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Il passaporto dei materiali

La Terra è un sistema chiuso con una quantità finita di materie prime, cui non se ne aggiungeranno mai altre. In un sistema del genere, quindi, la crescita illimitata è impossibile ed è per questo che dovremo trasformare la nostra economia in modo che tutto ciò di cui disponiamo in misura limitata (materie prime, materiali e suolo) diventi continuamente utilizzabile. Si pensi al modello attuale: quando un prodotto o un edificio finiscono il loro ciclo di vita, i materiali che sono stati usati diventano di colpo irrilevanti, si parla solo di “rifiuti” e nessuno si interessa più alle loro caratteristiche e alle loro proprietà. Ma, attenzione, se è vero che nulla si crea è ancora più vero che nulla si distrugge. Infatti, come ben spiegano gli autori di Material Matters Rau e Oberhuber, in un sistema chiuso niente va mai veramente “perduto”: le materie prime finiscono semplicemente nell’anonimato o cambiano di aspetto e vengono, per esempio, trasformate in gas o in rifiuti. 
I rifiuti non sono altro che materiali privi del diritto di esistere e senza un’identità riconosciuta. Pertanto, quando diciamo che le materie prime vanno perdute, non intendiamo dire che spariscono nel nulla, ma solo che non sono più disponibili in una forma che possiamo utilizzare.

 

La soluzione? Secondo Rau e Oberhuber il solo metodo per evitare che le materie prime cadano nell’anonimato è quello di attribuire loro un’identità permanente e di registrarla in un “passaporto dei materiali”.
“Facciamo il paragone con una biblioteca: registrare chi e quando li ha presi in prestito, permette che i libri siano disponibili per generazioni. Ogni libro possiede un suo documento di identità che lo rappresenta quando non è fisicamente presente all’interno di un sistema ordinato. In questo modo il bibliotecario può sapere con esattezza dove si trova un determinato libro. Perciò non occorre che i libri rimangano sugli scaffali, la collezione è in parte sparsa in ogni momento tra le case, le borse, le automobili e i luoghi di lavoro di innumerevoli membri.


Ma il bibliotecario mantiene la visione d’insieme, e in tal modo la collezione resta intatta, semplicemente perché tutto è registrato. Seguendo lo stesso principio, per evitare che materiali e materie prime vadano perduti abbiamo ideato nel 2011 il passaporto dei materiali, in cui viene registrato un accurato inventario di tutti i materiali, componenti e materie prime utilizzati in un prodotto o in un edificio, assieme alle informazioni sulla loro ubicazione. Una carta d’identità per tutti i materiali utilizzati. Il primo edificio al mondo a esserne dotato è stato il Comune di Brummen nel 2013. Tutti i materiali, il punto esatto in cui si trovano e la maniera in cui sono stati incorporati vengono riportati in quel primo passaporto dei materiali.
In questo modo il materiale riceve un’identità permanente, che esiste indipendentemente dal prodotto. E questo cambia tutto. Basta dare un’identità a qualcosa e il suo valore aumenta immediatamente. […]
 Oggi, chi vuole demolire un edificio deve rivolgersi a una ditta specializzata e mettere mano al portafogli. Con il passaporto dei materiali un edificio tornerebbe invece a essere prezioso e il proprietario si accorgerebbe che non sempre deve pagare per farlo smantellare, ma che potrebbe addirittura guadagnarci. Questo principio vale per tutti gli edifici del mondo. In questo modo gli edifici diventano miniere di materiali, buildings as a material mine”.

 

Continua a leggere "Material Matters. L'importanza della materia" di T. Rau e S. Oberhuber

 
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