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Editoriali

La bellezza salverà il mondo

Quando mi si chiede perché è importante salvaguardare il “capitale naturale”, la mia risposta non può che essere ricercata nella Politica. Sì, perché il rispetto della natura e dell’ambiente in cui viviamo non possono che passare dall’eliminazione delle disuguaglianze e dal benessere delle persone. In poche parole, parlo di una lotta tra un “bene” e un “male”, tra il rispetto delle persone e la logica del profitto, tra “bellezza” e “immondezza”. L’immondezza è dappertutto e sta intossicando tutte le scelte socio-economiche e politico-ambientali di questo mondo.

 

Questo termine mi è venuto in mente per la prima volta mentre lavoravo sul tema della contraffazione, tema a cui ho dedicato il documentario La fabbrica fantasma. Nella filiera della contraffazione si vende e si compra materiale scadente, si lavora in condizioni precarie, poi in poco tempo si butta via ciò che si è appena comprato e si ricomincia, alimentando un ciclo vizioso. Anche dietro un oggetto innocuo, come una bambola, si possono nascondere la criminalità, lo sfruttamento, dei rischi per la salute. La stessa cosa succede per il cibo: vai al discount e compri cibo prodotto in contesti inquinati, in allevamenti irrispettosi sia per l’ambiente circostante sia per i lavoratori. Insomma, non siamo abituati a pensare a ciò che sta dietro a quello che compriamo. E le scelte che facciamo come consumatori finiscono per riflettere esattamente l’idea immonda che abbiamo per questo pianeta. Si pensa solo a spendere poco e tutto il resto passa in secondo piano.

 

Dopo La fabbrica fantasma ho scelto di dedicare un altro documentario al tema. È nato Immondezza – La bellezza salverà il mondo. In questo lavoro racconto di un viaggio nel Sud dell’Italia tra bellezza e rifiuti. Dal Vesuvio all’Etna attraversando “di corsa” parchi e comuni, montagne e spiagge, pulendo quello che altri hanno sporcato.

 

Una corsa all’insegna della fatica e dell’incontro con chi combatte le mafie, con chi accoglie i profughi e con chi ama la propria terra. E il messaggio è proprio questo: solo chi ama la propria terra salverà il mondo.

 

Tutti consumiamo. Tutti sfruttiamo le risorse di questo pianeta. Ora più che mai dobbiamo porre attenzione a quello che facciamo, compriamo, scegliamo. Noi siamo gli ultimi in grado di salvare il pianeta e consegnarlo intatto alle generazioni future. Per la prossima generazione sarà già troppo tardi. C’è ancora poco tempo, e dobbiamo fare in fretta. Ci sono ancora troppi consumatori abituati a non porsi domande, con l’unico obiettivo di risparmiare a tutti i costi. E questo non aiuta. E dall’altra parte c’è chi rifornisce la catena del consumo di robaccia, senza farsi il minimo scrupolo. Parlo delle multinazionali: loro pensano solo al profitto. Gli stessi governi che dovrebbero difenderci dai soprusi sono succubi di queste multinazionali senza faccia, senza identità, le quali portano con sé, nel paese in cui approdano, enormi quantità di denaro capace di piegare la legge locale ai propri interessi e di decidere sulla vita delle persone. C’è bisogno di una task force a livello globale, di far tornare i cittadini protagonisti delle democrazie, più partecipativi a livello locale. L’essere umano deve tornare a contare.

 

Mi vengono in mente quei casi in cui un lavoratore è costretto a scegliere se lavorare e guadagnare qualcosa per poter vivere pur sapendo che facendolo mette a rischio la propria salute e la sua vita. Mangiare o morire. Che poi non è detto che per mangiare non si finisca per morire.

 

Recuperiamo la morale. Laddove la morale non esiste si fanno affari loschi: la criminalità organizzata è dappertutto e commercia rifiuti e esseri umani come se fossero la stessa cosa. Dobbiamo andare a cercare chi a livello locale mette in pratica esempi virtuosi e valorizzarlo, metterlo al centro della nostra economia. Perché c’è ancora chi crea ricchezza sana e produce rispettando persone e ambiente. Queste persone non vanno lasciate sole, vanno invece sostenute. Questo deve fare la politica: così, valorizzando il Capitale Umano, si salvaguarda anche quello naturale.

 

Tratto da Capitale Naturale in Italia. L'autore del brano, Mimmo Calopresti, è regista, sceneggiatore e attore cinematografico italiano. Ha diretto diversi film, tra cui La parola amore esiste (1998), Preferisco il rumore del mare (2000), L’abbuffata (2007) e La fabbrica dei tedeschi (2008). Nel 2013 ha pubblicato il suo primo romanzo Io e l’Avvocato. Storia dei nostri padri. Nel 2015, dopo una lunga stagione documentaristica, è tornato alla regia cinematografica con il lungometraggio Uno per tutti.

 
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