L'Italia chiamò
Uranio impoverito: i soldati denunciano
di Leonardo Brogioni, Angelo Miotto, Matteo Scanni
Uranio impoverito: i soldati denunciano
di Leonardo Brogioni, Angelo Miotto, Matteo Scanni
stralcio
Interessarsi dell’uranio impoverito significa parlare di qualcosa che non si conosce, e forse anche di una menzogna.
Per integrare i dati scientifici ed empirici a sua disposizione, nel 2005 la Commissione parlamentare sull’uranio impoverito commissionò alcune misurazioni sul campo. Un esperimento organizzato a Nassirya, in Iraq, prevedeva di far esplodere 200 chilogrammi di bombe ad alto potenziale all’uranio impoverito e al tungsteno dopo averle sepolte in una profonda buca, il cosiddetto “fornello”. Lo scopo era quello di studiare gli elementi chimici presenti nell’ambiente dopo la deflagrazione. Come si può leggere nella relazione finale della Commissione, a sorpresa furono trovate polveri con una composizione chimica “nuova” rispetto al materiale presente originariamente nel fornello, ma “dipendente dal materiale esistente nel punto di esplosione”. La parafrasi – non particolarmente riuscita – indica che si trattava di elementi “nati” dal materiale seppellito in precedenza a seguito di una reazione nucleare.
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È curioso che da questo interessante esperimento realizzato dalla Commissione parlamentare non siano state tratte le logiche conclusioni. Ecco perché interessarsi all’uranio impoverito significa nella migliore delle ipotesi parlare di qualcosa che non si conosce e nella peggiore di una menzogna.
Nonostante le bugie e le omissioni, i militari che sono stati a contatto con le polveri dell’uranio impoverito hanno imparato a conoscerne gli effetti sulla propria pelle, rimettendoci la salute.
Viene da porsi una domanda: come si può scrivere dell’uranio impoverito se il termine stesso è una menzogna? Forse l’unica strada è quella individuata da Leonardo Brogioni, Angelo Miotto e Matteo Scanni: ripercorrere a ritroso il penoso cammino attraverso cui i soldati italiani hanno scoperto gli effetti dell’inquinamento bellico. E questa è esattamente la scelta degli autori di L’Italia chiamò. Un lavoro che non si limita a mettere in fila eventi e personaggi, ma si sofferma sui dettagli del vissuto quotidiano, come questi potessero portare più vicino alla verità. Il risultato è un bel libro che racconta una brutta storia, in cui però i protagonisti hanno una forza d’animo fuori dal comune.
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