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Economia circolare: Italia sul podio, nonostante la politica continui a tirare dritto...

Intervista a Duccio Bianchi

di Diego Tavazzi

 

Quello dei rifiuti è uno dei temi che dimostra con più chiarezza l’arretratezza della classe dirigente del nostro paese, divisa tra chi sostiene che l’unica soluzione possibile siano gli inceneritori e chi invece sventola soluzioni tanto fantasiose quanto impraticabili. In realtà, un’alternativa c’è, ce l’ha indicata (anche) l’Europa e molti settori produttivi hanno già iniziato a praticarla. Si tratta dell’economia circolare, un fenomeno complesso e in rapido sviluppo che, nonostante la nostra classe politica, sta trasformando uno dopo l’altro tutti i settori della nostra economia, con vantaggi enormi per l’ambiente e il portafogli. Abbiamo chiesto a Duccio Bianchi di raccontarci i risultati di Economia circolare in Italia, il primo studio sistematico condotto su questo argomento nel nostro paese.

 

 

Per una volta, cominciamo da un primato, che probabilmente in pochi conoscono: quella italiana è l’economia più performante in Europa per produttività d’uso delle risorse materiali e riciclo di materie. Come facciamo?
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“Storicamente l’Italia ha sempre ottimizzato l’uso di materie prime e di energia. Ma ciò che è più interessante è che dopo la crisi economica (e anche durante) il nostro paese ha ulteriormente migliorato le proprie prestazioni in termini di efficienza d’uso delle risorse materiali ed energetiche. Forse l’industria italiana, non potendo più giocare sulla 'svalutazione', si è concentrata su altri fattori di riduzione dei costi (energia, materie prime, smaltimenti). Nella forte riduzione di uso di materie prime incidono per esempio sia la crescita del riciclo e dell’impiego di materia seconda sia la riduzione dei consumi edili e la trasformazione dell’industria edile da industria di costruzione a industria di ristrutturazione. L’altissimo tasso di riciclo dell’Italia dipende soprattutto dagli usi industriali – sostanzialmente l’industria metallurgica italiana è ormai una industria di riciclo e importa grandi quantità – piuttosto che dai tassi di recupero dei rifiuti urbani.”

 

Quali sono i numeri dell’economia circolare nel nostro paese? E quali i vantaggi per l’ambiente?


“La definizione del perimetro dell’economia circolare è ancora controversa. Utilizzando un’accezione piuttosto restrittiva siamo a una filiera che vale circa 88 miliardi di fatturato, 22 miliardi di valore aggiunto e poco meno di 600.000 addetti. In questo insieme, la filiera in senso stretto del riciclo (dalla raccolta alla produzione manifatturiera) vale circa 57 miliardi di fatturato e quasi 200.000 addetti. Non si possono poi trascurare i vantaggi ambientali. Il solo settore del riciclo vale un beneficio di 21 milioni di tonnellate di petrolio equivalente risparmiato ed emissioni evitate di CO2 per circa 58 milioni di tonnellate (poco meno del 15% del totale).”

 

Ritieni che l’approvazione delle Direttive europee sull’economia circolare avrà effetti significativi sul profilo dell’innovazione nei settori dei materiali, dei processi, dei prodotti? Si vedono già i primi risultati?
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“Il lungo iter del pacchetto sull’economia circolare ha sicuramente aiutato a rendere più ‘mainstream’ il concetto di economia circolare. Gli obiettivi del pacchetto, in particolare sui rifiuti, risentono della molteplicità di livelli di partenza dei varie paesi europei e per l’Italia sono sostanzialmente allineati a norme già esistenti. Come ha già fatto la Germania, l’Italia potrebbe spingersi verso obiettivi più ambiziosi. Importanti però potrebbero essere le ricadute sullo sviluppo di nuovi materiali (in particolare di materiali biobased con cui già oggi potremmo soddisfare tutti i fabbisogni di imballaggio dei prodotti freschi) e di aree di impiego del riciclo (un po’ di esempi: materiali edili e infrastrutture, materassi, tessili e pannolini). Una area di sviluppo – che forse conta poco in termini quantitativi, ma che è un formidabile attivatore di occupazione – è infine il riuso e l’upcycling dei materiali.”

 
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