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Reclamate il cielo!

di Robert Costanza

 

L’atmosfera è un bene comune della collettività globale. Se si verifica uno sversamento di petrolio nell’oceano, i governi recuperano la cifra necessaria per riparare i danni all’ambiente. Mentre restano inerti di fronte a “sversamenti” catastrofici di CO2 in atmosfera. Secondo la Public Trust Doctrine è responsabilità dei governi, in quanto amministratori fiduciari, proteggerla chiedendo i danni a chi inquina. Novanta aziende sono responsabili di due terzi delle emissioni di anidride carbonica.

L’atmosfera è un bene comunitario che appartiene a tutti. Il problema è che attualmente è una risorsa non protetta: chiunque può emettere anidride carbonica nell’atmosfera senza conseguenze per sé ma con enormi conseguenze cumulative per il clima e per la comunità globale. Molti ritengono che addebitare alle società e agli individui i costi per i danni causati dalle loro emissioni, per esempio una carbon tax o un sistema cap/auction/dividend/trade, ridurrebbe drasticamente le emissioni. Tuttavia, nonostante alcuni interessanti esperimenti locali, implementare questo tipo di sistema attraverso negoziati internazionali a livello globale si è dimostrato quasi impossibile. Governi chiave, troppo influenzati dagli interessi che ruotano attorno ai combustibili fossili, hanno bloccato gli impegni vincolanti e gli strumenti economici efficaci.

 

La società civile globale può cambiare questo stato di cose se reclama i diritti di proprietà sull’atmosfera. Sostenendo che tutti noi possediamo collettivamente il cielo, possiamo cominciare a utilizzare le istituzioni legali competenti in materia di proprietà per proteggere i diritti collettivi, sanzionare economicamente i danni a questo bene e premiare chi ne migliora le condizioni.

Questa idea è stata proposta da Peter Barnes e altri.

La Public Trust Doctrine è un potente principio legale emergente che sta alla base di questa idea. Nel suo libro, Nature’s Trust: Environmental Law for a New Ecological Age, la giurista Mary Wood descrive come la Public Trust Doctrine abbia radici nell’antica legislazione romana e ricorra in molti sistemi normativi derivati da essa. La dottrina stabilisce che certe risorse naturali devono essere gestite in amministrazione fiduciaria in quanto beni al servizio del bene pubblico. È responsabilità del governo, in quanto amministratore fiduciario, proteggere questi beni da danneggiamenti e conservarli per l’uso pubblico. Secondo questa dottrina, il governo non può cedere o vendere questi beni a privati. In passato la Public Trust Doctrine è stata applicata in molti paesi per proteggere bacini idrici, coste, acqua dolce, fauna selvatica e altre risorse.

Oggi, come Wood sostiene con energia, è arrivato il momento di espandere l’ambito di applicazione della dottrina a tutti i servizi essenziali mediante i quali il capitale naturale e gli ecosistemi supportano il benessere umano, compresi l’atmosfera, gli oceani e la biodiversità… Continua a leggere su 'Materia Rinnovabile', n. 5 agosto 2015

 
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