Verso la cultura della responsabilità
Ambiente, tecnica, etica
di Piero Pozzati, Felice Palmeri
Ambiente, tecnica, etica
di Piero Pozzati, Felice Palmeri
stralcio
Nel corso dei due precedenti capitoli abbiamo più volte accennato al fatto che si deve soprattutto al panorama culturale estero la produzione, negli ultimi tre decenni, di una vastissima letteratura secondo la quale le emergenze ambientali e biosferiche aprono un nuovo e fondamentale capitolo dedicato a una riflessione critica sulla nostra cosiddetta post-modernità e, più in particolare, a una profonda rivisitazione dei fondamenti etico-culturali alla base del pensiero e dell’azione umana. Infatti – rileva fra altri Kristin Shrader-Frechette [1993, p. 151], nome ben noto nella trattazione dei problemi del rischio – uno degli aspetti più controversi dell’odierna questione ecologica riguarda la circostanza che essa si configura sì come un problema tecnico-scientifico (esigendo interventi riparatori o preventivi) ma anche, e non secondariamente, come un problema etico. Dunque, come un problema che riguarda il nostro modo di agire nel mondo e per il mondo, sempre più chiamato a misurarsi con una inedita responsabilità: consegnare alle generazioni future un pianeta in condizioni tali da poter assicurare loro una qualità della vita degna di essere vissuta.
È questa, in estrema sintesi, l’essenza della cosiddetta questione etico-scientifica,segnata dalle più svariate implicazioni ed estesamente considerata come la questione del terzo millennio.
Entriamo così nel vivo del tema del volume, cominciando con il sottolineare che la sempre maggiore attenzione destata dalla “questione” ha finito per generare delle nuove direttrici culturali orientate a promuovere e ad affiancare alla rivoluzione tecnico-scientifica, ossia alla rivoluzione dell’azione, una parallela rivoluzione dell’etica, ossia una parallela rivoluzione della coscienza (§7.12); e ciò dal momento che nel nostro tempo si moltiplicano e si sovrappongono le problematiche ambientali e biosferiche dirette a evocare, per la dominante razionalità tecnico-scientifica, antichi interrogativi su questioni assolutamente generali e per gran parte attinenti ai temi della responsabilità. È un fenomeno questo rivelatore di una sorta di percorso storico che nella nostra “epoca di transizione” porta – ovviamente in termini assai rinnovati – a riavvicinare scienza ed etica, dando così corso alla chiusura di un ciclo dettata dall’esigenza di ritrovare, nel tortuoso cammino della conoscenza, riferimenti perduti nella frammentazione della cultura, nella reciproca estraneità dei diversi saperi, nell’esasperata specializzazione. Per cui, come con acutezza rilevato dal filosofo Carlo Sini [1992, pag. 25], “Con la domanda etica le scienze, nella figura ultimativa della tecnica, tornano a casa, cioè tornano al problema della filosofia donde erano nate. La tecnica segna così il ritorno della filosofia, cui è presumibile che sempre più assisteremo in futuro.”
Coerentemente con queste premesse, il proposito di questo capitolo sarà quello di tracciare un sommario inquadramento delle tre fasi fondamentali che scandiscono, abbracciando tutto l’arco del Novecento, il lento processo di riaffermazione della riflessione etica e, più nello specifico, di sviluppo del “senso di responsabilità ambientale”. Processo che a metà Ottocento parte con il progressivo affermarsi di “un nuovo modo di guardare alla natura” (prima fase), si raccorda negli anni Cinquanta con una “riflessione sulla potenza della tecnica” (seconda fase), per approdare infine all’attuale “riflessione sulle responsabilità intergenerazionali” (terza fase). A proposito di quest’ultima, oltre al fondamentale contributo del pensiero laico che emergerà dai successivi paragrafi, riteniamo non meno fondamentale anche il ripetuto e spesso misconosciuto apporto del pensiero cristiano, cui faremo un cenno nel paragrafo 9.13. (…)
(da Capitolo 9) [pp. 227-229]