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Editoriali

A forza di numeri…

“A forza di numeri ammazzerebbe un bue”: così uno dei relatori commentava l’intervento di un collega, durante un convegno che parecchio tempo fa mi trovavo a moderare.

E forse allora l’ossessione per i numeri non era nemmeno dilagante come lo è ora.

Pare che nella comunicazione, e soprattutto in quella giornalistica, non se ne possa fare a meno. Senza numeri non c’è notizia, non c’è nemmeno un argomento. Senza numeri le cose non esistono o, almeno, non si possono comunicare “efficacemente”. Il numero è la notizia.

Mi fermo subito in questa ennesima lamentazione contro quella che reputo cattiva informazione, un’informazione diseducativa (ti fermi alle cifre, senza nemmeno cercare di capirle) e tutt’altro che efficace. Il pubblico dei lettori, assordato da una cacofonia di numeri (e oggi anche dall’invadenza di infografiche che anziché facilitare la comprensione di un dato spesso la complicano) si allontana sempre di più da strumenti di informazione che non informano. Tutto questo per dire…

1) che, naturalmente, nemmeno noi siamo immuni da questa malattia;

2) che i media hanno ripreso in questi giorni la “camionata” di cifre fornite dal rapporto "GreenItaly 2016" a proposito del settore edilizio in Italia, e in particolare del ruolo propulsivo del green building, in netta controtendenza rispetto al trend generale.

Il lavoro di Fondazione Symbola e Unioncamere è ovviamente importante e utile. Ma il modo in cui viene ripreso dai media è a volte talmente superficiale e poco accurato da far dubitare della stessa qualità dei dati offerti. Una perla tratta, addirittura, da un portale di settore: “nel nostro Paese oltre il 61% [delle “case”; n.d.a.] ha più di 40 anni e presenta un elevato consumo energetico (che va dal 40 al 45%).” Punto. Va dal 40 al 45%. Capito? 40-45% di cosa? Non si sa. E che dire degli interventi di riqualificazione arruolati a forza come “greenbuilding” (fino a rappresentare il 70% del mercato complessivo)?

Il tutto all’interno di una colata di cifre (superfici, occupati, risparmi, quote di mercato, investimenti) che, appunto, ammazza il bue (il lettore bue) e racconta poco. Certamente è un problema anche legato all’unità di lettura. Con poche battute a disposizione e tanti numeri da cui “pescare”, l’articolo si monta più facilmente. Ma se si va oltre il muro dei dati, quello della sostenibilità in edilizia è oggi uno degli scenari più interessanti da esplorare, un ambito in cui cultura progettuale e imprenditoriale esprimono una capacità di innovazione che pone il nostro paese quantomeno in linea con le realtà più avanzate a livello mondiale. Leadership in Green Building, la nostra più recente novità libraria, racconta una parte fondamentale di questa trasformazione, analizzando i più rappresentativi tra i progetti certificati Leed da quando questo protocollo è stato introdotto in Italia. Anche i protocolli di certificazione sono basati su parametri di valutazione che esprimono in cifre, coefficienti ecc. Ma, come dice il curatore del libro, Giuliano Dall’Ò, “In questo volume si prende visione del risultato di un percorso che ha portato a edifici progettati e realizzati secondo un approccio decisamente innovativo. E non parliamo di piccoli edifici ma delle architetture che hanno maggiormente caratterizzato le nostre città negli ultimi anni diventando icone di cosa voglia dire fare architettura oggi.”

 
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