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Sette passi nel futuro delle città

Ogni dieci anni circa, nel nostro paese sale l’attenzione al tema della sostenibilità delle città. Nel 1997, in occasione della firma del Protocollo di Kyoto, ci fu un gran parlare sui modi per rendere meno inquinanti i centri urbani. Nel 2008 la corsa a firmare il Covenant of the Mayor, conosciuto anche come Patto dei Sindaci. Nei (quasi) dieci anni trascorsi da allora, calma (quasi) piatta. Qualche pannello solare qui, un regolamento edilizio un po’ più stringente là, l’adozione – meritoria – di protocolli per l’efficienza energetica degli edifici. Sullo sfondo, interventi spot contro il dissesto idrogeologico, misure antisismiche, piani per il rilancio delle periferie... Se vi sembra che manchi una visione chiara, avete visto giusto.

In questo il contesto, in cui si alternano un passo avanti e due indietro, si intrecciano due tendenze: da un lato l’intensificarsi degli effetti del cambiamento climatico, dall’altro i processi di trasformazione che riguardano le città. Di recente è stato pubblicato su Nature Climate Change un meta-studio che avverte che, se le emissioni di gas serra continueranno a salire ai ritmi attuali, al 2100 ondate di calore pericolose per la salute umana potranno interessare il 74% della popolazione terrestre. Inoltre, fanno notare gli autori, già oggi circa il 30% della popolazione è a di rischio. D’altro canto, proprio nelle città si concentrerà la maggioranza della popolazione mondiale: secondo l’Unicef, al 2030 circa il 60% della popolazione sarà urbana, al 2050 il dato potrebbe aggirarsi intorno al 70%.

Architettura, città e territorio verso la Green Economy, indica un percorso che le città italiane potrebbero seguire per cogliere le opportunità generate da questi scenari. Il volume, curato da Ernesto Antonini e Fabrizio Tucci, contiene il “Manifesto della Green Economy per l’architettura e l’urbanistica”, elaborato nell’ambito del Gruppo nazionale degli stati generali della green economy. Il documento elenca sette punti che, se attuati, potrebbero dare slancio alle economie delle nostre città (non va infatti dimenticato che nelle città viene prodotto l’80% del Pil globale), rendendole più belle, efficienti e capaci di adattarsi agli impatti dei cambiamenti climatici. Centrali nel manifesto i temi della riqualificazione degli edifici esistenti, della tutela del patrimonio naturale e culturale, della rigenerazione delle periferie e della qualità ecologica, sociale ed ecologica.

I casi a cui guardare non mancano: da Copenaghen che intende diventare “carbon neutral” entro il 2025 a Parigi, dove si prevede di portare la rete delle piste ciclabili da 700 a 1.400 chilometri. Negli Stati Uniti non si contano i sindaci che hanno deciso di contrastare la decisione del presidente Trump di sfilarsi dall’Accordo di Parigi, mentre a Los Angeles è stato lanciato un piano per rendere accessibili le auto elettriche alle comunità più povere... Gli esempi potrebbero continuare, ma tutti indicano che, anche nel nostro paese, le città sono centrali per progettare e costruire un futuro migliore.

 
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