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Editoriali

Un voto cifrato

di Marco Moro

 

Profondamente scossa nelle sue stesse fondamenta e nei contenuti ideali, l’Unione europea sta conoscendo la più grave crisi di legittimità della sua storia. Lo confermano i risultati elettorali di domenica 25 maggio per il rinnovo del Parlamento europeo che hanno visto il trionfo di Marine Le Pen in Francia, quello del partito euroscettico Ukip nel Regno Unito, addirittura l’ingresso di un eurodeputato neonazista in Germania. Anche il successo del partito di Tsipras in Grecia, sulla sponda politica opposta, lancia un messaggio chiaro contro le politiche di austerità che hanno stremato il paese.

Quindi, se guardando al contesto italiano si potrebbe trarre dai risultati delle elezioni un’immagine rassicurante di maggiore stabilità, non appena si allarga lo sguardo alle altre nazioni europee (come si dovrebbe, visto che le elezioni erano europee) le contraddizioni appaiono molto evidenti.

 

In Grecia, alla sinistra di Tsipras risponde il nazionalismo di Alba Dorata, segnale di una polarizzazione estrema dell’elettorato su posizioni radicalmente contrapposte.

In Ungheria l’estrema destra è il secondo partito (ma due liste che fanno riferimento ai Verdi Europei guadagnano quasi il 13%, uno dei migliori risultati in Europa).

In Spagna, Podemos, il movimento degli indignati organizzatosi in partito da pochi mesi raccoglie l’8% delle preferenze, in uno scenario che include anche forti spinte indipendentiste, come in Catalogna.

L’elenco potrebbe continuare, restituendo un quadro che, sistematicamente, non si presta a una facile decifrazione.

Affluenze nettamente sotto il 50% (in un caso, quello della Slovacchia, addirittura sotto al 20%) sono un dato ricorrente e un altro netto segnale, come minimo, di disaffezione per l’Europa di oggi.

In un contesto così frastagliato come interpretare le indicazioni di cambiamento espresse dal voto?

 

La frammentazione degli schieramenti (pensiamo solo a come il voto “ambientalista” sia distribuito tra i partiti aderenti ai Verdi Europei e le formazioni di simile orientamento che hanno appoggiato invece la lista Tsipras) non fa che rendere meno leggibile la mappa.

Stiamo andando verso una semplice correzione di rotta nelle politiche europee, verso una svolta più decisa, oppure quelli che abbiamo visto sono i sintomi di un inarrestabile declino dell’Unione?

Il libro curato da Silvia Zamboni, Un’altra Europa, acquista una attualità ancora maggiore a seguito di questo esito elettorale.

Ad alcuni degli autorevoli contributors del volume abbiamo quindi chiesto di darci, in questo numero speciale della nostra newsletter, una prima interpretazione di quanto è accaduto, proiettando il risultato del voto sugli obiettivi che nel libro vengono individuati come le fondamenta su cui impostare una possibile (ri)costruzione europea.

 
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