Manuali di progettazione

tratto da

Manuale della certificazione energetica degli edifici

Norme, procedure e strategie d'intervento

di G. Dall'O', M. Gamberale, G. Silvestrini

2008 - pagine: 400 - euro 48,00 - ISBN 978-88-89014-48-6

Certificazione energetica degli edifici: percorso di qualità

stralcio dal capitolo 21 pagina 63

Certificare un edificio dal punto di vista energetico vuol dire fornire una classificazione di qualità energetica sulla base di una scala di valori, o classi, predefiniti. Obiettivo della certificazione è quello di evidenziare in modo semplice e diretto una qualità, quella energetica, che altrimenti non si riuscirebbe a comprendere.

La finalità della certificazione energetica è principalmente quella di informare e di dare all’utente, normalmente non dotato di una specifica conoscenza tecnica, uno strumento per scegliere, per capire se l’edificio che intende acquistare o anche prendere in locazione consumerà più o meno energia di altri. Il principio informatore contenuto nella certificazione dovrebbe poi essere uno stimolo per valutare, ed eventualmente attuare, interventi per migliorare le prestazioni energetiche in una logica di convenienza tra investimento e risultato ottenuto.

La direttiva 2002/91/Ce, più conosciuta a livello europeo con la sigla EPBD (Energy Performance Building Directive), pur dando il giusto peso alla certificazione, pone il problema energetico in termini più generali individuando nella riduzione delle inefficienze del settore civile un obiettivo essenziale per ridurre i consumi energetici con le relative ricadute in termini politici, economici e ambientali.

La questione energetica viene affrontata dalla EPBD almeno a due livelli.

Innanzi tutto definendo dei requisiti minimi per i nuovi edifici e per quelli che vengono ristrutturati secondo criteri che dovranno poi essere messi a punto dalle legislazioni nazionali o locali (articoli 4, 5 e 6). Quando si applica una procedura di calcolo, o si verifica la corretta esecuzione attraverso i controlli previsti nell’ambito della più generale attività di direzione dei lavori, il risultato comporta delle implicazioni legali. Il progettista, il costruttore e il direttore dei lavori sono soggetti a sanzioni.

La certificazione energetica (articolo 7.1) ha invece lo scopo di fornire delle informazioni, ciò tuttavia non esonera il certificatore dall’essere responsabile della corretta applicazione della procedura. La direttiva infatti prevede che “(…) L’attestato di certificazione energetica degli edifici comprende dati di riferimento, quali i valori vigenti a norma di legge e i valori riferimento, che consentano ai consumatori di valutare e raffrontare il rendimento energetico dell’edificio (…)” e precisa inoltre che “(…) L’obiettivo degli attestati di certificazione è limitato alla fornitura di informazioni e qualsiasi effetto di tali attestati in termini di procedimenti giudiziari o di altra natura sono decisi conformemente alle norme nazionali”.

Dal punto di vista prettamente tecnico il calcolo per la verifica dei requisiti minimi e il calcolo per la certificazione energetica fanno riferimento a condizioni standard ovvero ipotizzano che le condizioni al contorno (clima, comportamento degli utenti ecc.) non subiscano delle variazioni. I requisiti energetici minimi e la qualità “certificata” fanno riferimento all’edificio, sono una sua proprietà a prescindere dalle modalità con le quali l’edificio viene “utilizzato”.

La conoscenza più o meno approfondita delle prestazioni energetiche è un elemento essenziale per programmare e gestire attività che portino nel tempo a un miglioramento delle prestazioni. Esistono altri strumenti, ugualmente efficaci, per raggiungere questo obiettivo. L’analisi di stock edilizi, ad esempio, attraverso metodi semplificati consente di programmare investimenti definendo da un lato gli impegni economici e dall’altro valutando i risultati ottenibili. Questa analisi può essere fatta utilizzando strumenti e metodi più o meno complessi ma, in tutti i casi, facendo riferimento a pochi dati e a un numero limitato di set di indicatori. Se condotta in modo corretto porta a un risultato sufficientemente affidabile, se confrontato con l’intero stock, ma assolutamente inadeguato se applicato al singolo edificio. L’utilizzo di valori di riferimento o benchmark consente di caratterizzare maggiormente la qualità energetica anche di un singolo edificio partendo comunque da un numero limitato di informazioni. Può rappresentate un primo passaggio tra una analisi allargata a una analisi più puntuale.

Il livello di analisi in grado di garantire una maggiore precisione rispettoalle prestazioni energetiche reali dell’edificio è quello ottenibile con la diagnosi energetica o audit energetico. In questo caso nella valutazione entrano in gioco anche gli aspetti operativi: le valutazioni energetiche non si limitano a un calcolo più o meno complesso ma tengono conto anche delle condizioni operative reali, dei consumi energetici disaggregati e delle necessarie parametrizzazioni rispetto ai dati climatici e, più in generale, alle condizioni operative.

L’affidabilità dei risultati che si possono ottenere è legata in gran parte alla riproducibilità intesa come la capacità che, data una determinata procedura, diversi soggetti coinvolti nello stesso progetto portino a risultati confrontabili. Le diverse tecniche di valutazione della qualità energetica, dalla valutazione degli stock edilizi alla diagnosi di dettaglio, d’altra parte hanno scopi diversi in termini di accuratezza del risultato. La questione è illustrata a livello concettuale nel diagramma di figura 2.1 che confronta i differenti approcci sulla base di questi parametri.

Dalla figura si può osservare come la riproducibilità sia inversamente proporzionale alla complessità del metodo richiesta a volte dalla necessità di ottenere risultati più accurati. Più un metodo è schematico e minori sono i gradi di libertà che il consulente (esperto, certificatore energetico, auditor ecc.) ha a disposizione e maggiore è la riproducibilità. Nel caso della diagnosi energetica ciò non è ovviamente possibile. La diagnosi energetica, come vedremo più avanti, richiede sì un metodo ma implica anche una forte componente soggettiva. In altri casi la riproducibilità è un elemento dominante perfino più importante dell’accuratezza con la quale si raggiunge l’obiettivo.