Saggistica

tratto da

Autonomia energetica

Ecologia, tecnologia e sociologia delle risorse rinnovabili

di Hermann Scheer

2006 - pagine: 256 - euro 20,00 - ISBN 88-89014-38-5

L'autonomia delle energie rinnovabili

stralcio

I programmi di successo per introdurre le energie rinnovabili sono riconducibili a strategie politiche autonome, oppure a quelle che hanno promosso una piattaforma per un’azione autonoma degli investitori. Al contrario, tutte le concezioni che puntano a un inserimento nell’industria energetica sono state fallimentari: esse di fatto hanno voluto solo riconoscere la priorità delle strutture energetiche tagliate sulla misura delle energie convenzionali.

Le prove del successo delle strategie che sfruttano le autonomie politiche e favoriscono le iniziative economiche autonome sono lampanti: i pochi paesi che, indipendentemente dall’esito delle trattative internazionali, hanno avviato le energie rinnovabili, hanno sortito più effetti di qualità rispetto a ogni altro tentativo internazionale di un’azione politica integrata. E non è un caso che siano state soprattutto le città, con una decisione autonoma, a favorire le primissime iniziative, proprio perché non sono così incasellate quanto i governi nel “complesso politico-energetico-economico”. Sorprende, in Germania o in Austria, il grande numero di piccole città o di province che puntano o hanno già raggiunto il traguardo della completa autonomia energetica a livello comunale. Senza la “retribuzione con copertura dei costi” per l’immissione in rete dell’energia solare – introdotta negli anni 90 in più di 30 città tedesche, a partire da Aquisgrana, e promossa dall’associazione locale che promuove il solare e dallo Spiritus Rector Wolf von Fabeck – non ci sarebbe stata alcuna possibilità di lanciare nel 1999 il programma del Governo dei 100.000 tetti e nemmeno il successivo massiccio aumento del compenso per l’elettricità di origine solare, previsto dalla legge LER del 2000. Le iniziative comunali possono quindi spianare la strada a una legge generale. Se le città più avanzate avessero chiesto, prima di agire, la consulenza scientifica di periti che verificassero i costi comparativi dei progetti rispetto ad altri progetti teorici in altri luoghi, probabilmente nessuna di queste iniziative sarebbe mai decollata. Probabilmente i progetti comunali non sono sempre stati “efficienti sul versante dei costi”, ma hanno invece migliorato la qualità della vita nei comuni e creato posti di lavoro locali e regionali.

I precursori imprenditoriali nella produzione di tecnologia nel campo delle energie rinnovabili sono di norma dei neofiti e non industrie energetiche tradizionali, i cui rapporti d’affari con la clientela non ammettono evidentemente iniziative solitarie su terreni inesplorati. Fra i gestori degli impianti ad energia rinnovabile, la situazione è analoga: in Germania a partire dall’entrata in vigore della LER, più del 95% degli investimenti proviene da gestori privati o da aziende municipalizzate. Benché le industrie energetiche si lamentino di continuo che la legge permette investimenti senza rischi con guadagni interessanti, non sono saliti su questo treno. Solo il 23% (9.750 MW dei 42.400 MW complessivi) di tutta la capacità eolica installata nel mondo al 2004 è in mano a grandi industrie energetiche.

L’attenzione strategica per affermare le energie rinnovabili si deve perciò concentrare su tre punti:

  • su una disponibilità indipendente e diffusa anziché verso una concentrazione in siti internazionali particolarmente “convenienti”, come ad esempio nel “sun belt” del globo;
  • sulla decentralizzazione politica anziché su istituzioni internazionali e sulla “armonizzazione del mercato”;
  • sulla promozione di investimenti autonomi anziché sulle pianificazioni statali ed economico-energetiche degli investimenti.