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Bioplastiche: intervista a Catia Bastioli

di Paola Fraschini

C’è un caso in cui l’Italia dimostra che pur nella crisi è possibile creare posti di lavoro, stimolare l’innovazione, rivitalizzare settori dell’economia. Stiamo parlando delle bioplastiche biodegradabili e compostabili, un esempio di economia di sistema capace di ripensare un prodotto critico per l’ambiente impendendone il conferimento in discarica. E l’obiettivo non è solo quello di sviluppare nuovi prodotti, ma soprattutto declinare una strategia di sviluppo lungimirante in ottica sistemica. Il “caso Italia” è raccontato nel libro (in italiano e inglese) a cura di Walter Ganapini Bioplastics/Bioplastiche ed è stato presentato presso il Parlamento europeo lo scorso 6 marzo alla presenza di policy makers provenienti da tutta Europa.

 

Il nostro Paese si trova a occupare una posizione di leader nel settore delle bioplastiche: una volta tanto il caso Italia è un esempio d’avanguardia per tutto il resto d’Europa. Ci vuole brevemente raccontare come si è arrivati a questo risultato?

L’esperimento di economia di sistema che ci ha permesso di arrivare al punto in cui siamo oggi, dove osserviamo un certo dinamismo dell’Italia nel settore delle bioplastiche biodegradabili e compostabili e nel settore degli intermedi chimici sinergici alla loro produzione, capace anche di attrarre investimenti di imprese leader internazionali, parte da lontano ed è il risultato di circa 20 anni di lavoro sia dal lato della ricerca e innovazione sia nel campo del waste managment.

Il lavoro che ha portato alla realizzazione di questo caso studio all’avanguardia trae la sua origine dalla evoluzione della ricerca e innovazione del settore delle bioplastiche biodegradabili da un lato e dallo sviluppo virtuoso della filiera del compost di qualità, da rifiuto municipale raccolto in modo differenziato, dall’altro. Le connessioni tra questi due sviluppi, verificatisi negli anni, hanno messo in moto una serie di comportamenti virtuosi e di iniziative di collaborazione tra svariati interlocutori (imprese, istituzioni, enti di ricerca, associazioni di settore, società di consulenza ed enti regionali) generando un tessuto connettivo ideale per promuovere un cambiamento di modello di sviluppo con al centro l’uso efficiente delle risorse.

La legislazione sugli shoppers varata all’inizio del 2010 ha poi consentito di massimizzare i risultati e consolidare ulteriormente questi due sviluppi sinergici creando condizioni che hanno permesso e che permetteranno di stimolare investimenti in bioraffinerie fornendo opportunità di riconversione, per impianti a oggi non più competitivi, su produzioni ad alto valore aggiunto.

Il caso studio dimostra come sia possibile trasformare una minaccia per il pianeta, come quello dell’inquinamento in mare e nel territorio da sacchetti in plastica tradizionale, in un’opportunità di crescita per il paese. Abbiamo in Italia un caso di economia di sistema che è stato capace di ripensare un prodotto critico per l’ambiente con soluzioni diverse come le bioplastiche biodegradabili e compostabili, oltre ai sacchi riutilizzabili, permettendoci così di catturare maggiore valore del rifiuto organico, impendendone il conferimento in discarica. Da un problema abbiamo creato delle opportunità. Il sacchetto diventa quindi una filiera integrata e base per diverse altre filiere corte, integrate tra loro, capaci di dare slancio all’agricoltura locale e di riportare sul nostro territorio la produzione di materie prime, focalizzandoci su nicchie di mercato in cui siamo capaci di competere a testa alta con mercati emergenti e globali.

 

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