State of the World 2009
In un mondo sempre più caldo
a cura di Gianfranco Bologna
In un mondo sempre più caldo
a cura di Gianfranco Bologna
stralcio dal capitolo 3 pagina 75
[...] La campagna dovrebbe fornire allo stesso tempo cibo e fibra, soddisfare i fabbisogni di natura e biodiversità e garantire mezzi di sussistenza per coloro che vi vivono. Dal punto di vista del cambiamento climatico, la campagna e l’agricoltura dovrebbero assorbire e immagazzinare attivamente carbonio nella vegetazione e nel suolo, ridurre le emissioni di metano dalla produzione di riso, bestiame e combustione e diminuire le emissioni di protossido di azoto derivanti dai fertilizzanti inorganici. Al contempo è importante aumentare la resilienza al cambiamento climatico dei sistemi produttivi e dei servizi forniti dagli ecosistemi.
Sono già disponibili molte tecniche per creare ambienti climacompatibili e, benché nessuna di loro sia una soluzione miracolosa, combinate in modo da avere un senso a livello locale possono sicuramente aiutare il mondo a progredire.
[...] Il suolo è costituito da quattro componenti: minerali, acqua, aria e materiali organici sia viventi sia non viventi. Questi ultimi provengono da materia animale, vegetale e microbica morta, mentre la sostanza organica vivente è costituita dalla flora e dalla fauna del biota del terreno, tra cui anche le radici e i microbi. Complessivamente, la sostanza organica, vivente e non, rappresenta solo l’1-6% del volume del terreno, ma il suo contributo alla produttività del suolo è di gran lunga maggiore. I materiali organici trattengono sia l’aria sia l’acqua nel terreno e forniscono nutrienti vitali per piante e fauna edafica, immagazzinando carbonio nel suolo.10
Di fatto, il suolo è il terzo serbatoio di carbonio più grande del pianeta. Nel lungo periodo, le pratiche agricole che di anno in anno aumentano il carbonio accumulato nel terreno attraverso la gestione della materia organica, invece di impoverirla, garantiranno suoli produttivi ricchi che richiederanno apporti inferiori di sostanze chimiche. I nuovi strumenti di rilevamento, come la “Mappa mondiale del carbonio” del 2008 prodotta dalla Fao, riescono a identificare le aree dove lo stoccaggio di carbonio nel suolo è più elevato e aree con il potenziale fisico di sequestrare ulteriori miliardi di tonnellate di carbonio in suoli degradati.
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Le piante catturano l’energia del sole ed estraggono carbonio dall’atmosfera per produrre biomassa da cui dipende il resto del biota. La grande innovazione agricola di 10.000 anni fa fu quella di gestire la fotosintesi delle piante e degli ecosistemi per aumentare la produzione in modo affidabile. Con 5 miliardi di ettari della superficie terrestre adibiti all’agricoltura nel 2002 (69% a pascolo e 28% coltivati), e con altri 500 milioni di ettari previsti entro il 2020, i sistemi agricoli e il territorio non solo devono produrre alimenti e fibra ma anche sostenere la biodiversità e gli importanti servizi dell’ecosistema, tra cui la mitigazione climatica. Un’importante strategia per raggiungere tale obiettivo è di aumentare il ruolo di colture perenni, arbusti, alberi e palme in modo che possano assorbire e stoccare il carbonio nella biomassa di radici, tronchi e rami durante la coltivazione. I prodotti degli alberi e della coltura agroforestale contengono molta più biomassa rispetto alle colture annuali sarchiate. Benché siano state identificate più di 3.000 specie di piante commestibili, a livello globale l’80% dei terreni coltivabili è dominato da solo il 10% di colture cerealicole annuali, leguminose e piante oleose. Grano, riso e mais ricoprono metà dei terreni coltivabili del mondo. Poiché le colture annuali devono essere ripiantate ogni anno e i principali cereali sono sensibili all’ombra, gli agricoltori, in gran parte del pianeta, hanno rimosso l’altra vegetazione dai campi. Ma per creare sistemi di coltivazione ad alto contenuto di carbonio, come pure una copertura vegetale tutto l’anno necessaria per mantenere suolo, bacini idrografici e habitat, sarà necessario diversificare e includere un numero sempre maggiore di piante perenni. [...]