Annuari

tratto da

State of the World 2009

In un mondo sempre più caldo

di Worldwatch Institute

a cura di Gianfranco Bologna

2009 - pagine: 352 - euro 22,00 - ISBN 978-88-89014-98-1

Donne e cambiamento climatico

stralcio pagina 212

[…] L’ineguaglianza dei generi e il cambiamento climatico sono inestricabilmente collegati. Accentuando l’ineguaglianza globale, il cambiamento climatico rallenta il progresso verso l’uguaglianza e pertanto ostacola gli sforzi per conseguire obiettivi più alti come la riduzione della povertà e lo sviluppo sostenibile. Le donne sono potenti agenti di cambiamento e possono favorire o contrastare strategie su usi energetici, deforestazione, popolazione, crescita economica, scienza e tecnologia.

Il cambiamento climatico può avere impatti enormi sul benessere delle donne e può influire sulle loro opportunità di sostentamento, disponibilità di tempo e sull’aspettativa di vita. Un allargamento della diffusione delle patologie associate al clima, per esempio, avrà un impatto diverso sugli uomini rispetto alle donne. Annualmente, 50 milioni di donne che abitano in paesi in cui la malaria è endemica rimangono incinta; metà di loro abitano in zone tropicali dell’Africa con elevati tassi di trasmissione dei parassiti che causano la malaria. Circa 10.000 di queste donne e 200.000 dei loro bambini muoiono a causa d’infezioni malariche contratte durante la gravidanza, e una grave anemia malarica è responsabile di circa la metà di questi decessi.

La vulnerabilità degli individui ai rischi dipende in larga misura dalle risorse a loro disposizione. Le donne, in particolare quelle povere, devono affrontare criticità diverse rispetto agli uomini. Circa il 70% di chi vive con meno di 1 dollaro al giorno sono donne: molte di loro vivono in una condizione di emarginazione sociale, e spesso subiscono limitazioni di movimento o comportamentali, che ostacolano la loro capacità di trasferirsi senza il consenso di un parente maschio.

In generale, le donne hanno un accesso più limitato alle risorse fisiche, finanziarie, umane, sociali e naturali – come terreno, credito, enti decisionali, input agricoli, tecnologia e servizi di formazione e corsi per studenti lavoratori – che potrebbero accrescere la loro capacità di adattamento. Di conseguenza, qualsiasi strategia di adattamento dovrebbe includere provvedimenti per ampliare le loro risorse. Gli interventi dovrebbero incrementare la loro capacità di gestire i rischi, allo scopo di ridurre la loro vulnerabilità e di mantenere o estendere le loro opportunità di sviluppo.

Tra le modalità per limitare i rischi associati al clima per le donne figurano il miglioramento dell’accesso a qualifiche, istruzione e conoscenza, il consolidamento delle abilità di preparazione e gestione delle catastrofi, il sostegno alla loro capacità di accedere a strumenti di gestione del rischio e contributi alle famiglie per ottenere un accesso più ampio a credito, mercati e previdenza sociale.

Nonostante i molti ostacoli che devono affrontare, le donne svolgono già un compito importante nello sviluppo delle strategie di adattamento. Da sempre hanno un ruolo guida nella gestione delle risorse naturali e ci sono innumerevoli esempi in cui la loro partecipazione è stata cruciale per la sopravvivenza della comunità. In Honduras, per esempio, il villaggio di La Masica è stata l’unica comunità dove non si è registrato nemmeno un decesso a seguito dell’uragano Mitch del 1998. Sei mesi prima, un’agenzia per la gestione delle catastrofi aveva istruito le donne sulla gestione del rischio e dei sistemi di preallarme. Le donne si accollarono l’onere del monitoraggio continuo del sistema di allarme. Grazie a ciò, quando l’uragano colpì la zona, l’amministrazione comunale fu in grado di evacuarla prontamente.

Le donne svolgono una funzione fondamentale anche nelle strategie di conservazione delle foreste e nell’estensione dei sink di carbonio attraverso la riforestazione. Per esempio, dal 2001, le donne di Guatemala, Nicaragua, El Salvador, Honduras e Messico hanno piantato oltre 400.000 alberi di Brosimum alicastrum nell’ambito del Mayan Nuts Project (finanziato dall’Equilibrium Fund) che ha anche incrementato le risorse alimentari delle comunità. Ciò dimostra come progetti specifici possono elevare la qualità di vita delle donne e allo stesso tempo fungere da strategie per la mitigazione e adattamento del cambiamento climatico.

In Kenya, nel novembre 2006, il Green Belt Movement e la World Bank’s Community Development Carbon Fund hanno firmato un accordo per la riforestazione di due aree montane. Gruppi di donne delle zone rurali stanno piantando migliaia di alberi, un’attività che garantirà loro un reddito modesto e una certa indipendenza economica, catturando nel contempo 350.000 tonnellate di anidride carbonica, ripristinando suoli erosi e sostenendo la regolarità delle piogge, essenziali agli agricoltori kenioti e alle centrali idroelettriche.

Spesso, le donne delle comunità indigene conoscono una serie di “strategie di risposta” usate tradizionalmente per gestire la variabilità e il cambiamento climatico. In Ruanda, le donne producono oltre 600 varietà di fagioli e in Perù, le donne Aguaruna piantano oltre 60 varietà di manioca. Queste varietà, sviluppate nei secoli, permettono alle donne di adattare i raccolti a diversi parametri biofisici, tra cui qualità del suolo, temperatura, pendenza, orientamento, esposizione e tolleranza alle fitopatologie.

A dispetto della loro esperienza, le donne raramente hanno potuto partecipare alle fasi decisionali sulla mitigazione e adattamento al cambiamento climatico. Qualsiasi indagine sul cambiamento climatico deve integrare dimensioni sociali, economiche, politiche e culturali, compresa un’analisi delle relazioni dei generi.

Un primo passo importante è la promozione di un’azione politica internazionale su clima e genere. I negoziati per un accordo sul clima dopo il 2012 nell’ambito della Convenzione quadro sul cambiamento climatico dell’Onu (Unfccc) dovrebbero incorporare i principi di equità e uguaglianza dei generi a tutti i livelli, dalla ricerca e analisi alla progettazione e applicazione di strategie di mitigazione e adattamento. È vitale che, durante gli incontri, l’Unfccc riconosca l’importanza delle questioni di genere e che prenda i provvedimenti necessari nel rispetto dei diritti umani fondamentali, in particolare la Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne conosciuta come Cedaw. L’Unfccc deve sviluppare un atlante dei generi, per investire in ricerca specializzata sul genere e cambiamento climatico, e per garantire la partecipazione delle donne e di esperti dei generi a tutti gli incontri e nella preparazione di rapporti. Dovrebbe anche creare un sistema di indicatori sensibili al genere per i rapporti nazionali e per la pianificazione di strategie di adattamento o per progetti nell’ambito del Clean Development Mechanism (Cdm).

Secondo, i governi devono intervenire a livello regionale, nazionale e locale, per tradurre anche gli accordi internazionali in politiche interne. Possono anche sviluppare strategie per migliorare e garantire l’accesso delle donne alle risorse e al loro controllo, per utilizzare la loro conoscenza e le loro qualifiche nelle strategie di sopravvivenza e adattamento alle catastrofi naturali, per educarle al cambiamento climatico, per offrire misure per costruire capacità e per destinare risorse specifiche per garantire un’equa partecipazione ai benefici e alle opportunità offerte dalle misure di adattamento e mitigazione.

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