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Economia circolare per tutti

“Riutilizza a livello locale ciò che non è rotto, e ripara ciò che è rotto; non ricondizionare ciò che può essere riparato; non riciclare ciò che può essere ricondizionato.” Se con economia circolare ci si riferisce a tutte le attività volte a estendere il ciclo di vita dei beni – riutilizzo, riparazione, remanufacturing e upgrade tecnologico – allora questa è sempre esistita, accompagnando l’uomo fin dall’antichità. Per l’umanità primitiva è stata la norma, una strategia necessaria per superare i problemi della scarsità di risorse, persone e competenze. Solo con la Rivoluzione Industriale, gli esseri umani si sono liberati dalla difficoltà di reperire cibo, risorse e alloggio, generando per la prima volta l’abbondanza, ma anche uno stile di vita e di consumo insostenibile.

Secondo il professor Stahel, autore del volume Economia circolare per tutti, anelli più piccoli – in termini di operatività e geografia – sono i più efficienti dal punto di vista dell’impiego delle risorse. Mantenere il valore e l’utilità degli stock di oggetti e materiali il più a lungo possibile e prolungarne la vita attraverso cicli concentrici di riutilizzo e riparazione è più efficiente ed economico che demolirli per ricavarne nuove materie prime: il riciclo, che spesso viene indicato come emblema di sostenibilità, rappresenta una soluzione di ultima istanza per il recupero dei materiali.

Walter Stahel e Geneviéve Reday furono pionieri di questa visione economica, quando negli anni Settanta, con la prima crisi petrolifera, i prezzi dell’energia iniziavano a subire le prime fluttuazioni. I due intuirono già con chiarezza quello che oggi è ormai noto (quasi) a tutti: le risorse di cui disponiamo sono limitate e non riescono a soddisfare le esigenze di una popolazione in costante aumento. Osservando che la maggior quantità di energia veniva utilizzata per l’estrazione delle risorse e per la loro lavorazione, presentarono alla Commissione europea Substituting manpower for energy, un rapporto tecnico, in cui introducevano il concetto di un’economia a cicli chiusi, e proponevano la sostituzione dell’energia con forze naturali e rinnovabili: il capitale umano e la manodopera.

Il professor Stahel ha continuato ad approfondire e promuovere i principi dell’economia circolare attraverso numerose pubblicazioni e il Product Life Institute, fondato da lui stesso a Ginevra. Dopo quarant’anni ne definisce i concetti di base e ne sancisce il completamento con Economia circolare per tutti. Dai Repair Café ai fleet manager, fino ad arrivare ai primi esperimenti di performance economy, il salto da una dimensione artigianale e locale della circular economy a una industriale e globale può essere praticabile solo grazie a un passaggio di proprietà e responsabilità dei prodotti industriali ai produttori, che saranno così spinti verso strategie di economia circolare industriale, e verso la maggiore estensione possibile del ciclo di vita degli oggetti da loro gestiti: “se i produttori mantengono la proprietà dei beni – ha ribadito in più occasioni lo studioso — i beni di oggi saranno le risorse di domani ai prezzi delle materie prime di ieri”.

 
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