Annuari

tratto da

Ambiente Italia 2010

Le sfide ambientali nelle regioni italiane

di Istituto Ambiente Italia

a cura di Duccio Bianchi, Edoardo Zanchini

2010 - pagine: 192 - euro 21,00 - ISBN 978-88-96238-38-7

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L'economia verde e le culture politiche nelle regioni italiane

stralcio

Questo rapporto annuale di Legambiente con la collaborazione dell’Istituto Ambiente Italia affronta in maniera specifica il ruolo delle regioni nelle politiche ambientali italiane. I tanti bei saggi che lo compongono e la ricca serie di indicatori entrano nel dettaglio dei singoli temi.

Qui vogliamo invece interrogarci solo su due argomenti chiave, che richiamano l’analisi delle politiche ambientali e delle culture politiche locali.

Il primo riguarda il ruolo delle regioni (e più in generale degli enti e delle comunità locali) nello sviluppo di politiche e di economie ambientali.

La domanda è: possiamo pensare a percorsi regionali e locali di sviluppo sostenibile e di economia verde largamente indipendenti dalle politiche governative?

Non è una domanda peregrina in un paese, come l’Italia, che ha conosciuto – e con grande successo – uno sviluppo di economie locali di piccola e media impresa avvenute in gran parte in assenza di un supporto statale (riservato invece alla grande impresa o erogato direttamente o indirettamente alle famiglie) e nello scetticismo, se non nell’opposizione aperta, della cultura politica dominante di governo e di opposizione, che ha continuato per decenni a vedere nella piccola impresa e nei distretti di piccola impresa solo una realtà “incompiuta”, un passaggio transitorio destinato al fallimento o una forma di “delocalizzazione” e di “decentramento” interno funzionale alla grande impresa.

La domanda, in altri termini, è: l’economia verde (se così vogliamo chiamarla pur sapendo che intendiamo non si sa bene cosa o un coacervo di attività industriali e di servizi non omogeneo e non misurabile al momento), questa economia verde può in Italia crescere e diventare importante, almeno in alcuni territori più vocati, nonostante l’evidente mancanza di politiche nazionali di supporto intelligente e l’evidente scetticismo delle classi dirigenti politiche ed economiche? Possiamo ipotizzare di replicare, in una nicchia ormai importante dell’economia, ciò che è successo in scala più grande nelle economie industriali di questo paese, dove la crescita del sistema distrettuale e di piccola impresa è stato in gran parte un percorso locale e regionale?

La seconda questione chiave riguarda il rapporto tra le politiche ambientali e la politica, tra i percorsi locali di sviluppo sostenibile e gli orientamenti politici dominanti. C’è un rapporto visibile, forte, costante tra queste due variabili? L’Italia, sotto questo profilo, presenta infatti un carattere abbastanza originale nel panorama europeo e forse mondiale.

Il tema ambientale – quello cruciale delle politiche energetiche e climatiche, ma anche quello della tutela delle aree naturali, dell’edilizia, della mobilità urbana – divide nettamente, a livello di pronunciamenti nazionali, uno schieramento di centro-destra e uno schieramento di centro-sinistra.

Finita l’era Bush (e ricordando che già McCain o un governatore repubblicano come Schwarzenegger erano tutta un’altra cosa), nessuna destra di un paese sviluppato ha così poco interiorizzato e così apertamente deriso e avversato le politiche ambientali. Nessuna destra di governo – ve l’immaginate il governo Sarkozy o Merkel? – lascerebbe approvare a un ramo del proprio parlamento una mozione di aperto sostegno al negazionismo del riscaldamento del pianeta. Nessun governo di centro-destra europeo ha mai approvato (a ripetizione, tra l’altro) leggi di condono dell’abusivismo edilizio. Nessun governo di centro-destra, in questo momento, pone al centro delle proprie politiche energetiche la costruzione (tanto più ex-novo) di centrali nucleari: in altri paesi si discute (da parte di governi di centro-destra ma anche di sinistra) del mantenimento e quindi della sostituzione del parco termonucleare esistente, non della creazione di un nuovo parco termonucleare.

È così? C’è una Italia “ambientalista” e una Italia “non ambientalista”, ci sono chiari percorsi locali orientati allo sviluppo sostenibile associati alle tradizioni di sinistra (e alle tradizioni della sinistra cattolica) che si contrappongono alle aree di governo tradizionale del centro-destra? Questa è una domanda a cui potremmo già provare a rispondere, anche con il necessario rigore scientifico, avendone il tempo e i mezzi. Qui ci limiteremo ad abbozzare alcune suggestioni e prime valutazioni, più qualitative.

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