Saggistica

tratto da

Bilancio Terra

Gli effetti ambientali dell'economia globalizzata

di Lester R. Brown, Janet Larsen, Bernie Fischlowitz-Roberts

prefazione: Gianfranco Bologna

2003 - pagine: 240 - euro 19,80 - ISBN 88-86412-96-7

Si diffonde la penuria d'acqua

stralcio dal capitolo 2 pagina 97

La penuria idrica potrebbe essere uno dei problemi più sottostimati del momento. Poiché la domanda mondiale d’acqua è più che triplicata negli ultimi cinquant’anni, i segnali dell’insufficienza idrica sono sempre più ricorrenti. Alcuni degli indicatori più comuni sono il prosciugamento dei fiumi e dei pozzi, e la scomparsa dei laghi.
Fra i fiumi che sono in secca per una parte dell’anno vi sono il Colorado negli Stati Uniti, l’Amu Darya nell’Asia Centrale e il Fiume Giallo in Cina, mentre (sempre in Cina) lo Hai e il Huai presentano questo problema saltuariamente. Anche il flusso dell’Indo, fiume vitale per il Pakistan, è a volte ridotto a un rivolo quando sfocia nel Mare Arabico.
Il Colorado, il fiume più largo degli Stati Uniti sudoccidentali, di rado arriva a sfociare nell’oceano. Con l’aumento della domanda idrica nel corso degli anni è cresciuto anche l’utilizzo delle acque fluviali, tanto che il fiume è abitualmente in secca.
Una situazione simile si verifica anche in Asia, dove l’Amu Darya – uno dei due fiumi che alimentano il lago d’Aral – è in secca per gran parte dell’anno. Di conseguenza, la superficie di questo lago si sta restringendo, tanto che si corre il pericolo che l’Aral possa in futuro scomparire del tutto, rimanendo solo sulle vecchie carte geografiche.
In Cina il Fiume Giallo, il più a nord fra i due più importanti fiumi del paese, per la prima volta nel 1972 è rimasto in secca per alcune settimane. In seguito, a partire dal 1985, per un certo periodo ogni anno non arriva a sfociare nel Mar Giallo. A volte le acque del fiume non raggiungono neppure lo Shandong, l’ultima provincia che bagna prima della foce. Con il calo delle falde idriche, le sorgenti si sono prosciugate e alcuni fiumi sono spariti completamente: ad esempio non esiste più il fiume cinese Fen, principale corso d’acqua della provincia dello Shanxi, che un tempo scorreva attraverso Taiyuan, la capitale dello Shanxi, prima di confluire nel Fiume Giallo.
Un altro segno della penuria idrica è la scomparsa dei laghi. Nell’Africa centrale, negli ultimi quarant’anni il Lago Ciad ha perso il 95% della sua estensione, un fenomeno a cui hanno contribuito una minore piovosità, temperature più elevate e le diversioni verso le aree coltivate. In Cina, nella sola provincia dell’Hebei sono scomparsi circa mille laghi.

Le falde idriche stanno abbassandosi in parecchie regioni agricole-chiave del mondo: tra queste la Pianura del Nord della Cina, che produce quasi un terzo del raccolto di cereali del paese, il Punjab, il paniere dell’India, e le Grandi Pianure meridionali degli Stati Uniti, la regione leader nella produzione cerealicola.
Le carenze idriche affliggono oggi quasi tutti i paesi del Nord Africa e del Medioriente. L’Algeria, l’Egitto, l’Iran e il Marocco sono costretti a importare il 40% e oltre del loro fabbisogno di cereali. La crescita demografica in questi paesi con scarsità idrica comporta anche un aumento dei cereali importati.
Anche in Iran, che con 70 milioni di abitanti è una delle nazioni più popolose del Medioriente, si sta fronteggiando una diffusa penuria idrica. Sta perdendo velocemente le proprie risorse idriche la Pianura del Chenaran – fertile regione agricola a est di Mashad, situata nel nordest del paese – perché le acque dei pozzi che attingono agli acquiferi vengono usate per l’irrigazione e per i rifornimenti idrici di Mashad, una delle città iraniane più grandi e in forte crescita. Le ultime stime ufficiali dichiaravano che le falde erano scese di 8 metri nel 2001 perché la domanda idrica era ben superiore al tasso di rigenerazione.
L’abbassamento delle falde idriche in parte dell’Iran orientale ha causato il prosciugamento di molti pozzi. Alcuni villaggi sono stati abbandonati perché non hanno più fonti idriche. L’Iran sarà uno dei primi paesi a dover affrontare il problema dei rifugiati a causa della mancanza d’acqua.
Nello Yemen, un paese con 19 milioni di abitanti, i livelli delle falde stanno scendendo dappertutto di due o più metri ogni anno. Nella pianura dove si trova la città di Sana’a, il volume delle estrazioni idriche è cinque volte maggiore della ricarica, e i livelli si abbassano quindi ogni anno di 6 metri. Di recente sono stati trivellati alcuni pozzi che hanno raggiunto la profondità di 2 chilometri senza però riuscire a trovare acqua. In assenza di nuove fonti, la capitale yemenita rimarrà senz’acqua alla fine di questo decennio.
Un altro approccio al problema della sicurezza idrica è calcolare il volume di acqua disponibile procapite in un determinato paese. Nel 1995, 166 milioni di persone vivevano in 18 paesi dove le risorse d’acqua corrente erano in media inferiori a mille metri cubi l’anno, l’ammontare ritenuto necessario a soddisfare i bisogni idrici primari legati alla preparazione dei cibi, al bere e all’igiene personale. Secondo le stime, nel 2050 in 39 paesi le risorse idriche procapite scenderanno al di sotto del livello standard di mille metri cubi. A quel punto 1,7 miliardi di persone soffriranno di fatto di povertà idrica.
A un certo punto, la combinazione dell’esaurimento delle falde acquifere e della deviazione delle acque dagli usi agricoli a quelli urbani causeranno la riduzione delle aree irrigate in tutto il pianeta. Dati raccolti dalla FAO, che si basano su quelli ufficiali trasmessi dai vari governi, mostrano che le aree irrigate sono tuttora in aumento. Per esempio, fra il 1998 e il 1999, l’ultimo periodo per il quale sono disponibili dati globali, le terre irrigate sono passate da 271 a 274 milioni di ettari. La crescita riportata dell’1% sarebbe rassicurante, ma sembra invece che sia esagerata, in quanto i governi riescono a raccogliere meglio i dati sui nuovi progetti di irrigazione piuttosto che quelli sulle diminuzioni causate dalla deviazione delle acque verso le città o dall’esaurirsi delle falde. È possibile che il trend storico di crescita delle aree irrigue sia giunto a una battuta di arresto e che di fatto si stia invece registrando una contrazione di queste zone.