettivo di Kyoto sono state messe in atto una serie di decisioni che riguardano due delibere Cipe, un Piano nazionale per la riduzione delle emissioni di gas serra e l’adesione al sistema europeo di Emissions Trading. La prima delibera Cipe, approvata nel 1998 subito dopo l’adozione del Protocollo di Kyoto, individuava una distanza dall’obiettivo di circa 95-112 Mton di CO2 (quota comprensiva dei meccanismi flessibili previsti dal Protocollo) e prevedeva al 2010 per i settori industriale e civile una riduzione di 24-29 Mton di CO2.

La seconda delibera Cipe del 2002 e il relativo Piano nazionale di riduzione (Pnr) definivano uno scenario tendenziale al 2010 comprensivo di tutte le misure già avviate o comunque decise al 30 giugno 2002 e uno scenario di riferimento che teneva conto delle misure individuate o non ancora decise. La delibera valorizzava i “pozzi di assorbimento nazionali”, i cosiddetti sink, e definiva una lista di opzioni per ulteriori misure di riduzione delle emissioni da valutare in base a un criterio di costo-efficacia. Il processo individuato dalla delibera prevedeva infine un ricorso ai meccanismi flessibili per un valore di circa il 50%. (...)

Nel 2004 le emissioni nazionali di gas serra sono aumentate rispetto al 1990 del 13%, anziché essere ridotte come prescrive l’obiettivo nazionale del 6,5%. La distanza da Kyoto è quindi del 21% con un gap da coprire di circa 100,5 Mton CO2 eq. Anche nel 2004 rispetto al 2003 le emissioni sono aumentate di circa l’1%.

Gli ultimi aggiornamenti degli scenari del nuovo Piano di allocazione delle emissioni e della revisione della delibera Cipe del 2002 confermano la distanza dell’Italia dall’obiettivo di Kyoto.

Per rispettare l’obiettivo di Kyoto l’impegno economico è consistente. Le vie da seguire sono essenzialmente tre: effettuare sul territorio nazionale misure di riduzione, ricorrere ai meccanismi flessibili del Protocollo (Joint Implementation e Clean Development Mechanism) e acquistare crediti attraverso fondi internazionali, quali l’Italian Carbon Fund presso la Banca Mondiale. A questi si associa il recente mercato delle emissioni, istituito nell’ambito dell’Unione europea.

Una strategia che preveda un maggiore utilizzo delle misure nazionali (fino all’80%), se da un lato implica investimenti più consistenti, dall’altro rappresenta un’opportunità di modernizzazione del sistema prodttivo con un aumento del reddito dell’industria energetica e una sua proiezione verso i nuovi mercati internazionali delle tecnologie del rinnovabile e dell’efficienza energetica.

Per il settore civile si riscontra un aumento delle emissioni serra dal 1990 al 2004 di circa l’8%, anche se nell’ultimo anno si è registrata una lieve flessione. Per il settore industriale la situazione è migliore, perché nello stesso periodo di riferimento si è registrata una lieve diminuzione di circa l’1,4%.

Si rendono dunque necessari interventi sia sul lato dell’offerta sia sul lato della gestione della domanda energetica. Considerando il lato della domanda energetica, l’Italia ha messo in atto, un sistema normativo e di incentivazione molto avanzato, che tuttavia necessita ancora di essere reso pienamente operativo per essere efficace.

Tra le recenti misure adottate nel settore, particolare rilevanza rivestono i decreti sull’efficienza energetica del luglio 2004, con i quali sono stati definiti gli impegni annuali di risparmio energetico posti a carico dei distributori di energia elettrica e gas.

Tali decreti impongono obiettivi pari a 2,9 Mtep di risparmio energetico da conseguirsi al termine del primo quinquennio di applicazione 2005-2009. Associato ai decreti sull’efficienza energetica, nel 2005, è partito il sistema dei certificati bianchi, che permette di vendere quote di “pacchetti di risparmio energetico”. Inoltre, sempre nel 2005, è iniziato il sistema del mercato delle quote di emissioni di anidride carbonica. Entrambi questi sistemi coinvolgono sia il settore civile sia il settore industriale.

Da notare che nella metodologia ufficiale del calcolo delle emissioni, le riduzioni dovute a interventi di risparmio di energia elettrica sono conteggiate nel settore sorgente dell’industria energetica. In questa valutazione gli effetti di riduzione delle emissioni dovuti agli interventi nel settore civile e industriale, per omogeneità con le delibere Cipe, vengono addebitati, anche per la quota elettrica, ai due settori. Inoltre gli effetti complessivi di riduzione delle emissioni vengono addebitati per il 60% al settore civile e per il 40% a quello industriale.