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Editoriali

Un riciclo da evitare

Il riciclo è cosa buona e giusta. Ma ci sono eccezioni. E la presidenza Trump ne offre la prova. Di fronte a una comunità scientifica che quasi all’unanimità chiede di mettere in sicurezza l’atmosfera, The Donald ha deciso di porre a capo dell’Environmental Protection Agency un climascettico, l’uomo che per anni ha lottato proprio contro l’agenzia ambientale impugnandone le decisioni davanti alla Corte Suprema. La scelta di Scott Pruitt, il procuratore generale dell’Oklahoma definito da Giuseppe Sarcina sul Corriere della Sera “il portavoce togato della lobby energetica: petrolio e soprattutto gas”, come direttore dell’Epa non è solo una beffa, uno schiaffo alla California devastata da una siccità infinita, alle centinaia di città e associazioni statunitensi che si battono contro il cambiamento climatico, alle aziende a stelle e strisce che rischiano di perdere competitività e mercati. È anche una pericolosa forma di riciclo: quello delle tossine sociali che rischiano di spaccare gli States spargendo risentimento e divisione.

 

E infatti il Times ha dedicato la copertina a Trump come uomo dell’anno: è il “Presidente degli Stati divisi d’America”. Nella motivazione si legge: “Davanti a questo barone dell’immobiliare e proprietario di casinò diventato star di un reality e provocatore senza mai aver passato un giorno da pubblico ufficiale e gestito altro interesse che non il suo, si prospettano le rovine fumanti di un vasto edificio politico che un tempo ospitava partiti, politologi, donatori, sondaggisti, tutti quelli che non lo avevano preso sul serio e non avevano previsto il suo arrivo”.

 

È difficile prevedere quali effetti produrrà la gestione della Casa Bianca che si è appena inaugurata: molti ritengono che sarà meno disastrosa delle premesse. Certo la mossa Pruitt non lascia grande spazio alla speranza. L’ex procuratore, in prima fila anche nelle campagne contro l’aborto e i matrimoni gay, è la voce di un’America che guarda verso il passato ed entra in risonanza con la parte dell’Europa più spaventata dalla crisi economica, dalla perdita del lavoro, dall’aumento dei flussi migratori.

 

Sarà il segno del prossimo decennio? In questo numero di Materia Rinnovabile Emanuele Bompan fa il punto sulle reazioni negli Stati Uniti ascoltando i suggerimenti di chi non si arrende: da Michael Brune, il direttore del Sierra Club che prevede “guerra nei tribunali, al Congresso e nelle strade” a Richard Heinberg, del Post Carbon Institute, che immagina una doppia strategia basata sul sostegno ai democratici e su proteste dal basso organizzate dalle città e dalle comunità.

 

continua a leggere su Materia Rinnovabile 13, novembre-dicembre 2016

 
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