Case ecologiche
I principi, le tendenze, gli esempi
I principi, le tendenze, gli esempi
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Portare il tema della sostenibilità del costruire alla scala della casa, anzi, della casa unifamiliare, vale a dire della più comune e intelleggibile espressione dell’abitare, è chiaramente un’operazione che presenta qualche rischio. Perché, come del resto sostiene la stessa autrice, la casa unifamiliare è per certi versi l’immagine stessa della insostenibilità dei nostri modelli abitativi: troppo suolo, troppa energia e troppi materiali utilizzati per soddisfare i bisogni, ma spesso anche le aspirazioni di status e i desideri, di troppo poche persone.
Di fatto però, l’abitazione unifamiliare è una tipologia edilizia capillarmente diffusa sulla superficie del pianeta. Indagare come anche in questo ambito si stiano sperimentando modi di rendere meno oneroso per l’ambiente il nostro modo di abitare è interessante, perché rivela l’esistenza di un’attenzione ampiamente diffusa dal punto di vista della localizzazione geografica. Data la tipologia edilizia su cui si indaga, non c’è invece molta trasversalità dal punto di vista sociale. Il campione risulta, in questa ottica, piuttosto omogeneo: diverse sono le case di proprietà degli stessi progettisti, e per il resto la clientela appartiene in prevalenza a strati sociali medio-alti. Che per la casa unifamiliare, e per la casa unifamiliare sostenibile in particolare, il cliente privato provenga ancora e in massima parte da queste aree della società, si tratti dell’emergente classe dei “new consumers” indiani o cinesi o della borghesia progressista centro-eruopea, è pressoché ovvio.
Dal punto di vista dei progetti, invece, il panorama che emerge dalla ricerca di Dominique Gauzin Müller è di una ricchezza e varietà insospettata e rivela come all’approccio “sostenibile” all’architettura non corrisponda affatto un linguaggio uniforme. Al contrario: è la diversità il tratto caratterizzante degli esempi raccolti in giro per il mondo dall’autrice, il che conferma come parlare di architettura sostenibile significa parlare di un cambiamento di paradigma, non di un “nuovo stile” o di una nuova moda legata a particolari gadget tecnologici o al solo imperativo dell’efficienza energetica.
Tra opere di star dell’architettura e di professionisti meno conosciuti, l’autrice individua alcune tendenze entro le quali si può definire il campo d’azione del progetto sostenibile contemporaneo. Un campo che, secondo Dominique Gauzin, si estende tra gli estremi di un approccio codificato dai sistemi di valutazione e di un pensiero progettuale più intuitivo, improntato dalla visione olistica del processo costruttivo. All’interno dell’ambito definito da questi due atteggiamenti, quasi antitetici, si trovano una serie di percorsi culturali che di volta in volta mettono in evidenza uno o più elementi dei molti che confluiscono in ciò che si definisce “progetto sostenibile”: l’attenzione al contesto, la valorizzazione di materiali e saperi locali, le intelligenti strategie per ridurre i consumi energetici e utilizzare le risorse naturali, e così via.
Ma attraverso le pagine di questo volume ci si rende conto che architettura sostenibile non è solo questione di kWh/mq/anno, non è solo sperimentazione di materiali innovativi o di recupero di materiali antichi, ma anche, naturalmente, di bellezza. Sostiene Alain De Botton nel suo accattivante saggio Architettura e felicità (Guanda, 2006): “La creazione della bellezza, che un tempo era considerata il compito primario dell’architetto, è scomparsa dai discorsi dei professionisti, trasformandosi in un confuso imperativo privato”. Nei progetti presentati in questo volume la bellezza non è certo il rispetto di qualche canone stilistico, non è tanto nell’adesione a questa o quella tendenza (che pure avviene). Il vero tratto unificante di architetture tanto diverse è una bellezza che deriva dai valori che i progettisti hanno posto alla base del loro lavoro.
Il rispetto per la natura, la volontà di esserne parte integrante che traspare dall’abitazione realizzata da Olavi Koponen è parte dello stesso sistema di valori che produce la “ruvida” estetica della casa-studio londinese di Sarah Wigglesworth. A mettere in contatto i tronchi squadrati della casa “tirolese ma senza tirolesi in pantaloncini di cuoio” di Antonius Lanzinger con la leggerezza, l’apparenza quasi provvisoria, del cottage sulla spiaggia di Pedro e Lua Nitsche è la profonda consapevolezza dell’importanza di ogni singola scelta progettuale rispetto agli equilibri ambientali.
Questa idea di bellezza può tornare ad essere oggetto esplicito dell’attività dell’architetto. Torna ad essere qualcosa di comunicabile, proprio perché trae sostanza da un sistema di valori comprensibile, condivisibile, necessario. Che non pone alcun limite alla possibilità di sperimentare i linguaggi più diversi, ma costituisce una forte radice comune a cui riferire ogni percorso di ricerca.
Nel libro il nostro paese è rappresentato dalla casa sul Lago Maggiore di Pietro Carmine, un edificio affascinante quanto poco conosciuto, ma ben noto a chi da tempo ha rivolto la propria attenzione al di fuori del circuito chiuso dei grandi media dell’architettura. La sua inclusione tra i progetti selezionati dall’autrice è diventata, durante il “farsi” del libro, un omaggio al progettista, recentemente scomparso.
Pietro Carmine è stato un pioniere, portatore di un approccio coraggioso e radicale al problema di un costruire sano e in armonia con l’ambiente. La casa di Cannero spicca per la magistrale coniugazione tra linguaggio contemporaneo e utilizzo dei materiali della tradizione locale, che ne fanno (oltre che una bella casa) un esemplare esercizio di integrazione nel paesaggio. Una testimonianza importante che oggi inizia a trovare eco nelle opere di alcuni progettisti italiani.
In questo contesto di sempre maggiore interesse, anche editoriale, i libri di Dominique Gauzin Müller sono ormai un piccolo caso internazionale. Come il precedente volume Architecture écologique, pubblicato in almeno 6 lingue, anche questa rassegna di case unifamiliari è stata subito tradotta – a partire dall’originale francese edito da Le Moniteur – in inglese e tedesco da Birkhäuser-Springer e in spagnolo da Editorial Gustavo Gili. Vale a dire due tra i marchi editoriali più prestigiosi a livello internazionale nell’ambito delle discipline del progetto. Edizioni Ambiente, che di queste opere è l’editore italiano, ha una storia molto diversa dai grandi nomi citati sopra. Non è un editore di architettura, ma una struttura che dedica il proprio lavoro alla documentazione delle molteplici letture che delle tematiche ambientali vengono effettuate nei diversi settori dell’attività umana, alla luce della prospettiva tracciata dal concetto di sviluppo sostenibile. La capacità di Dominique Gauzin-Müller di ricostruire con chiarezza il nuovo contesto dell’architettura e dell’edilizia, definito anch’esso dall’orizzonte della sostenibilità, ci ha indotti a questo ampliamento del nostro ambito d’intervento. Un tassello così importante non poteva mancare nella nostra ricostruzione del complesso mosaico con cui si rende leggibile il volto della sostenibilità “messa in opera”.
Nella produzione di Edizioni Ambiente, ai volumi dedicati al progetto si affiancano i manuali che illustrano nel dettaglio le opzioni tecnologiche a disposizione di una cultura progettuale che trova nelle architetture selezionate dall’autrice espressioni tuttora d’avanguardia. Entrambi gli strumenti, manuali e rassegne di progetti realizzati, sono essenziali a far sì che una pratica ancora poco diffusa divenga quotidiana, e l’architettura ecologica o sostenibile divenga semplicemente “architettura”.
Questa è, sin dalla sua fondazione, anche la fondamentale mission di ANAB, l’Associazione Nazionale Architettura Bioecologica che, dopo aver fornito un determinante appoggio alla pubblicazione in Italia di Architettura sostenibile, ha ritenuto di concedere il suo patrocinio anche a questo nuovo lavoro di Dominique Gauzin Müller.