State of the world 2008
Innovazioni per un'economia sostenibile
a cura di Gianfranco Bologna
Innovazioni per un'economia sostenibile
a cura di Gianfranco Bologna
stralcio dal capitolo 3 pagina 119
L’industriale Ray Anderson, responsabile della Interface, società da un miliardo di dollari l’anno che produce moquette, racconta la storia della nascita del suo prodotto Entropy. David Oakey, il responsabile del design, aveva mandato il suo team di progettisti nella foresta con il compito di scoprire come la natura avrebbe creato una copertura per il pavimento. “Non tornate”, disse loro, “con i disegni delle foglie: non è quello che intendo. Tornate con i principi del progetto della natura”.Così il gruppo passò una giornata nella foresta, studiandone il suolo e i letti dei torrenti finché finalmente capì di avere di fronte il caos totale: non c’erano due cose simili, né due bastoncini, né due pietre, né due di niente... Ma in quel disordine c’era una piacevole accuratezza.
Tornarono allo studio e disegnarono un tessuto per moquette che non aveva due settori uguali; tutti erano simili tra loro ma differenti. La Interface ha messo sul mercato il prodotto con il nome di Entropy e in 18 mesi questo modello è balzato in cima alla lista dei più venduti. Il tutto è avvenuto più velocemente che per qualunque altro articolo nella storia di questa società. La differenza principale rispetto al prevalente paradigma della fabbricazione in serie è che questo prodotto non è fatto “con lo stampino”.
I vantaggi di Entropy sono stati sorprendenti: praticamente nessuno scarto o riduzione di qualità nella produzione. I designer non potevano trovare difetti dato che il non avere due mattonelle uguali costituiva una voluta imperfezione. I posatori avevano modo di mettere la moquette rapidamente e senza doversi preoccupare di allineare in modo uniforme i blocchi, prendendo i pezzi dalla scatola così come venivano: più casuale la posa migliore il risultato finale, come un tappeto di foglie. Gli utenti erano in grado di sostituire i settori danneggiati senza sostanzialmente modificare l’effetto complessivo del pavimento oppure di scambiarli tra loro come si fa con gli pneumatici delle automobili per prolungarne la durata. In aggiunta, le diverse tinte di colore ora si potevano confondere tra loro, evitando ai venditori di dover mantenere in magazzino i campioni in attesa della necessità di utilizzarli.
Ci può essere altro da spiegare nel successo di Entropy? Forse c’è.
Un’oratrice durante una conferenza sull’ambiente inizia il suo discorso facendo chiudere gli occhi agli uditori e chiedendo loro di immaginare un luogo ideale per la pace e il riposo, in solitudine e sicurezza: il posto perfetto. Poi chiede quanti dei presenti avessero immaginato il luogo perfetto situato all’interno di un edificio. Quasi nessuno alza la mano. Questo orientamento ha un nome: biofilia; gli esseri umani sono attratti dalla alla natura se devono pensare a un ambiente di assoluto comfort.
In qualche modo, a livello subliminale, Entropy sembra riuscire a portare l’esterno negli interni. Questo è il suo reale fascino.
Entropy è prodotto con materiali riciclati e con un processo non climalterante. Oggi 82 articoli della Interface, che ne rappresentano il 52% delle vendite, sono progettati secondo il concetto che non ci devono essere due pezzi uguali. Utilizzando principi come la minimizzazione degli scarti e la biomimesi l’azienda ha potuto diminuire le emissioni di anidride carbonica di circa il 10% rispetto ai livelli del 1996.