Saggistica

tratto da

Autonomia energetica

Ecologia, tecnologia e sociologia delle risorse rinnovabili

di Hermann Scheer

2006 - pagine: 256 - euro 20,00 - ISBN 88-89014-38-5

I costi del nucleare

stralcio

Per illustrare i presunti vantaggi economici dell’energia nucleare si finge di dimenticare che tutta la filiera economica era ed è basata su una macchina politica di sovvenzioni e privilegi di prim’ordine. Accanto all’esenzione fiscale dei combustibili nucleari e alla mancata assunzione di responsabilità, i costruttori di centrali nucleari ottengono crediti privilegiati e spesso anche finanziamenti di entità sconosciuta. La EdF, che produce l’85% dell’energia elettrica con le centrali nucleari, è una delle aziende più indebitate del mondo e soprattutto per ragioni “nucleari”. Nel periodo compreso tra gli anni 50 e il 1973, i governi OCSE hanno speso più di 150 miliardi di dollari (in valuta corrente) per la ricerca e lo sviluppo nel campo dell’energia nucleare, mentre non hanno investito quasi nulla sulle energie rinnovabili. Dal 1974 (ovvero da quando l’IAEA rileva i dati) al 1992 hanno speso 168 miliardi di dollari e solo 22 miliardi di dollari per le energie rinnovabili. Tutto ciò senza contare le generose erogazioni dell’UE a favore dell’atomo, mentre le cifre francesi sono tuttora segrete. Insieme ai finanziamenti dei paesi non OCSE, in primo luogo gli ex paesi oltrecortina, i contributi complessivi a livello mondiale ammontano ad almeno 1.000 miliardi di dollari; quelli per le energie rinnovabili negli ultimi 30 anni non superano i 40 miliardi di dollari, compresi i programmi di introduzione sul mercato. Nella sola Germania, dagli anni 50 in poi l’energia nucleare è stata sovvenzionata con i seguenti importi: circa 20 miliardi di euro per la costruzione di reattori sperimentali e di ricerca; 9 miliardi per progetti falliti come il reattore veloce, il reattore ad alta temperatura e l’impianto di ritrattamento; 14,5 miliardi per fermare i reattori, decostruirli, smantellarli, risanare i depositi e per i depositi finali delle scorie; 20 miliardi di mancate entrate per il Fisco per le riserve esenti previste nel deposito finale delle scorie radioattive. Non sono quantificate le misure di polizia e di ordine pubblico, le spese per gli istituti universitari e il finanziamento dei centri di ricerca.

(...)

Esistono almeno altre sei ragioni contro un futuro all’insegna dell’energia nucleare:

  • Il problema dell’acqua. L’enorme fabbisogno idrico dei reattori per la produzione di vapore e per il raffreddamento è in concorrenza con il fabbisogno di acqua della popolazione mondiale, in continua crescita.
  • La scarsa efficienza. Il calore residuo delle centrali nucleari è poco adatto alla cogenerazione a causa dei costi elevati del teleriscaldamento. Quella nucleare è perciò la fonte energetica con le minori possibilità di ottimizzazione dell’efficienza.
  • La pericolosità. Con il rischio di “nuove guerre”, non più fra stati ma fra culture, aumenta in tutto il mondo il pericolo del terrorismo nucleare, e non solo quello di attacchi aerei contro i reattori.
  • Il sistema energetico sbagliato. Le centrali nucleari sono investimenti ad alta intensità di capitali, quindi la loro costruzione è in contraddizione con la liberalizzazione dei mercati dell’energia elettrica con tempi di ammortamento brevi.
  • La prospettiva incerta dei depositi finali delle scorie. Le scorie radioattive devono essere stoccate in modo sicuro per 100.000 anni. Quale sistema politico è in grado di fornire garanzie per una tale durata, visti i sempre maggiori rischi di destabilizzazione sociale?

• L’insidiosa contaminazione radioattiva. Nessuno è in grado di stimare a lungo termine l’impatto di contaminazioni radioattive anche basse sulla natura e sull’uomo. Il rischio aumenta con l’aumentare delle centrali nucleari in esercizio.