Annuari

tratto da

Ecomafia 2009

Le storie e i numeri della criminalità ambientale

di Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente

2009 - pagine: 400 - euro 24,00 - ISBN 978-88-96238-02-8

Vento di mafia

stralcio

La verità... in pista c’è robba bona... che hanno a fare li pali di lu... li pali di lu ventu hanno a mettere. Li pali...? risponde l’altro. Di lu ventu! – precisa – Pì energia elettrica. E tra Santa Ninfa e Gibellina sunnu quacche 27 pali. E ammu a videre si sta cosa a fare… L’agguanti? Si nun si svigghia uno nun pigghia… Ovvero “lo prendi? Se non ci svegliamo non si prende”.

Siamo nel trapanese ed è il 2004. A essere intercettati dai carabinieri sono due esponenti mafiosi delle famiglie della Valle del Belice. L’uno spiega all’altro cosa sta tentando di fare per aggiudicarsi il subappalto dei lavori di costruzione di una nuova centrale eolica, da realizzarsi nell’agro frapposto tra Santa Ninfa e Gibellina. L’indagine sfociò nel 2005 in un’operazione che portò all’arresto di numerosi esponenti mafiosi. Per la prima volta venivano alla luce gli interessi delle compagini criminali operanti nell’area per gli impianti eolici.

In quell’occasione – scrivono i carabinieri nella loro informativa – nel mirino dell’organizzazione era finito un progetto di realizzazione, gestione e manutenzione di impianti per lo sfruttamento dell’energia eolica presentato da una società abruzzese al comune di Santa Ninfa, denominato “Bonacasa e Monte del Coco”.

Trattandosi di opere ad alta tecnologia che sarebbero state realizzate da alcune imprese del Centro-Nord, l’infiltrazione criminale sarebbe necessariamente avvenuta nella fase di affidamento dei cottimi per i lavori da realizzarsi sul territorio. Secondo modalità ormai consolidate – continuano gli investigatori – l’intervento veniva programmato non già nella fase della assegnazione dei lavori – che peraltro avrebbe richiesto il possesso di specifici know how tecnologici certamente non molto diffusi – bensì nella fase esecutiva delle opere: …ma che normalmente iddi poi li dunano a cottimo cioè ni li paesi...

Fallito il primo tentativo, Cosa nostra non si era data per vinta e ci ha riprovato. L’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo è scaturita il 17 febbraio scorso nell’operazione “Eolo”, condotta da polizia e carabinieri, che ha portato all’arresto di otto persone e svelato i nuovi affari di quella parte di Cosa nostra che fa capo direttamente a Matteo Messina Denaro.

Questa volta però le modalità di intervento venivano approfonditamente scandagliate dalla polizia giudiziaria, facendo emergere nitidamente che la famiglia mafiosa di Mazara del Vallo non si sarebbe accontentata di intervenire nella fase del movimento terra ma, anche grazie ai propri qualificati contatti all’interno dell’amministrazione comunale, avrebbe abilmente pilotato le procedure facendo in modo che i lavori venissero affidati all’impresa da lei prescelta.

Tutto ha inizio in un cementificio di Mazara nel corso di una riunione cui prendono parte il proprietario dello stesso impianto, un architetto e l’imprenditore Melchiorre Saladino. Correva l’anno 2003 e i convenuti decidono di nominare Saladino gestore di un certo affare per conto di una ditta specializzata in pale eoliche. L’affare è quello dei parchi eolici: …il vento, lì vedi le turbine dove sono messe, si vedono già ora, la prossima volta si vedono le turbine dove sono messe. Le vedi le turbine? Quello è per Mazara, Aquilotta, ora ti faccio vedere… Aquilotta… Soprano, Bucarla, hai capito, guarda che vento che c’è… Quello ha bisogno di 124 gruppi… 124… 200 quanti… non mi ricordo quanti minchia erano e noi già l’abbiamo superato del 30% di quello che hanno chiesto loro. Guarda dove stanno mettendo altri gruppi...

Poco tempo dopo giungono al comune di Mazara del Vallo due richieste di autorizzazione per realizzare altrettanti parchi eolici sul territorio comunale: a presentare i progetti sono due imprese concorrenti.

Saladino riesce a entrare in possesso del progetto presentato da una di queste, consentendo in tal modo all’altra di modificare il proprio per renderlo più competitivo. Ma non basta, è necessario garantire l’approvazione del progetto per cui bisognava oliare gli ingranaggi: se il comune avesse approvato il progetto del parco eolico, il consigliere comunale che si stava prodigando e Saladino avrebbero intascato ben 150 mila euro. Così è stato. La giunta municipale di Mazara del Vallo approvava lo schema di convenzione presentato dalla ditta appoggiata dal clan giustificando che era stata l’unica società ad aver risposto a una sollecitazione circa delle modifiche da apportare alle bozze di convenzioni presentate. Cos’era successo? Semplicemente la convenzione inviata dall’altra impresa concorrente non era stata inserita nel fascicolo di cui discutere in sede di consiglio comunale.

Come sottolinea la stessa procura nel decreto di custodia cautelare, l’impresa vincitrice risulta interessata alla realizzazione di altro impianto di produzione di energia elettrica da fonte eolica con opere di connessione alla RTN, ubicate in località Selvaggio del comune di Marsala (Tp).