State of the world 2007
Il nostro futuro urbanizzato
a cura di Gianfranco Bologna
Il nostro futuro urbanizzato
a cura di Gianfranco Bologna
stralcio
Il XX secolo è stato, per eccellenza, il secolo dell’urbanizzazione. In tutto il mondo abbiamo assistito al rovesciamento della supremazia della popolazione rurale rispetto a quella urbana. Le città si sono trovate a fare i conti con una crescita accelerata e, talvolta, più rapida di quanto fosse auspicabile; sono passate attraverso trasformazioni inimmaginabili che hanno lasciato da risolvere una serie impressionante di sfide.Se il secolo passato è stato il secolo dell’urbanizzazione, il XXI sarà il secolo delle città. In esse si combatteranno le battaglie decisive per la qualità della vita, dal cui esito dipenderanno i futuri assetti degli ecosistemi del pianeta e delle relazioni umane.
Ma cosa possiamo aspettarci da un pianeta urbanizzato? Quale aspetto avranno le città del futuro? Non mancano le visioni apocalittiche, che le dipingono come luoghi senza speranza dove non potremo più vivere bene, respirare o muoverci a causa del sovraffollamento e del traffico. Personalmente non condivido questo punto di vista, la mia esperienza professionale mi ha insegnato che le città non sono dei problemi, ma delle soluzioni. Pertanto, non posso che guardare con ottimismo a un mondo urbanizzato.
La mia speranza più grande risiede nella velocità della trasformazione. Le proiezioni demografiche basate sugli alti tassi di natalità di 20-30 anni fa non hanno trovato conferma, e ciò ci consente di avere una visione più incoraggiante sulla crescita delle città nei prossimi decenni.
Fonti di energia rinnovabile, autoveicoli meno inquinanti, nuove forme di trasporto pubblico e tecnologie di comunicazione avanzate che riducano la necessità di spostamenti, sono tutti fattori che limitano il caos che era stato previsto rispetto ai grandi centri urbani. L’evoluzione e la “democratizzazione” della tecnologia offrono, infatti, nuove prospettive a tutte le città, grandi e piccole.
In termini di configurazione fisica, le città del futuro non saranno molto diverse da quelle di oggi e di ieri. Il tratto distintivo di una “buona” città sarà la capacità di riavvicinare i suoi residenti alla natura. Equità sociale e sensibilità ambientale, questa è la strada!
La ricerca di tale equilibrio, affrontando direttamente temi economici e ambientali, potrà favorire sinergie sempre più positive tra città, regioni e paesi, che stimoleranno nuovi accordi a livello mondiale in tema di sviluppo umano.
Tuttavia, per consentire una trasformazione positiva delle nostre città è importante continuare a pensare in termini di emergenza; pensare di entrare in azione solo una volta trovate le risposte e la disponibilità delle risorse comporta immobilismo, la mancanza di risorse non deve giustificare l’inerzia. La pianificazione urbana è un processo soggetto a continui aggiustamenti; pensare di progettare lo sviluppo di una città solo dopo aver considerato tutte le variabili possibili è pretendere troppo.
L’importante adesso è cominciare. Fare il possibile oggi senza perdere di vista gli ideali futuri. È inutile elaborare soluzioni in base a previsioni ventennali o trentennali, poiché probabilmente tra 20 o 30 anni i problemi saranno completamente diversi. Abbiamo bisogno di politiche urbane capaci di generare un cambiamento da subito e non tra decenni, spetta a noi oggi scoprire nuove strade.
Le grandi trasformazioni cominciano da quelle piccole. Bisogna partire da soluzioni semplici e facili da realizzare, che costituiscano il fondamento di un più complesso sistema futuro. In un momento come questo, in cui gli eventi si susseguono rapidamente e le informazioni corrono alla velocità della luce, si continua a rinviare le decisioni sui problemi urbani proprio per la sistematica incapacità di tenere il ritmo degli eventi.
Il mondo richiede soluzioni sempre più rapide, ed è a livello locale che può trovare le risposte più immediate. Perché ciò avvenga è necessaria una pianificazione, che sia però pensata per i cittadini, e non in funzione di burocrazie centralizzate e accentratrici.
Chi governa questo mondo urbanizzato deve avere lo sguardo fisso sul futuro e i piedi ben piantati nel presente. Concentrarsi solo sui bisogni quotidiani vuol dire mettere in pericolo il futuro delle città, così come pensare solo a lungo termine, trascurando le necessità di tutti i giorni, porta alla perdita di consensi e all’immobilità.
Non bisogna perdere di vista l’essenza delle cose; dobbiamo saper distinguere, tra la miriade di informazioni disponibili oggi, ciò che è fondamentale da ciò che è importante, ciò che è strategico per il futuro rispetto a ciò che risolve semplicemente problemi quotidiani. Fissare chiaramente gli obiettivi futuri può fungere da ispirazione per l’azione di oggi.
Le questioni fondamentali da affrontare sono tre: mobilità, sostenibilità e identità.
Per quanto riguarda la mobilità, il futuro è in superficie. Non possiamo sacrificare intere generazioni in attesa di realizzare linee sotterranee quando in meno di due anni possiamo completare le reti di trasporto in superficie. A Curitiba nel 1974 scegliemmo di dare priorità allo sviluppo della rete di bus pubblici utilizzata ogni giorno da 25.000 passeggeri, in corsie preferenziali sull’asse nord-sud. Oggi, due milioni di passeggeri viaggiano con un solo biglietto in tutta l’area metropolitana.
Il concetto chiave per la mobilità è la combinazione e l’integrazione di tutti i sistemi: metropolitana, autobus, taxi, autoveicoli e biciclette. Ma questi sistemi non possono essere messi in concorrenza tra loro, i cittadini devono poter scegliere la combinazione più conveniente per le loro necessità utilizzando una mobility card, valida su tutti i mezzi, che devono far parte di un unico sistema.
Quanto alla sostenibilità, l’idea fondamentale è concentrarsi su quello che sappiamo piuttosto che su quello che non sappiamo e, soprattutto, trasferire la conoscenza ai nostri figli, perché possano domani insegnare a noi. Il programma “Rifiuti che non sono rifiuti” sviluppato a Curitiba era rivolto a promuovere presso le famiglie la raccolta differenziata dei rifiuti; i bambini vennero istruiti circa il programma a scuola e giocarono un ruolo fondamentale nel mobilitare poi i genitori.
Molti correttivi della vita quotidiana in città possono essere spiegati in modo semplice ai bambini: ad esempio, l’utilità di usare meno l’automobile, di ridurre la distanza tra casa e luogo di lavoro, di potenziare le infrastrutture urbane 24 ore su 24, o la strategia di risparmiare il massimo e sprecare il minimo possibile.
La sostenibilità è un’equazione tra quello che si risparmia e quello che si spreca. Potremmo dire “sostenibilità = risparmio/spreco” e quando lo spreco si avvicina allo zero la sostenibilità tende all’infinito. Non dimentichiamo che i rifiuti sono la fonte di energia più abbondante.
Una città sostenibile non può permettersi il lusso di lasciare dei quartieri privi di buone infrastrutture e servizi, il centro non può rimanere deserto per 8 ore al giorno. Occorre integrare le funzioni mancanti, i concetti di “città 24 ore su 24” e di attrezzature versatili e plurifunzionali sono elementi essenziali della sostenibilità.
Infine, l’identità. L’identità è un elemento cruciale per la qualità della vita, rappresenta la sintesi del rapporto tra l’individuo e la sua città. Identità, autostima, senso di appartenenza, sono tutti concetti strettamente connessi con i punti di riferimento che le persone individuano nella loro città.
I fiumi, ad esempio, sono punti di riferimento importanti: invece di nasconderli alla vista o interrarli, le città dovrebbero rivalutare rive dei fiumi. Nel rispetto delle caratteristiche naturali di drenaggio, le città possono cercare di valorizzare le aree inondabili in caso di piena con modalità sostenibili e ricreative sia dal punto di vista economico che da quello ambientale. Anche i parchi possono costituire fattori di “rigenerazione urbana”, in quanto rappresentano aree nelle quali le persone possono relazionarsi e interagire.
I centri storici, poi, sono tra i principali punti di riferimento di una città e ne costituiscono l’elemento che le caratterizza fin dalla fondazione. Ma queste aree spesso sono soggette a fenomeni di svalutazione e di degrado, ed è pertanto indispensabile dare loro nuova vita, rinforzando gli elementi identitari e operando riconversioni di spazi dismessi in una logica di multifunzionalità.
A Curitiba, in un vecchio magazzino di polvere da sparo è stato realizzato il Teatro do Paiol, che è diventato uno degli spazi più amati dai cittadini.
Una città è un sogno collettivo da realizzare, è una questione vitale per cui sarà indispensabile il coinvolgimento degli abitanti. I responsabili dello sviluppo urbano devono progettare in modo chiaro degli scenari che possano essere condivisi dalla maggioranza e siano in grado di mobilitare un’intera generazione.
Una città è una entità dinamica, prima ancora che un modello di pianificazione, uno strumento per le politiche economiche e un catalizzatore sociale. L’anima di una città, la forza che la fa respirare, esistere e progredire, è in ogni suo abitante.
Le città sono anche centri di solidarietà che possono attenuare le conseguenze disumanizzanti dei processi di globalizzazione, preservandoci dall’extraterritorialità e dalla perdita di identità.
D’altro canto, è nelle aree periferiche e marginali delle città che si combattono le battaglie più violente, tra i poveri relegati nei ghetti e i ricchi concentrati in enclave fortificate. Inoltre, le aree urbane generano gli impatti/i costi ambientali più pesanti, senza preoccuparsi delle generazioni presenti e ancor più di quelle future. Proprio per questo è nelle città che dobbiamo fare i progressi più grandi verso un pianeta più pacifico ed equilibrato; solo così potremo guardare a un mondo urbanizzato con ottimismo e non con paura.
(Jaime Lerner, ex governatore del Paraná ed ex sindaco di Curitiba, Brasile)