State of the World 2010
Trasformare la cultura del consumo
a cura di Gianfranco Bologna

Trasformare la cultura del consumo
a cura di Gianfranco Bologna
stralcio pagina 215
Gli scettici della localizzazione continuano ad asserire che le imprese locali hanno semplicemente beni e servizi più scadenti e costosi e che non possono raggiungere le più elevate economie di scala proprie delle imprese globali. Eppure, a un certo punto, gli aumenti di scala portano sempre meno profitti e rese. Il recente tracollo finanziario globale è un drammatico segnale che diverse multinazionali, per non parlare delle istituzioni finanziarie globali che le hanno attivate, corrono molti più rischi di quanto non si potesse immaginare. Di fatto, è sempre più evidente che la scala globale dell’economia porta molte e profonde diseconomie. Per esempio, anche laddove la produzione non locale può abbassare i costi situando una fabbrica in una giurisdizione con manodopera a basso costo e con tecnologie altamente inquinanti, la distribuzione sulle lunghe distanze sta diventando sempre più inefficiente. Si pensi ai prodotti alimentari. L’economista Stewart Smith dell’Università del Maine stima che, nel 1900, 1 dollaro speso per una tipico prodotto alimentare statunitense generava una resa di 40 centesimi per l’agricoltore, con i restanti 60 centesimi divisi tra fattori produttivi (input) e distribuzione. Oggi, circa 7 centesimi di un dollaro speso per qualsiasi prodotto alimentare al dettaglio vanno all’agricoltore, allevatore o coltivatore, mentre 73 centesimi vanno alla distribuzione. Quando i costi di distribuzione superano quelli di produzione, significa che ci sono enormi opportunità per la localizzazione. La localizzazione del settore alimentare riduce la necessità e i costi di molti elementi della distribuzione, quali l’imballaggio, la pubblicità, la refrigerazione e i terzi. Inoltre, nei prossimi anni, con il rincaro dei prezzi energetici e petroliferi, analoghe inefficienze della distribuzione aumenteranno, creando nuove opportunità per la localizzazione.Anche altre tendenze stanno rendendo le imprese locali più competitive. Da 50 anni, nei paesi industrializzati, i consumatori hanno spostato la loro spesa dai beni ai servizi, il che alimenta localizzazione perché i servizi locali, dove utenti e fornitori hanno relazioni faccia a faccia, sono sempre stati altamente competitivi. Le preoccupazioni per la sicurezza nazionale promuovono l’autosufficienza in beni di consumo quali prodotti alimentari ed energia. Sebbene la diffusione di internet non sia del tutto positiva per la localizzazione (i venditori come Amazon ed eBay non potrebbero esistere senza) è vero che fornisce ai competitori locali uno strumento a basso costo per farsi operazioni di marketing.
Anche senza queste tendenze, le imprese su piccola scala sono già competitive in quasi ogni categoria economica. Il sistema di classificazione North American Industrial Classification System, un’importante banca dati del U.S. Censusu Bureau, ne annovera 1.100 e ci sono più piccole imprese, quasi tutte con titolari locali, rispetto alle grandi in tutte le categorie tranne 7. Il punto è che anche in comunità piccolissime, un valido operatore economico può trovare esempi entusiasmanti di successo su piccola scala in quasi ogni settore e replicarli.