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Editoriali

Lo shopper equo e solidale

Spinta dall’aumento degli squilibri sociali, la xenofobia avanza. La paura dell’altro – non noto, diverso, minaccioso – aumenta a dispetto delle statistiche che vedono buona parte degli atti di violenza, a cominciare da quella sessuale, venire da chi ci è storicamente vicino. E la tentazione di erigere muri si affaccia, come dimostra il referendum del 23 giugno in Gran Bretagna, in luoghi finora insospettabili.

I servizi che pubblichiamo in questo numero di Materia Rinnovabile sulla questione dei sacchetti di plastica aiutano a guardare all’intreccio tra questione ambientale e questione sociale con occhi freschi.

L’associazione tra shopper e pregiudizi razziali può apparire ardita. Ma le frontiere tecnologiche della plastica compostabile sono molto avanzate e potrebbero far pensare che gli strumenti di difesa ambientale siano appannaggio dei paesi più ricchi: l’ecologia come un’altra barriera tra la sponda Nord e quella Sud del Mediterraneo. Gli sforzi di tanti paesi africani per liberarsi dai danni prodotti da un uso scorretto della plastica mostrano invece che il percorso della sostenibilità accomuna situazioni molto diverse. Non c’è necessariamente un prima e un dopo, una crescita industriale che produce danni e una successiva cura dei danni. L’evoluzione umana, come quella naturale, procede per salti. E contesti difficili stimolano nuove idee che, per esempio, possono portare dall’arretratezza all’off-grid bypassando le infrastrutture tradizionali.

Nel caso della plastica la lezione del Ruanda e di altri paesi africani e asiatici raccontati in questo numero fa riflettere. “Nel 2002 il Bangladesh è diventato il primo paese al mondo a vietare le borse di plastica, che avevano intasato il sistema fognario e contribuito al verificarsi di inondazioni catastrofiche. Altre nazioni, tra cui molte africane, hanno fatto lo stesso. Secondo l’Earth Policy Institute di Washington D.C. (dati 2013), 19 paesi del continente hanno applicato divieti totali o parziali, spesso prendendo di mira le borse più sottili che sono quelle più facilmente trasportate dal vento”, scrive Jonathan W. Rosen spiegando che le motivazioni sono molto concrete: in Mauritania il 70% delle morti di pecore e bovini del paese è da imputare all’ingestione di sacchetti di plastica. E nel servizio di Roberto Giovannini si dà conto delle iniziative di riduzione dell’uso della plastica prese da Kenia, Sudafrica, Senegal, Botswana, Gambia, Guinea-Bissau, Mali, Gabon, Etiopia, Malawi, Costa d’Avorio, Mauritania, Uganda, Camerun.

Anche in Italia c’è un Sud in cui la battaglia per l’ambiente e la legalità è aspra.

… continua a leggere su Materia Rinnovabile 11, luglio-agosto 2016

 
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