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Saggistica

tratto da

Piano B 3.0

Mobilitarsi per salvare la civiltà

di Lester R. Brown

2008 - pagine: 352 - euro 18,00 - ISBN 978-88-89014-87-5

Il grande flop del mercato

stralcio

Quando Nicholas Stern, ex economista capo della Banca Mondiale, alla fine del 2006 ha pubblicato il suo innovativo studio sull’impatto economico dei cambiamenti climatici, ha parlato di un imponente fallimento del mercato. Egli si riferiva alla mancata valutazione dei costi dei cambiamenti climatici causati dall’uso dei combustibili fossili. Questi costi sarebbero nell’ordine di grandezza di migliaia di miliardi di dollari. Appare enorme la differenza tra i prezzi di mercato dei combustibili fossili e i prezzi che invece tengono anche conto dei costi ambientali per la società.

Le radici di questo dilemma affondano nella crescita smisurata delle attività umane nell’ultimo secolo. A partire dal 1900 l’economia mondiale si è moltiplicata per 20, mentre la popolazione mondiale è cresciuta di 4 volte. Sebbene nel 1900 ci fossero luoghi in cui la domanda superava la capacità offerta dalla naturale produzione locale, questo certo non avveniva su scala globale. C’erano casi di deforestazione, ma il sovrasfruttamento delle falde idriche era praticamente impercettibile, la pesca praticata in maniera insostenibile era infrequente e le emissioni di gas serra così esigue da non comportare effetti percettibili rispetto al clima. I costi indiretti di questi eccessi dei primi tempi sono stati sottovalutati.

Ora, in un sistema economico vasto come quello attuale, i costi reali conseguenti all’utilizzo del carbone (inquinamento atmosferico, piogge acide, devastazione degli ecosistemi e alterazione del clima) possono eccedere i costi diretti, legati solamente alla sua estrazione e trasporto. Come risultato del non aver tenuto conto fin dall’inizio dei costi indiretti, il mercato non ha valutato l’importanza di molti beni e servizi, e ciò ha procurato una distorsione dell’economia.

In quanto “decisori economici” – che si sia consumatori, pianificatori aziendali, uomini di governo o investitori bancari – dipendiamo tutti dai meccanismi del mercato nell’indirizzare le nostre scelte. Perché il mercato funzioni senza distorsioni e affinché gli operatori economici possano prendere decisioni su basi reali, è il mercato stesso a doverci fornire le esatte informazioni, includendo il vero costo dei prodotti che andiamo ad acquistare. Poiché invece ci sta passando informazioni solo parziali, noi tutti stiamo prendendo decisioni talmente sbagliate da minacciare la civiltà stessa.

Il mercato è per molti versi un meccanismo incredibilmente potente. Riesce a stanziare risorse con un’efficienza tale che nessun sistema di pianificazione centralizzato potrebbe eguagliare, e a mantenersi facilmente in equilibrio tra l’offerta e la domanda. Nonostante ciò è affetto da una debolezza fondamentale, proprio perché non incorpora nei prezzi i costi indiretti della produzione delle merci. Non valutando in modo appropriato le esigenze ambientali, non rispettando la soglia sostenibile dei sistemi naturali e privilegiando il breve termine rispetto al lungo termine, il mercato mostra poco interesse per le generazioni future.

Uno dei migliori esempi dell’enorme fallimento del mercato si riscontra negli Usa, dove il prezzo della benzina alla metà del 2007 era di circa 0,8 dollari al litro. In questo prezzo sono compresi solo il costo della ricerca, dell’estrazione, della raffinazione e della distribuzione della benzina alle stazioni di servizio. Non si tiene conto del costo dei cambiamenti climatici, dei sussidi governativi alle industrie petrolifere sotto forma di sgravi fiscali allo sfruttamento del petrolio, del proliferare delle spese militari per garantire l’accesso alle fonti petrolifere nell’instabile situazione politica del Medio Oriente, dei costi sanitari per la cura delle malattie respiratorie causate dall’inquinamento atmosferico.

Secondo uno studio condotto dall’International Center for Technology Assessment, questi costi corrispondono a più di 3 dollari per ogni litro di benzina che viene consumato negli Stati Uniti. Se a questi si aggiungesse il costo attuale di 3 dollari per la sola benzina, alla pompa gli automobilisti dovrebbero pagarla oltre 6 dollari. Usare la benzina è in verità molto costoso, ma il mercato, affermandone la convenienza, distorce in maniera grossolana la struttura dell’economia. La sfida che i governi devono affrontare è la ristrutturazione del sistema della tassazione, che dovrà incorporare sistematicamente i costi indiretti di cui sopra, affinché sia certo che il prezzo della benzina rifletta integralmente il suo costo sociale e controbilanciando interventi di questo tipo con una riduzione delle imposte sul reddito da lavoro.

Un altro fenomeno di distorsione indotto dal mercato si è reso chiaramente evidente quando in Cina, nell’estate del 1998, la valle del fiume Yangtze, abitata da circa 400 milioni di persone, fu devastata da una delle più terribili inondazioni della storia. I danni ammontarono a 30 miliardi di dollari, un valore superiore a quello dell’annuale raccolta di riso del paese.

Dopo svariate settimane di inondazione, il governo di Pechino proibì il taglio degli alberi nel bacino del fiume e giustificò questa disposizione dichiarando che la conservazione degli alberi ha un valore economico tre volte superiore al loro abbattimento: infatti, la prevenzione delle inondazioni garantita dalla presenza delle foreste, ha un valore di gran lunga superiore al legname ricavato dagli alberi.

Questo stato di cose presenta occasionali analogie con il mondo delle imprese. Alla fine degli anni ’90, la Enron, una società texana del settore energetico, è comparsa sulla copertina delle riviste economiche più di ogni altra azienda statunitense. Agli inizi del 2001 era una società di straordinario successo, in testa nelle quotazioni di Wall Street, la settima per importanza negli Stati Uniti. Sfortunatamente, quando alla fine dello stesso anno, alcuni revisori di conti indipendenti iniziarono a esaminare attentamente la Enron, scoprirono che la società aveva omesso di includere alcuni costi nei libri contabili. Quando questi vennero calcolati, la Enron perse ogni valore e le sue azioni, che avevano raggiunto una quotazione massima di 90 dollari, furono improvvisamente scambiate per pochi spiccioli. La Enron andò in bancarotta e crollò completamente. La Enron non esiste più.

Oggi ci stiamo comportando esattamente come la Enron. Omettiamo di mettere in conto alcuni dei costi, ma su una scala molto più vasta. Ci concentriamo su indicatori economici chiave come la crescita economica, lo sviluppo del commercio internazionale e degli investimenti e la situazione appare rassicurante. Ma se includiamo tutti i costi indiretti che il mercato omette quando stabilisce i prezzi, emerge un quadro molto diverso. Se continueremo a non includere i costi indiretti nei libri contabili subiremo la stessa sorte della Enron.

Oggi, molto più di prima, abbiamo bisogno di leader politici capaci di vedere il quadro nel suo insieme, che comprendano la relazione tra l’economia e i suoi meccanismi di conservazione ambientale. E dal momento che i principali consiglieri dei governi sono economisti, abbiamo bisogno di economisti in grado di pensare come ecologisti. Purtroppo queste sono figure rare. Ray Anderson, fondatore e presidente dell’Atlanta-based Interface, azienda leader mondiale nella fabbricazione di tappeti industriali, è particolarmente critico sul modello economico che viene insegnato in molte università: “Noi continuiamo a insegnare agli studenti di economia ad aver fiducia nella ‘mano invisibile’ del mercato, quando la mano invisibile è chiaramente cieca di fronte ai costi indiretti e tratta gli aiuti massicci (del tipo guerre per proteggere il petrolio delle compagnie petrolifere) come se fossero sussidi dovuti. Davvero possiamo affidarci a questa mano cieca per stanziare le risorse in modo razionale?”.