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Acquisti sostenibili Intervista a Simone Ricotta

Acquisti sostenibili, acquisti verdi e green public procurement rappresentano la nuova frontiera per avviare una conversione ecologica dell’economia e garantire una migliore qualità sociale delle produzioni.

Parliamo con Simone Ricotta di ARPAT Toscana, autore con Silvano Falocco di Acquisti sostenibili. Imprese e amministrazioni pubbliche per un'economia più verde e responsabile. 

 

Acquisti sostenibili è il primo libro che tratta questo tema in Italia, così colmando una grave lacuna. Qual è l’importanza assunta dagli acquisti sostenibili in Italia oggi?

Gli acquisti sostenibili sono uno strumento di politica economica e industriale che stimola l’innovazione, riduce gli impatti ambientali della produzione e promuove la tutela del lavoro dignitoso nelle catene di fornitura. Gli acquisti sostenibili giocano un ruolo rilevante su questi temi e l'Italia ha un grande bisogno di tutto questo.

 

Che vantaggi ne traggono le amministrazioni pubbliche?

Il 16,7% del pil italiano deriva dagli appalti pubblici di beni, servizi e lavori: attraverso una politica di acquisti sostenibili, le amministrazioni possono razionalizzare la spesa pubblica e ottenere sia risparmi economici sia una riduzione degli impatti ambientali e sociali. Applicando il concetto di “ciclo di vita”, acquistando prodotti a ridotto impatto ambientale, che usano meno sostanze pericolose o realizzati con materiali riciclati, riducono i costi sociali e sanitari per la collettività e riducono la dipendenza dalla disponibilità di risorse naturali. I requisiti sulla conformità a standard sociali lungo le catene di fornitura (salute e sicurezza, orario di lavoro, salario ecc.) rafforza le politiche sociali per la tutela della qualità del lavoro.

 

Perché le imprese non possono non tenere conto degli acquisti sostenibili, e come si posizionano su questo tema le aziende italiane a livello nazionale e internazionale?

L'aumento della sensibilità del consumatore alla sostenibilità ambientale e sociale dei prodotti spinge le imprese a occuparsi inevitabilmente di questi aspetti e a integrare requisiti di sostenibilità nei rapporti commerciali con fornitori e sub-fornitori.

Per altro verso, la domanda pubblica di prodotti e servizi “più sostenibili” non crea un mercato parallelo rispetto a quello della domanda privata. La necessità di rispondere ai requisiti ambientali e sociali degli appalti pubblici spinge le imprese ad adottare inevitabilmente tecnologie e sistemi di produzione più sostenibili. Oltrepassato un livello minimo iniziale, non è più economicamente conveniente per le imprese avere linee di produzioni diverse e diventa inevitabile tener conto degli acquisti sostenibili. Le imprese italiane di alcuni settori per i quali sono stati adottati i “criteri ambientali minimi” nazionali (per esempio arredi, ristorazione e tessile) sono leader nel mondo e l'applicazione di criteri ambientali negli appalti pubblici contribuisce a rafforzare questa leadership a livello internazionale.

 

Se ne possono trarre dei vantaggi competitivi? Vi sono esempi eclatanti?

La capacità di stare sulla frontiera dell'innovazione sui temi della sostenibilità permette di ottenere vantaggi di competitività. Nel settore della ristorazione collettiva, per esempio, le aziende che hanno saputo innovare processi e prodotti in ottica di sostenibilità ambientale riducendo drasticamente l'uso di imballaggi nella distribuzione delle bevande, hanno ottenuto importanti successi di mercato.

 

Che effetto hanno gli acquisti sostenibili sull’ambiente e quali sono i risultati che possono ottenere sul piano sociale?

Ricerche europee hanno dimostrato che l'applicazione di criteri ambientali negli appalti delle dieci principali categorie di beni e servizi (apparecchi per ufficio, catering, edilizia, carta ecc.) determina una riduzione del 25% delle emissioni di gas a effetto serra. Se tutte le amministrazioni europee acquistassero energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili, sarebbero raggiunti il 18% degli obiettivi del Protocollo di Kyoto.

Sul piano sociale, l'integrazione di requisiti etico-sociali negli appalti pubblici, in particolare, il requisito di conformità a standard internazionali relativi al lavoro dignitoso, contribuisce a migliorare le condizioni di lavoro nelle filiere globali, là dove sono pessime e dove si riscontrano gravi violazioni dei diritti umani.

 

Come si immagina possa evolversi questo strumento nei prossimi anni?

Sul piano degli appalti pubblici, le centrali di committenza nazionali e regionali avranno un peso crescente e questo permetterà la diffusione degli acquisti sostenibili per la rilevante capacità delle centrali nell'orientare il mercato. Le catene di fornitura dovranno essere sempre più tracciabili e trasparenti. I consumatori, pubblici e privati, vorranno avere maggiori informazioni sugli impatti ambientali e sulla “storia del prodotto”, la sua provenienza e l'eticità della sua produzione. Le imprese saranno impegnate a gestire i rischi di cattiva reputazione e le etichette ambientali integreranno anche criteri sociali, diventando, in sostanza, delle sustainability labels.

 
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