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Editoriali

Tra vacche sacre e orti condivisi

Due libri per raccontare due nazioni diverse. Peccato si tratti sempre della stessa.

Mai come quest’anno, infatti, l’immagine dell’Italia restituita dalle due nuove pubblicazioni curate da Legambiente sembra parlare di paesi diversi, e parecchio distanti tra loro.

L’uscita quasi contemporanea di Alla scoperta della green society, il volume curato da Vittorio Cogliati Dezza, e di Ecomafia 2017, realizzato come sempre dall’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente, amplifica l’effetto stridente prodotto dai risultati di queste due indagini.

Le cento testimonianze raccolte da Cogliati Dezza provengono da un paese dove i cittadini, le imprese, le amministrazioni locali sono parte di un fenomeno di riappropriazione (e a volte di totale reinvenzione) del proprio ruolo nella società. E per le imprese, in particolare, spesso questo è davvero una novità: trovare in un panorama critico come quello della nostra economia imprese che sono già in linea, e a volte hanno precorso, la visione dell’impresa contemporanea teorizzata da Pavan Sukhdev in Corporation 2020 (imprese come parte vitale della società, di cui condividono visioni e obiettivi) induce ottimismo, orgoglio perfino. Così come i moltissimi sintomi di risveglio e innovazione nelle pratiche della partecipazione alla vita politica del paese ci fa apparire agganciati ai fenomeni più avanzati di progresso sociale che si manifestano a livello internazionale, vicini a quei paesi che siamo abituati a considerare più civili del nostro.

Giri la carta, ed ecco in Ecomafia 2017 si presenta un altro paese, l’Italia dell’illegalità diffusa, più o meno organizzata, che distrugge il proprio patrimonio di risorse (ambientali, culturali, economiche…) e che sembra tuttora saper saldamente condizionare troppi aspetti della nostra realtà.

Tra i tanti fenomeni che definiscono questa immagine di un paese a due facce, l’uso del territorio rappresenta forse la sua incarnazione più netta. Le vacche sacre del titolo non derivano da un’indagine di Legambiente in India, sono un incredibile fenomeno tutto italiano, calabrese nello specifico, di appropriazione e gestione illegale del territorio. Forse nemmeno il più grave, ma davvero incredibile anche nell’incapacità delle istituzioni di contrastarlo. Al polo opposto ci sono le iniziative con cui i cittadini (e qui siamo letteralmente alla scoperta della green society) si mobilitano spontaneamente per rivitalizzare parti di territorio degradate o abbandonate, perlopiù in contesti urbani. Si veda alla voce “orti condivisi” per l’appunto.

Se il territorio è quindi l’oggetto principe disputato tra queste due Italie contrapposte, il volume curato da Fabrizio Tucci, Architettura, città e territorio nella green economy rappresenta un utile contributo al dibattito sulla gestione e progettazione dell’uso del suolo e del patrimonio edilizio. Un volume realizzato – e anche questa è una novità per una cultura accademica troppo spesso caratterizzata da rivalità e gelosie – con la partecipazione dei maggiori esperti italiani e di quasi tutte le principali facoltà di architettura italiane.

 
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