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Bioeconomia per la rigenerazione dei territori

È possibile riconnettere economia e società e rilanciare la competitività imprenditoriale? La risposta di Catia Bastioli, chimica, scienziata e imprenditrice, AD del gruppo Novamont, è sì. Attraverso un modello di innovazione continua applicata ai territori, alle loro tradizioni, ai loro problemi, per puntare alla qualità diversificata e non alla quantità indifferenziata. Il caso di Novamont è diventato negli anni un “dimostratore di bioeconomia a livello internazionale” con ricadute nei settori più disparati e piattaforma per ulteriori e infiniti sviluppi, per spiegare come la bioeconomia possa rappresentare un’opportunità di reale accelerazione verso lo sviluppo sostenibile, con benefici multipli dal punto di vista ambientale, economico, sociale e soprattutto culturale.

Per realizzare tutto questo occorre avere una visione a lungo termine e una strategia per un vero e proprio cambio di paradigma che abbia al suo centro la conoscenza e il benessere dell’individuo e della collettività: un cambiamento che sia capace di innestare una nuova cultura condivisa, senza la quale nessuna riconnessione tra economia e società sarà possibile.

Il caso studio del sacco per asporto merci
Un altro ambito in cui l’utilizzo di bioplastiche ha dimostrato di poter apportare dei benefici concreti e l’impiego dei sacchetti biodegradabili e compostabili per migliorare la gestione e aumentare la qualità e la quantità del rifiuto organico. I rifiuti organici nel nostro paese costituiscono un enorme problema. Se fossero prodotti in quantità minori e fossero riutilizzati in modo corretto, sarebbero invece una risorsa.
Il rifiuto organico è forse la dimostrazione “migliore” di cosa significhi mancanza di cultura di sistema. Gli scarti alimentari e verdi sono ancora conferiti in quantità ingenti in discarica, perdendo così la consapevolezza del prezioso valore del rifiuto organico. Questo rappresenta circa il 35-40% del rifiuto totale e messo in discarica diventa pericoloso: in quanto fermentescibile produce infatti metano e percolati che possono finire in falda. Questo e il motivo per cui le discariche devono essere gestite per almeno 50 anni dopo la chiusura, con un incredibile spreco di denaro pubblico. Ma il rifiuto organico può essere trasformato in un prodotto prodigioso come il compost, che può anche essere combinato con la produzione di biogas. 
Il compost in agricoltura contrasta la desertificazione dei suoli, riduce il bisogno di acqua, limita gli effetti di eutrofizzazione tipici dei fertilizzanti chimici e rende le piante più resistenti alle malattie. L’Italia, con la sua legislazione pionieristica in materia di sacchetti biodegradabili, è passata da una posizione di default delle regole europee a paese guida, ha saputo creare ponti tra industria, mondo dell’ambientalismo, accademia e agricoltura, riuscendo sotto la Presidenza italiana dell’Ue a portare a termine un complesso iter legislativo di adozione di una direttiva in materia di sacchi per asporto merci che ha spinto i diversi Stati membri ad adeguare la propria legislazione sul tema. 
Il dibattito acceso che si e sviluppato a livello di Unione europea e di Stati membri ha aiutato a far crescere la consapevolezza sulla problematica dell’inquinamento da plastiche e a porre i riflettori anche sul rifiuto organico, sulle soluzioni virtuose applicate da alcuni e pienamente adottabili da tutti. Il sacco per asporto merci, grazie a quanto e stato realizzato in Italia, sta diventando così un simbolo del possibile cambio di paradigma, per cui occorre guardare con occhi nuovi anche l’oggetto più insignificante che ci circonda per reinventarlo, e accelerare la riconfigurazione dei sistemi di produzione e consumo verso la triplice sfida dell’efficienza delle risorse, della resilienza degli ecosistemi e del benessere delle persone.
Un’analisi condotta internamente seguendo il principio di Life Cycle Thinking (LCT) ha evidenziato il rilevante effetto di potenziale decarbonizzazione che deriverebbe dalla quasi totale intercettazione e riciclo della frazione organica del rifiuto che altrimenti finirebbe in discarica, nonché il ruolo dei sacchi biodegradabili e compostabili nel raggiungere tale obiettivo. Si stima che in Italia ogni anno si producano 10 milioni di tonnellate di rifiuti organici, di cui più di 6 milioni vengono riciclati. La Life Cycle Analysis (LCA) mostra che l’attuazione di un sistema di gestione dei rifiuti basato sulla raccolta differenziata e sul riutilizzo di sacchi biodegradabili e compostabili ridurrebbe sostanzialmente le emissioni di gas serra, come conseguenza del passaggio dallo smaltimento in discarica al recupero dei rifiuti attraverso il riciclo organico (per esempio attraverso il compostaggio). 
Da studi condotti internamente a Novamont è emerso che se in Italia tutti i rifiuti organici fossero raccolti in sacchi biodegradabili e compostabili, ci sarebbero 4 milioni di tonnellate di rifiuti organici riciclati in più, grazie al riutilizzo, da parte dei cittadini, di sacchi per asporto merci come sacchi per la raccolta del rifiuto. Inoltre i vantaggi di un passaggio dallo smaltimento in discarica alla raccolta differenziata con sacchi biodegradabili e compostabili, con la conseguente applicazione del compost in agricoltura, sarebbero sorprendenti, con un risparmio netto di circa 4,9 milioni di tonnellate di CO2eq/anno.

 
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