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Il valore della qualità – Intervista a Giuliano Dall’Ò

Tra quelli che l’hanno già ottenuta e quelli che la stanno conseguendo sono quasi 350 gli edifici Leed nel nostro paese. Il protocollo è stato applicato a edifici storici, centri di innovazione, case provate e interi quartieri. In ogni caso, ha contribuito a migliorare la qualità dell’abitare e a innalzare il valore degli immobili certificati. Leadership in Green Building, curato da Giuliano Dall’Ò, racconta e illustra alcuni dei migliori edifici certificati in Italia.

 

Che cos’è Leadership in Green Building, e in cosa si differenzia dai volumi già pubblicati sugli edifici certificati Leed?

Leadership in Green Building è un volume che raccoglie alcuni tra i più prestigiosi edifici italiani certificati Leed. L’idea iniziale che stava alla base di questo lavoro era molto semplice: realizzare e rendere pubblico un primo “censimento” delle architetture italiane certificate sulla base dei diversi protocolli Leed proposti dal GBC (Green Building Council). Una schedatura ragionata che potesse finalmente fornire una visione d’insieme, a livello nazionale, di un processo evolutivo iniziato negli Stati Uniti nel 1998 e rilanciato nel nostro paese dieci anni più tardi, nel 2008, data di fondazione di GBC Italia.

Anche se la struttura della pubblicazione è organizzata attraverso schede, l’obiettivo reale non è stato di creare un catalogo. Si è cercato invece di capire come i progettisti abbiano recepito, all’interno di uno schema codificato – e necessariamente rigido come quello di un protocollo – lo stimolo a concepire edifici capaci di esprimere un’Architettura nuova, diversa, attuale, davvero in linea con i principi della sostenibilità.

Dall’analisi che è stata fatta sugli edifici considerati in questa pubblicazione è emersa tutta la positività della contaminazione tra protocolli Leed e Architettura. I valori architettonici non solo non si sono persi ma hanno tratto notevoli benefici dal processo di certificazione.

In questo volume si prende visione del risultato di un percorso che ha portato a edifici progettati e realizzati secondo un approccio decisamente innovativo. E non parliamo di piccoli edifici ma delle architetture che hanno maggiormente caratterizzato le nostre città negli ultimi anni diventando icone di cosa voglia dire fare architettura oggi.

Ed è proprio questo l’elemento che caratterizza il volume rispetto agli altri già pubblicati sul tema Leed, che in genere si focalizzano maggiormente sui tecnicismi del protocollo e sugli aspetti tecnologici attraverso una visione più ristretta.

 

Guardando i dati, si nota un incremento costante nel numero di edifici certificati Leed nel nostro paese. Come si spiega questo trend?

Il numero degli edifici Leed certificati in Italia è in crescita e questo risultato assume una maggiore valenza se si considera il momento di forte congiuntura negativa del mercato edilizio. I motivi di questa crescita sono a mio parere diversi. Innanzitutto l’esigenza di fare la differenza tra gli edifici che sono “semplicemente” energeticamente efficienti, ma qui basta la certificazione energetica, da quelli che esprimono in modo concreto un carattere di maggiore sostenibilità. Efficienza energetica e sostenibilità sono due concetti molto diversi. Premesso che gli edifici ambientalmente sostenibili sono ovviamente anche molto efficienti dal punto di vita energetico, il loro valore aggiunto, almeno in termini economici, è un qualcosa che viene percepito non dal proprietario o dall’utente ma dall’intera comunità. La certificazione ambientale, infatti, cerca di risolvere in modo positivo il delicato rapporto tra un edificio e l’ambiente in cui viene collocato.

Mentre la qualità energetica “paga”, nel senso che contribuisce alla riduzione delle spese di gestione, la qualità ambientale può essere valorizzata solo nella misura in cui cresce la coscienza diffusa di una maggiore salvaguardia dell’ambiente. La diffusione degli edifici certificati Leed, ma lo stesso discorso ovviamente vale anche per gli altri protocolli di certificazione ambientale come Breeam o Itaca per esempio, contribuisce a promuovere un cambiamento in positivo nel mercato immobiliare, stimolando esigenze che prima non venivano espresse perché forse non c’erano.

La congiuntura del mercato edilizio può paradossalmente essere una delle cause del successo del protocollo Leed. In un mercato nel quale la quantità è un problema perché non puntare sulla qualità? È questa una delle possibili chiavi di lettura di questo relativo successo che, nel caso del Leed, è rafforzato dal fatto che ci si confronta con un protocollo di certificazione riconosciuto a livello mondiale.

 

Come si distribuiscono nel nostro paese le certificazioni Leed? E quale ruolo hanno le amministrazioni pubbliche rispetto all’adozione di protocolli come il Leed?

Nel nostro paese le certificazioni Leed (130 sono attualmente i progetti che hanno ottenuto la certificazione e 220 quelli che la stanno perseguendo) privilegiano notevolmente il Nord Italia. Nel Centro Italia emerge il Lazio (15 progetti certificati e 46 in fase di certificazione) mentre il Sud Italia e le isole hanno pochissimi edifici certificati o in fase di certificazione.

Una riflessione sul motivo di questa “Italia Leed” a due marce non è semplice. È tuttavia possibile ipotizzare che il settore delle costruzioni al Nord sia molto più competitivo e, trattandosi di una certificazione internazionale, tenda ad aprirsi maggiormente a un possibile mercato immobiliare sovranazionale.

Il protocollo Leed segue uno schema volontario assolutamente privato. Il fatto che le amministrazioni pubbliche non lo abbiano recepito all’interno di strumenti di cogenza (a differenza di altri protocolli come per esempio Itaca o Vea) ritengo che sia un elemento positivo. Una scelta volontaria è una scelta che nasce da una convinzione, quindi una scelta più forte. Chi decide di certificare il proprio edificio seguendo un protocollo volontario come il Leed ha il coraggio di esprimere la propria volontà di essere competitivo, oltre alla consapevolezza di avere davanti un percorso tutt’altro che facile per ottenere un riconoscimento da un soggetto di terza parte.

 

C’è qualche edificio, tra quelli che sono stati selezionati per il volume, che l’ha impressionata particolarmente? E se sì, perché?

Non è semplice dare una risposta a questa domanda. Gli edifici analizzati nel volume, infatti, rappresentano una eccellente interpretazione di una Architettura contemporanea orientata in modo concreto ai principi della sostenibilità. Le destinazioni d’uso e i contesti territoriali e ambientali nei quali vengono inseriti sono differenti, così come sono differenti le risoluzioni degli spazi e dei rapporti con l’ambiente esterno. Io credo che ogni esempio tra quelli presentati non debba essere valutato solo nel suo insieme ma debbano essere fatte emergere le peculiarità tecnologiche che lo caratterizzano sia per le soluzioni architettoniche esterne, ossia come si percepisce l’edificio, sia per quelle interne che si riferiscono alla soluzione degli spazi in cui vengono svolte le attività.

Questo tipo di lettura è forse quello più interessante perché pone la questione sul modo con il quale certe soluzioni siano state risolte. Da questo punto di vista si supera il concetto di raccolta di schede per entrare nella percezione di un vero e proprio manuale degli edifici certificati Leed Made in Italy.

 

Leggi anche su: http://www.puntosostenibile.it/art/610/Il_valore_della_qualita

 
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