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“Un viaggio di mille chilometri inizia con un piccolo passo...”

Il 12 dicembre 2015, i rappresentanti di 196 nazioni hanno firmato a Parigi quello che è stato chiamato “Accordo di Parigi” sul clima. Ad aprile 2016, dopo le Isole Fiji, Palau e le Isole Marshall, altri 15 paesi lo hanno ratificato. Con le loro firme, si è arrivati a circa il 20% della soglia legale necessaria perché il provvedimento possa entrare effettivamente in vigore. L’articolo 21 dell’accordo stabilisce infatti che l’entrata in vigore avverrà dopo la ratifica di 55 paesi responsabili di almeno il 55% delle emissioni globali.

Anche da questo breve prologo risulta chiaro che quello dell’Accordo di Parigi è un meccanismo assai articolato, che coinvolge a vari livelli governi, decisori politici, rappresentanti della società civile e imprese, e dà una risposta a quella che è stata definita la “questione che definisce la nostra epoca”. Proprio all’analisi della struttura e dei contenuti dell’accordo è dedicato Il mondo dopo Parigi, un ebook curato da Emanuele Bompan e Sergio Ferraris. Il testo si apre con un’analisi molto dettagliata del provvedimento firmata da Valentino Piana, economista e curatore del sito accordodiparigi.it, che passa in rassegna articolo per articolo, chiarendo i passaggi più ostici di un provvedimento giuridico scritto nel linguaggio delle diplomazie.

Dopo il contributo di Piana, si apre la prima delle due parti che strutturano il testo. Intitolata “Analisi”, ha un taglio più tecnico. Il primo intervento è quello di Federico Antognazza, che si focalizza sull’importanza dell’accordo per la società civile e i movimenti grass root. Seguono i contributi di Paola Bolaffio, sul ruolo delle imprese e sulle loro aspettative, di Emanuele Bompan, sugli strumenti finanziari a supporto dell’accordo, di Stefano Caserini, che si concentra sugli INDC, cioè sugli elenchi di impegni volontari che le varie nazioni intendono intraprendere per centrare gli obiettivi indicati dall’accordo. Altri contributi a questa prima parte sono quelli di Leonardo Massai e Sara Venturini, che ricostruiscono la storia dei trattati sul clima da Montreal a Parigi, di Piero Pelizzaro, dedicato al ruolo che le città possono svolgere per contrastare il global warming, di Daniele Pernigotti e di Gianni Silvestrini, che da prospettive diverse affrontano il tema della decarbonizzazione delle nostre economie.

La seconda parte del testo, chiamata “opinioni”, raccoglie una serie di interventi al cui interno si possono individuare due “schieramenti” (e mezzo...). Da un lato c’è chi, come Chiara Braga, Roberto Giovannini e Martagrazia Midulla, esprime soddisfazione per l’accordo. Dall’altro lato, invece, ci sono i contributi di Marica Di Pierri, Averaldo Farri, Sergio Ferraris, Agime Gerbeti che, per un motivo o per l’altro, proclamano il proprio scetticismo sul testo uscito dall’incontro a Parigi. A metà tra queste due parti si collocano i contributi che esprimono posizioni più sfumate e possibiliste, come quello di Giuseppe Onufrio o Rossella Muroni. La seconda parte si chiude con un intervento di Gian Battista Zorzoli sul ruolo dei privati, preceduto da un’analisi firmata da Dario Tamburrano sull’impatto degli accordi di Parigi sulla politica e le istituzioni europee.

Il mondo dopo Parigi è un testo che presenta un’ampia gamma di opinioni anche in aperto contrasto tra di loro, e consente di comprendere i dettagli e le implicazioni di un provvedimento che, comunque la si pensi, a oggi rappresenta la miglior risposta che la comunità internazionale è riuscita a dare alla “questione che definisce la nostra epoca”.

P.s. Quello che dà il titolo a questo articolo è un aforisma del filosofo cinese Laozi. A onor del vero, quello fatto a Parigi non è un “piccolo passo”. Resta però che la strada è davvero molto lunga...

 
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