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Saggistica

tratto da

Gestire i beni comuni

Manuale per lo sviluppo sostenibile locale

a cura di Alessandro Bratti, Alessandra Vaccari

prefazione: Ermete Realacci

2006 - pagine: 376 - euro 24,00 - ISBN 88-89014-42-3

La gestione dei conflitti ambientali

stralcio

[...] Situazioni di conflitto, a volte irreversibili, si manifestano quando le questioni in discussione riguardano l’autorizzazione e la costruzione di nuovi impianti (recupero o smaltimento di rifiuti, termovalorizzazione, impianti eolici ecc.) a prescindere dal fatto che questi siano o non siano all’interno di una pianificazione attenta alle questioni ambientali.

In questo caso anche il tema della percezione del rischio diventa un fattore da non trascurare.

Sunstein (2004) considera l’analisi costi-benefici fondamentale per affrontare il tema del rischio ambientale e della sua percezione da parte dei cittadini. Egli individua tre aspetti principali che un amministrazione dovrebbe affrontare: 1) cercare di stimare attraverso valutazioni quantitative l’ordine di grandezza di qualsiasi problema si debba affrontare; 2) stabilire le eventuali relazioni tra rischi differenti anche in termini quantitativi se è possibile; 3) cercare di impiegare strumenti efficaci ed economici al tempo stesso. I più importanti di questi vengono individuati nella diffusione dell’informazione, negli incentivi economici, nei contratti di riduzione dei rischi e nell’ambientalismo compatibile con il mercato. Gestire la percezione del rischio e favorire l’intelligenza di ogni problema all’interno del suo contesto più generale diventano così condizioni indispensabili per il contenimento dei conflitti.

Le difficoltà che gli amministratori locali incontrano nella costruzione di opere pubbliche non sono certamente una novità. Susskind J e Cruikshank (1987) scrivevano: “siamo giunti a un’impasse. Le amministrazioni pubbliche non riescono ad agire, anche quando tutti ritengono che qualcosa debba essere fatto… qualsiasi sforzo per costruire prigioni, autostrade, centrali elettriche, case di cura per malati mentali o case popolari è osteggiato da coloro che risiedono nei dintorni. Dal 1975 in questo Paese non è stato costruito neanche un impianto per il trattamento dei rifiuti pericolosi, anche se tutti ritengono che tali impianti siano necessari per evitare il fenomeno della discarica selvaggia”.

Il paese di cui si parla non è l’Italia bensì gli Stati Uniti. Questo problema infatti non è tipicamente locale ma riguarda tutti i paesi.

Come sostiene Bobbio (2004), le comunità locali (o addirittura microlocali) tendono a mobilitarsi contro progetti di interesse generale che percepiscono come una minaccia per i propri interessi (economici o legati alla salute). Da una recente indagine, inceneritori, centrali ma anche linee elettriche e rigassificatori risultano essere in Italia i casi più problematici. Nel nostro paese il fenomeno delle opposizioni a impianti e infrastrutture sta raggiungendo soglie critiche: la gara a chi contesta di più sembra travalicare le ragioni dello sviluppo sostenibile e della giusta ricerca di una valutazione partecipata dell’impatto delle grandi opere, per arrivare allo scontro tout court. Ormai non si fa differenza tra un termovalorizzatore e un impianto di compostaggio, tra la Tav e il ponte sullo stretto. La fenomenologia della contestazione investe anche impianti o infrastrutture ambientalmente sostenibili, come i parchi eolici o gli interventi di bonifica (Nimby Forum, 2006).

I dati aggiornati dell’Osservatorio Gestione dei conflitti ambientali e territoriali parlano oggi di 139 infrastrutture e impianti contestati, e l’analisi si riferisce al periodo dal 15 maggio 2005 al 15 febbraio 2006 (in tutto l’anno precedente erano stati rilevati 190 impianti e infrastrutture oggetto di blocchi e contestazioni da parte delle popolazioni locali). Il trend di “uscita” di articoli di stampa su questi temi è in crescita, con 307 articoli al mese e picchi di oltre 55 articoli al giorno.

Le contestazioni, come sempre, riguardano ogni tipologia di nuovo insediamento industriale sul territorio: ponti, strade, ferrovie, centrali per la produzione di energia elettrica, impianti per il trattamento dei rifiuti. Al top delle contestazioni, come si può immaginare, la tratta ferroviaria ad alta capacità Torino-Lione; seguono il termovalorizzatore di Trento, la centrale di Bertonico, il termovalorizzatore di Firenze, il rigassificatore di Brindisi.

In tutti questi casi emerge che il fattore scatenante risiede nella carenza di una comunicazione adeguata da parte dei soggetti che propongono gli impianti e le infrastrutture, dalla quale, a cascata, derivano prima legittime diffidenze e poi polarizzazioni che si radicano e divengono inconciliabili.

A volte le comunità interessate possono avere ottime ragioni per opporsi o per lo meno per “volerne sapere di più” rispetto a realizzazioni che cadono sul proprio territorio e che ne influenzano lo sviluppo per il futuro. Le comunità locali sono spesso in grado di difendersi efficacemente, anche trovando alleati importanti negli organi di stampa locali. Si formano comitati spontanei, si organizzano assemblee, proteste. [...]