Gestire i beni comuni
Manuale per lo sviluppo sostenibile locale
a cura di Alessandro Bratti, Alessandra Vaccari
prefazione: Ermete Realacci

Manuale per lo sviluppo sostenibile locale
a cura di Alessandro Bratti, Alessandra Vaccari
prefazione: Ermete Realacci
stralcio
Un giovane politico americano, Bob Kennedy, assassinato nel 1968 durante una campagna presidenziale che forse avrebbe vinto, sostenne in uno straordinario discorso attraversato dalle nascenti sensibilità ambientaliste che il prodotto interno lordo “non tiene conto dello stato di salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione e della gioia dei loro giochi. È indifferente alla decenza delle nostre fabbriche e insieme alla sicurezza delle nostre strade. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei nostri matrimoni, l’intelligenza delle nostre discussioni o l’onestà dei nostri dipendenti pubblici. Non tiene conto né della giustizia dei nostri tribunali, né della giustezza dei rapporti tra noi. Il prodotto interno lordo non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza, né le nostre conoscenze, né la compassione, né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita meritevole di essere vissuta, e può dirci tutto sull’America, eccetto se siamo orgogliosi di essere americani”.
Questa dichiarazione di Kennedy, a mio avviso, può essere un prologo perfettamente calzante in un ragionamento più ampio sul valore dei beni comuni e su come quantificarlo. È difficile, infatti, “monetizzare” valori importanti, come la qualità, le risorse ambientali, la coesione sociale, tutte quelle infrastrutture immateriali, insomma, fuori dai parametri dell’economia classica.
Oggi la qualità delle relazioni sociali, delle condizioni ambientali, dei processi produttivi e delle caratteristiche dei prodotti, delle procedure decisionali e amministrative, dell’offerta culturale e formativa, dei servizi di assistenza e di cura delle persone, costituisce il vero carattere dello sviluppo delle nostre società. Le persone e le comunità, i cittadini e gli utenti sempre più esprimono una domanda sociale di qualità alla quale le istituzioni, le imprese e più in generale la politica e la cultura devono rispondere. L’Europa, e in particolare l’Italia, è un importante laboratorio per comprendere le dinamiche e i processi che segnano e attraversano questo passaggio epocale. È il caso dei tanti territori cresciuti sulla valorizzazione del “made in Italy” e delle produzioni tipiche dove l’incrocio tra saperi tradizionali e innovazioni tecnologiche sviluppa economie ad alto valore aggiunto, che producono più benessere e consumano meno energia e risorse fisiche. È il caso della rinascita di quell’Italia dei piccoli Comuni in cui si trova custodito gran parte dell’intreccio di natura e di cultura che rappresenta la quintessenza dell’identità italiana. [...] l’Italia è tutto un proliferare di iniziative ed esperienze orientate alla qualità.
Un caleidoscopio di orgogli locali costitutivi dell’identità italiana, che hanno la qualità come elemento comune del loro codice genetico. A fronte dei processi di globalizzazione in atto le qualità territoriali possono rappresentare l’elemento caratterizzante del nostro paese che ne affermi le peculiarità in un contesto altrimenti fortemente omogeneizzante.
[...]
Ermete Realacci
Presidente VIII Commissione della Camera dei Deputati
(Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici)