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La Green Economy e l'etica dello sviluppo

Uno dei padri fondatori dell’economia classica, Adam Smith, illustrava il funzionamento del libero mercato attraverso una convincente metafora di vita quotidiana. In La ricchezza delle nazioni il celebre filosofo scriveva che i nostri pasti non sono preparati e serviti grazie alla “benevolenza” del macellaio, del birraio o del panettiere, ma che queste prestazioni vengono fornite per la cura che i commercianti riservano al loro interesse personale. La celebre citazione è diventata il fondamento di un’idea di mercato capace di autoregolarsi, in cui il perseguimento degli interessi egoistici degli attori economici condurrebbe naturalmente a un giovamento dell’intera società.

“Mia madre Angelina, che di macellai probabilmente ne sapeva più di Adam Smith, ragionava diversamente – racconta Edo Ronchi nella sua introduzione a La transizione alla Green Economy – lei aveva il suo macellaio di fiducia, e si serviva da lui pensando che non cercasse solo il suo interesse egoistico, ma che avesse prezzi onesti, fosse una persona perbene che rispettava le leggi e le norme sanitarie e che scegliesse la carne che vendeva da allevamenti che conosceva e che non riempivano gli animali di sostanze nocive. Probabilmente il macellaio di mia madre cercava di fare bene il suo lavoro, rispettando le leggi non solo per timore delle sanzioni, ma perché teneva alla sua buona reputazione e badava certo ai suoi conti, volendo anche conquistare e fidelizzare i suoi clienti.”

L’insostenibilità climatica ed ecologica prodotta dalle attività umane lineari ha reso evidente che il complesso di valori ed etica dietro alle scelte economiche è fondamentale: sono proprio i fattori economici a definire la sostenibilità o l’insostenibilità dello sviluppo.

Nel 2008, nel pieno della crisi finanziaria e della recessione che ha travolto le più grandi potenze, il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP), utilizzava per la prima volta il termine “green economy” in un documento e lanciava una piattaforma globale per la promozione di investimenti verdi in settori strategici. Veniva teorizzato un modello di sviluppo che favorisse soluzioni congiunte alla crisi economica e ambientale, un benessere più inclusivo e sobrio, in grado di preservare anche il capitale naturale e i servizi ecosistemici, attraverso l’utilizzo di  energia low carbon e  di un sistema di produzione basato sulla circolarità delle risorse.

A distanza di dieci anni, gli stessi trascorsi dalla nascita della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, il presidente Edo Ronchi traccia un quadro della situazione, sostenuto da un vasto patrimonio di studi e ricerche accumulati nel corso degli anni.

Nel saggio sono specificati e analizzati i fattori che ostacolano il cammino verso la transizione e quelli in grado di facilitarla. Sono quattro gli elementi che potrebbero accelerare il processo: le politiche pubbliche, che stentano a inserire la green economy tra le priorità, potrebbero invece trainare il cambiamento attraverso un sistema di incentivi fiscali; la finanza verde, che a seguito del boom dei green bonds degli ultimi anni potrebbe rappresentare un aiuto significativo; l’eco-innovazione, protagonista di nuove industrie e mercati, potrebbe generare nuova occupazione. Infine, le imprese green: migliorando la capacità di fare squadra e comunicare, con il pubblico e con i decisori politici, avrebbero tutte le caratteristiche per conquistare un ruolo di leadership all’interno del mondo produttivo.

Vengono riportate anche le trasformazioni in atto e le potenzialità dei settori chiave per la transizione: energia, agricoltura, manifattura, costruzioni, rifiuti, trasporti e turismo. La green economy punta su una crescita quantitativamente e qualitativamente selettiva: mentre alcuni settori crescono, altri dovranno essere trasformati o riqualificati.   

Un focus particolare infine è dedicato alle città, spina dorsale delle economie nazionali, dimora di più della metà della popolazione mondiale, responsabili di oltre il 70% delle emissioni di gas serra e del consumo del 70% delle risorse e dell’energia. Attraverso una pianificazione organica e integrata di riqualificazione urbana, riduzione del consumo di suolo, gestione dei rifiuti, mobilità, distribuzione energetica, aree e infrastrutture verdi, le “green cities” potrebbero ottenere un primato nell’innovazione e contribuire al benessere delle generazioni future.

 
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