Saggistica

tratto da

Il cambio della ruota

Risorse, popolazione, cultura, potere

di Paul Erlich, Anne Erlich

2005 - pagine: 232 - euro 20,00 - ISBN 88-89014-17-2

Idrogeno: panacea o fumo negli occhi?

stralcio

Se l’energia idroelettrica, nucleare, geotermica, eolica e solare possono fornire elettricità, non possono invece sostituire i carburanti dei veicoli, che devono “essere a bordo”. Una possibilità è quella di utilizzare l’idrogeno, che si ottiene dalla scissione delle molecole dell’acqua utilizzando elettricità da qualsiasi fonte. Il grande vantaggio dell’idrogeno è che, quando viene combusto per alimentare un veicolo, l’unica emissione prodotta è il vapore acqueo. L’idrogeno viene già usato nelle applicazioni industriali in siti stabili, e a questo scopo lo si estrae dal gas naturale (che in buona sostanza è metano ricco di idrogeno).

Certamente, il metano non è rinnovabile. Ma un sistema misto di solare e idrogeno potrebbe offrire la risposta al problema energetico se si riuscisse a ovviare ad alcune incognite ambientali (e crediamo che questo sia fattibile) e se si riuscisse a trovare la volontà politica ed economica per sviluppare e applicare la tecnologia in maniera adeguata.

Il presidente Bush ha presentato un programma di sviluppo di automobili a celle combustibili che utilizzano l’idrogeno come carburante, disponibili sul mercato a partire dal 2020. Ciò che non è stato detto, però, è che il progetto si basa sulla produzione di idrogeno con elettricità proveniente dalle centrali nucleari: una specie di cavallo di Troia per innescare il “bisogno” di decine di nuove centrali nucleari. Resta comunque vera la possibilità di produrre idrogeno dall’acqua utilizzando qualsiasi fonte energetica: il sole, il carbone o il nucleare.

 

L’attuale utilizzo del gas naturale come fonte di idrogeno (anziché acqua più elettricità) non risolve ovviamente il problema delle emissioni di CO2. Effettivamente l’idrogeno offre delle possibilità, ma bisogna risolvere una serie di gravi problemi. Per esempio, da un recente rapporto è emerso che eventuali perdite di idrogeno dalle celle combustibili potrebbero contribuire a un ulteriore assottigliamento dello strato di ozono e a un’ulteriore destabilizzazione delle interazioni tra atmosfera e biosfera.

Un altro problema è quello degli alti costi iniziali dei motori a celle combustibili; finché non si otterranno economie di scala attraverso la produzione di massa, lo sviluppo di questa tecnologia resterà in forse. L’industria automobilistica e le compagnie petrolifere hanno investito troppo in stazioni di servizio, raffinerie e impianti di produzione dei motori convenzionali per diventare fervide sostenitrici di questa nuova tecnologia. Se però si riuscirà a uscire da questa impasse, e soprattutto se si riuscirà a produrre idrogeno utilizzando l’acqua e l’energia solare, potremo arrivare a un combustibile trasportabile e disponibile in grandi quantità. Questa è una delle aree di intervento in cui i sussidi governativi potrebbero rivelarsi utili all’ambiente, attraverso il finanziamento della ricerca e lo sviluppo di tecnologie in grado di ridurre significativamente i costi.