State of the World 2009
In un mondo sempre più caldo
a cura di Gianfranco Bologna
In un mondo sempre più caldo
a cura di Gianfranco Bologna
stralcio pagina 253
La siccità, le pressioni demografiche e i conflitti degradano i suoli e mettono a repentaglio la resilienza degli ecosistemi. In molte parti del Sudan, diversi milioni di individui sono colpiti da siccità prolungata e molti di essi sono a grave rischio d’insufficienza alimentare. Le precipitazioni, sporadiche e scarse hanno gravemente compromesso le risorse idriche e la produzione agricola, soprattutto nei settori tradizionalmente alimentati con acqua piovana.Le pressioni demografiche ed economiche hanno spinto la popolazione a intensificare la coltivazione di terreni aridi, a estendere le coltivazione in aree più marginali, a sfruttare eccessivamente i terreni da pascolo e la vegetazione. Questi fattori hanno impoverito i terreni, ridotto la disponibilità idrica e fatto crollare la produzione di cibo, foraggio e bestiame. La competizione per risorse fondamentali è causa di conflitti e contribuisce alla tragica violenza che divora alcune aree del Sudan.
Il cambiamento climatico è un’altra fonte d’incertezza. Negli ultimi vent’anni le precipitazioni in Sudan sono state sotto la media e si sono verificate molte siccità locali e una particolarmente lunga, durata dal 1980 al 1984. È probabile che queste condizioni peggioreranno a causa dei cambiamenti climatici futuri, via via che il clima del paese s’inaridirà.
Le comunità rurali del Sudan si stanno adattando per ridurre i rischi derivanti dal vivere in un ambiente duro e sempre meno prevedibile. Quantunque gli adattamenti non siano necessariamente imposti dal cambiamento climatico, le popolazioni locali stanno però sviluppando una marcata resilienza per farvi fronte. Tra le misure adottate figurano: la raccolta dell’acqua e metodi speciali d’irrigazione, l’ampliamento delle strutture d’immagazzinamento dei cibi, la gestione dei terreni a pascolo per evitare il sovrasfruttamento, la sostituzione delle capre (che brucano molta erba e hanno un prezzo di vendita inferiore) con pecore (il cui impatto sui pascoli è inferiore e con un prezzo di vendita superiore), la coltivazione e il mantenimento di aree di protezione, la coltivazione di orti sul retro delle abitazioni o jubraka per integrare le forniture alimentari e i redditi familiari, l’offerta di microcredito e l’educazione della popolazione su come utilizzarlo, oltre alla formazione di associazioni civili per applicare e mantenere queste varie misure.
L’Environmental Strategies for Increasing Human Resilience in Sudan è un assessment regionale intrapreso dal Consiglio Superiore per l’Ambiente e le Risorse naturali del Sudan in collaborazione con lo Stockholm Environment Institute e il Boston Center e, coadiuvati da ricercatori dell’Università di Khartoum e da esperti di ong locali. Nell’ambito del progetto sono stati valutati tre casi di interventi attuati per migliorare i mezzi di sostentamento e la gestione delle risorse naturali che sono riusciti ad aumentare la resilienza complessiva delle comunità. Tutti e tre i progetti sono risposte alle conseguenze avverse delle vaste siccità che hanno interessato tutto il Sahel agli inizi degli anni 80. La vulnerabilità e le capacità di adattamento di queste comunità sono stati valutati in base al loro capitale naturale, sociale, umano, fisico e finanziario, tenendo conto di produttività, equità, sostenibilità e fattori di rischio. Ciò ha comportato la raccolta e analisi di dati sugli “indicatori di resilienza” e un esame di istituzioni locali e nazionali.
La prima valutazione ha preso in esame 17 villaggi della provincia di Bara, nel Khordofan settentrionale. Situata nell’area del Sahel, che ha subito una flessione generale delle precipitazioni dalla fine degli anni 60, quest’area è contrassegnata da un’alta variabilità delle piogge. Le gravi ed estese siccità che hanno colpito tutto il Sahel tra il 1980 e il 1984 hanno avuto effetti profondi sulle strutture tribali e familiari di una società dedita alla pastorizia e all’agropastorizia, aggravando povertà, emarginazione e insicurezza alimentare. Migliaia di persone finirono in campi profughi attorno alle città e ai piccoli centri urbani.
[...] le strategie di successo rafforzano i mezzi di sostentamento e coinvolgono l’intera comunità invece di essere applicate isolatamente. Normalmente, si adottano una serie di misure che forniscono i mezzi per migliorare e diversificare le fonti di reddito, per gestire in maniera sostenibile le risorse naturali e per proteggersi dalle variazioni di reddito e dell’accesso variabile ad acqua, cibo e altre risorse.
Le strategie vincenti comprendono inoltre la formazione degli agricoltori su tecniche per la diversificazione delle attività produttive e il miglioramento della gestione delle risorse, oltre al coinvolgimento delle donne nella cura degli orti familiari e agli incentivi agli agricoltori e ai coltivatori di frutta e verdura a formare sindacati per migliorare i raccolti. [...] L’adattamento richiede una partecipazione effettiva delle istituzioni locali, dei leader delle tribù, dei comitati comunitari e delle ong. Un tale approccio dal basso è essenziale per il coinvolgimento dei gruppi a rischio nei processi decisionali. Agricoltori, mandriani, donne e minoranze comprendono meglio la vulnerabilità, le priorità e le esigenze di adattamento che li riguardano. Ciò agevola anche la cooperazione all’interno della comunità, la mobilitazione di risorse locali e la conservazione delle conoscenze tradizionali. Le istituzioni locali possono assicurare la continuità delle attività di sviluppo e adattamento quando cessano i finanziamenti esterni.
[...] La sostenibilità delle misure di adattamento dipende dalla valorizzazione del senso di responsabilità tra le comunità. Per garantire un’adeguata attuazione delle politiche ci si dovrebbe concentrare sull’ottimizzazione delle conoscenze e locali e della gestione delle risorse naturali. Le politiche e le normative basate sulla conoscenza reale delle comunità e sul senso di responsabilità conducono a risultati positivi e a rese migliori. Cruciali per il successo degli interventi sono l’impegno per rinsaldare le istituzioni esistenti con formazione e risorse, la creazione di nuove istituzioni comunitarie, il trasferimento alle istituzioni locali di informazioni e abilità con cui pianificare e adottare attività progettuali.
Un insegnamento importante è che l’adattamento non corrisponde a ciò di cui c’è bisogno. L’impegno esistente per far fronte e adattarsi è, infatti, insufficiente dinanzi ai rischi attuali. La siccità costa già fin troppo alla popolazione sudanese e le sofferenze sono destinate a intensificarsi con il cambiamento climatico. Le soluzioni adattative che si sono applicate e che sono riuscite a creare resilienza devono diffondersi e moltiplicarsi anche mentre si sperimentano e adottano nuovi metodi.