Ecomafia 2009
Le storie e i numeri della criminalità ambientale
di Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente
Le storie e i numeri della criminalità ambientale
di Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente
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Etichette contraffatte, alimenti spacciati come nostrani e prodotti all’estero, scongelati e venduti come freschi. E poi, scandali di grandi proporzioni, come quello del latte alla melamina o quello della mozzarella alla diossina. Sono gli attacchi alla qualità dell’agroalimentare Made in Italy e alla salute dei consumatori.
Se si scorre la lista delle infrazioni, amministrative ma anche penali, si trova di tutto: dal mancato rispetto delle basilari norme di igiene per gli alimenti, alle violazioni nell’identificazione degli animali da macello, fino alle truffe più gravi che mettono in ginocchio interi settori produttivi a danno degli operatori onesti.
A svolgere quotidianamente l’attività di controllo sono le forze dell’ordine e gli enti che si occupano di frodi e salute pubblica. Nei primi sei mesi del 2008 i reati accertati dal Corpo forestale dello Stato ai danni del mercato alimentare, non solo italiano ma di tutta l’Unione Europea, sono oltre l’80% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Anche le persone denunciate sono in calo: 17 contro le 46 del primo semestre del 2007.
Il Comando dei carabinieri per la tutela della salute chiude l’anno con 28.190 ispezioni e 585 sequestri, pari a quasi 35 milioni di chilogrammi di merce messa al bando per motivi di sicurezza.
Le infrazioni riguardano bevande, mangimi, farine, zuccheri: l’intero catalogo alimentare. Ma è il comparto delle carni e degli allevamenti a registrare il dato più alto: 1.935 violazioni, 220 sequestri e oltre un milione di chilogrammi di carne e derivati tolto dal commercio. Un altro settore particolarmente colpito dai controlli è quello delle conserve alimentari, con più di 20 milioni di chilogrammi di prodotti sequestrati. Il maggior numero di ispezioni e di provvedimenti di chiusura riguarda ristoranti, bar e locali pubblici in genere.
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C’è poi il caso della carne alla diossina irlandese. Il 7 dicembre scorso il sistema di allerta europeo ha comunicato ai Ministeri della Salute, del Lavoro e delle Politiche sociali la notizia della commercializzazione in ambito comunitario di carni suine d’origine irlandese contaminate da diossina. A causare l’allarme è stato un mangime contaminato utilizzato in circa il 10% degli allevamenti d’Irlanda. L’emergenza ha coinvolto mezza Europa, in particolare Gran Bretagna, Olanda, Belgio, Francia, Italia, Germania, Danimarca, Polonia e Svezia. Ma anche paesi fuori dall’Unione, importatori di carne irlandese, come Svizzera, Stati Uniti, Canada, Giappone e Russia.
Dai primi controlli è emerso che in Italia le importazioni di carne di maiale dall’Irlanda sono state circa 1,7 milioni di chilogrammi nei primi otto mesi del 2008, con un calo del 20% rispetto all’anno precedente. I Nas hanno effettuato ispezioni in 35 siti, sequestrando oltre 200 tonnellate di carni suine sospette. È stato ordinato il ritiro e la distruzione immediata di tutta la carne sospetta (macellata tra il 1 settembre e il 6 dicembre) ritrovata in Veneto, Toscana, Calabria, Campania, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna e Puglia. E sono state disposte analisi per la ricerca di diossine su tutti i prodotti composti o a base di carne di suino di origine irlandese in percentuale superiore al 20%. Per fortuna e grazie alla tempestività dell’allerta lanciata dagli organismi di controllo, l’emergenza della carne di maiale alla diossina è stata circoscritta e si è risolta in tempi brevi.
Il 2008 è stato anche l’anno dell’operazione “Vendemmia sicura”, con cui il nucleo agroalimentare del Corpo forestale dello Stato e l’Ispettorato centrale per il controllo della qualità (Icq) hanno smascherato una vera e propria banda dedita alla sofisticazione di vino, commercializzato in tutta Italia. Zucchero, acqua e addirittura acido citrico e solforico sono alcuni degli ingredienti ritrovati nelle partite confiscate.
I controlli incrociati in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Umbria, Lazio e Puglia hanno portato nell’aprile scorso al sequestro di 70 mila ettolitri di vino adulterato anche con concimi, sostanze cancerogene e acido muriatico. A fine anno sono risultate coinvolte 20 aziende, una persona è stata arrestata per il reato di contraffazione di sostanze alimentari e il vino confiscato ha raggiunto i 140 mila ettolitri.
Ci sono infine novità processuali legate allo scandalo del latte all’Itx (Isopropilthioxsanthone). Si tratta di una sostanza chimica che serve per fissare l’inchiostro sulle confezioni alimentari, le cui tracce sono state scoperte in alcuni prodotti. Un’operazione molto vasta che nel 2005 ha coinvolto il Corpo forestale dello Stato, ma anche i tecnici dell’Arpa Marche (Arpam) e i Nas e che ha portato al sequestro di 30 milioni di litri di latte destinato quasi esclusivamente ai bambini e alla denuncia di otto persone. A marzo di quest’anno il Codacons ha ottenuto la prima sentenza di condanna della Nestlé e della Tetra Pak, chiamate al pagamento dei danni, patrimoniali e psicologici, oltre che alle spese legali a favore dei genitori che avevano acquistato latte Nidina contaminato da Itx.