Annuari

tratto da

Rapporto Ecomafia 2007

I numeri e le storie della criminalità ambientale

di Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente

2007 - pagine: 400 - euro 20,00 - ISBN 978-88-89014-45-5

Il “sistema illegale” nella gestione dei rifiuti

stralcio

a cura della Direzione Investigativa Antimafia

 

L'attività connessa alla gestione dei rifiuti, in particolare a quelli industriali (tossici e nocivi), rappresenta uno dei settori di intervento di maggiore interesse per le organizzazioni criminali, in quanto, a differenza dei rifiuti solidi urbani, che sono di difficile occultamento per il maggior volume dei materiali, quelli industriali offrono la possibilità di realizzare profitti più consistenti e implicano l'utilizzazione di invasi o discariche più piccole e facilmente occultabili.

Le violazioni alla normativa in tema di smaltimento dei rifiuti sono frutto di un "sistema illegale" nel quale sono coinvolte, a vari livelli del ciclo non solo le organizzazioni criminali, ma anche i titolari dei siti di destinazione finale (discariche o centri di recupero ambientale) e i cosiddetti "colletti bianchi", che — come confermato dall'operazione "Green", di seguito meglio illustrata, condotta a termine dal Centro operativo Dia di Napoli — sono stati motivati dal proposito di contenere al massimo i costi, dettati dalla normativa vigente per la tutela dell'ambiente.

Il coinvolgimento nelle attività illecite — praticabili nel settore dello smaltimento rifiuti — di imprenditori o faccendieri che da anni operano nel settore de quo, già in passato coinvolti in analoghe indagini, ha messo in evidenza che il rapporto tra le organizzazioni criminali e il mondo imprenditoriale non è più fondato sull'estorsione e sul ricatto, ma si sta evolvendo a causa del tentativo da parte dei primi di creare un rapporto di tipo "simbiotico" con i secondi, al fine di poter trarre un vantaggio comune.

Infatti, in passato, il pagamento di una "tangente", spesso periodica, a esponenti criminali, induceva a ritenere l'imprenditore vittima del clan, mentre le indagini più recenti hanno evidenziato che quelle dazioni di denaro spesso vanno considerate alla stregua di "contributi associativi", correlati a un aumento del volume di affari conseguente alla aggiudicazione di gare d'appalto, in virtù dell'illecita interferenza delle organizzazioni criminali.

I cospicui guadagni, assicurati dall'illecito smaltimento dei rifiuti, favoriscono le intese tra organizzazioni criminali di diversa origine territoriale, che si accordano ponendo ognuna al servizio dell'altra le proprie strutture.

In Campania il problema dell'illecito smaltimento dei rifiuti si propone da molto tempo; ciò ha fatto sì che le vecchie discariche siano in gran parte esaurite e che la costruzione di nuove strutture sia di difficile realizzazione per la mancanza di territori disponibili e di comuni disposti ad accettarle.

Tutto ciò determina una situazione particolarmente delicata che necessita di un attento monitoraggio, specie nel controllo delle procedure di smaltimento dei rifiuti, al fine di far rispettare la normativa di settore, la cui elusione potrebbe causare gravi problemi per la salute pubblica, in particolar modo se i rifiuti altamente tossici — nonostante la loro natura li renda incompatibili con la destinazione al recupero — vengono convogliati presso centri di recupero ambientale attraverso la falsificazione dei moduli cartolari che li accompagnano.

In alcuni casi, le investigazioni hanno dimostrato che le società preposte allo smaltimento dei rifiuti pericolosi si limitano a una trasformazione degli stessi in modo puramente nominale e cartaceo, formando falsi certificati di analisi, e lo smaltimento finale avviene su terreni non adibiti a discarica o addirittura in mare, come registrato, nel primo caso, in provincia di Caserta e, per la seconda ipotesi, in Puglia.

In altre occasioni è emerso che le ditte incaricate dello smaltimento ricevevano nell'impianto fanghi di depurazione con caratteristiche difformi da quelle previste e, senza sottoporli al regolare processo di compostaggio, li rivendevano come fertilizzante per terreni agricoli.

Si evidenzia, inoltre, che in alcune circostanze imprenditori onesti hanno denunciato il mancato rispetto delle procedure di smaltimento, indicando, come indizio di fraudolenta attività di smaltimento, l'eccessivo ribasso dei costi, inferiori al 50% rispetto a quelli di mercato, insufficienti a coprire perfino le spese di trasporto.

Per quanto riguarda le investigazioni giudiziarie in tale delicato settore, questa direzione ha condotto, nell'anno appena trascorso, la succitata operazione "Green", relativa alle infiltrazioni della camorra nel settore dello smaltimento dei rifiuti tossici in Campania.

Nell'ambito di tale operazione, nel gennaio 2006, è stato tratto in arresto un noto imprenditore campano operante nel settore dello smaltimento dei rifiuti, per i reati di estorsione continuata, aggravata dal metodo mafioso e dalle finalità di agevolare gli interessi patrimoniali del "clan dei Casalesi", nonché di concorso in associazione di tipo mafioso.

A conclusione dell'operazione in argomento sono stati rinviati a giudizio, in stato di libertà, nello stesso mese di gennaio, altri 19 soggetti ed è stato, altresì, disposto il sequestro preventivo di numerosi beni immobili, per un valore stimato di circa 30 milioni di euro, siti in Napoli, Caserta, Latina e Roma, intestati alla figlia dell'imprenditore indagato, poiché ritenuti provento di riciclaggio dei grandi introiti illeciti derivanti dallo smaltimento dei rifiuti realizzato con la collaborazione del "clan dei Casalesi".

Nell'ambito del medesimo procedimento penale, il Centro operativo Dia partenopeo, in collaborazione con il Noe dell'Arma dei Carabinieri di Napoli, ha dato esecuzione, nel gennaio 2006, a un'ulteriore ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di 14 soggetti, ritenuti responsabili di associazione per delinquere e illecito smaltimento di rifiuti.

Sempre relativamente a reati connessi all'illecito smaltimento dei rifiuti, il Centro operativo Dia di Messina ha condotto articolate indagini, nell'ambito dell'operazione "Smalto", che ha portato, nell'ottobre 2006, l'autorità giudiziaria locale a chiedere il rinvio a giudizio di 17 persone, di cui 11 tratte in arresto da personale di questa direzione nel marzo 2005.

Infatti, la complessa e articolata attività investigativa esperita da questa direzione ha consentito di accertare come le persone in questione procedessero in maniera sistematica all'accaparramento delle risorse finanziarie pubbliche per il controllo di attività economiche, appalti e servizi in materia ambientale, specie nel settore della raccolta e gestione dei rifiuti, avvalendosi della forza di intimidazione del vincolo associativo e realizzata poi con il ricorso alla violenza e alla minaccia.

Da ultimo si segnala l'operazione "Arcangelo", condotta dal Centro operativo Dia, di Catania, nell'ambito della quale, nel luglio 2006, sono state deferite all'autorità giudiziaria 5 persone perché responsabili dell'organizzazione clandestina di corse di cavalli.