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Editoriali

Rimettere in circolo Madrid e Barcellona

- di Antonio Cianciullo
Mentre questo numero di "Materia Rinnovabile" va in chiusura, sale l’allarme per la contrapposizione tra Barcellona e Madrid. Qualcuno potrebbe dire: ma perché dedicare l’editoriale di un magazine sull’economia circolare a un evento politico? Sembra una vicenda estranea ai temi di cui ci occupiamo; che oltretutto fa seguito ad altri casi di contrasto tra spinte autonomiste e governi centrali. Perché parlarne?
Penso che sia il caso di farlo per vari motivi. Innanzitutto quello che colpisce è il livello di maturità delle società di cui stiamo parlando. La Catalogna è una bandiera storica dell’apertura culturale, tecnologica, politica. Un’area che ha legami profondi con l’Italia, come si percepisce immediatamente ascoltando il catalano. Una regione che ha dimostrato nella giornata del referendum di saper usare con sapienza le tecniche della non violenza. leggi  >>

Un tuffo nella circolarità

- di Antonio Cianciullo
Profondità, grandi spazi, tempi lunghi, forza della natura, stabilità: sono le immagini più immediate che vengono in mente quando si parla di mare. Elementi non facilmente associabili all’idea di circolarità. Eppure, a ben guardare, il nesso tra oceani e circular economy è nella logica delle cose. Basta saper guardare. E nell'ultimo numero di Materia Rinnovabile proviamo a farlo. Ovviamente il mare è collegato alla circolarità perché è un elemento essenziale di alcuni cicli fondamentali, da quello dell’acqua a quello del carbonio. Ma questo è un aspetto tecnico che rimanda a conoscenze molto antiche, come quelle scolastiche sull’evaporazione, o molto moderne, come le indagini sui meccanismi che finora hanno consentito di assorbire circa la metà dell’anidride carbonica emessa e che stanno entrando in crisi per colpa del cambiamento climatico. leggi  >>

L’età della ciambella

- di Marco Moro
E non si tratta di cerchi nel grano o, solo, di cicli circolari nell’economia. E nemmeno di dolci di forma circolare. Parliamo di una sostituzione di “repertorio iconografico”, di codice visuale, un fenomeno che sarebbe interessante studiare con gli strumenti dell’iconologia, disciplina che studia i “cicli di vita” di determinate immagini nella storia. Ma veniamo al punto: Economista s. m. e f. [dal fr. économiste (v. economia)] (pl. m. -i). – Chi si occupa di scienza economica […] La definizione (in questo caso tratta dal dizionario Treccani) testimonia un equivoco la cui portata è molto più concreta di quanto si possa essere portati a pensare. Decidendo che per rendere indiscutibili i propri principi e regole era necessario darsi lo status di “scienza”, l’economia è stata infatti oggetto di una efficacissima operazione di marketing. Mettendosi quindi sullo stesso piano, per esempio, della fisica, della matematica, della biologia, della chimica. leggi  >>

Tra vacche sacre e orti condivisi

- di Marco MoroDue libri per raccontare due nazioni diverse. Peccato si tratti sempre della stessa.
Mai come quest’anno, infatti, l’immagine dell’Italia restituita dalle due nuove pubblicazioni curate da Legambiente sembra parlare di paesi diversi, e parecchio distanti tra loro.
L’uscita quasi contemporanea di Alla scoperta della green society, il volume curato da Vittorio Cogliati Dezza, e di Ecomafia 2017, realizzato come sempre dall’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente, amplifica l’effetto stridente prodotto dai risultati di queste due indagini. Le cento testimonianze raccolte da Cogliati Dezza provengono da un paese dove i cittadini, le imprese, le amministrazioni locali sono parte di un fenomeno di riappropriazione (e a volte di totale reinvenzione) del proprio ruolo nella società. E per le imprese, in particolare, spesso questo è davvero una novità: trovare in un panorama critico come quello della nostra economia imprese che sono già in linea, e a volte hanno precorso, la visione dell’impresa contemporanea teorizzata da Pavan Sukhdev in Corporation 2020 leggi  >>

È di moda la sostenibilità

- di Antonio Cianciullo
Sul cibo non c’è più discussione. In pochi decenni il mondo del food è stato capovolto e una visione che si può definire politica – cioè la capacità di collegare settori diversi, esigenze diverse, business diversi – è diventata senso comune in chi si avvicina al tema alimentare. Nella definizione di una strategia agricola moderna convivono ormai con buona frequenza elementi come l’amore per la tradizione, la volontà di mantenere la coesione sociale, la difesa dei territori marginali e della biodiversità, l’aumento dei fatturati, il rilancio del turismo.
Uno dei capisaldi del brand Italia è entrato dunque a pieno titolo nell’era contemporanea trainandosi dietro un forte rilancio dei prodotti a marchio territoriale, del biologico e del biodinamico. Adesso tocca alla moda. Non certo perché la moda sia rimasta indietro dal punto di vista della capacità competitiva: i numeri dimostrano il contrario e la natura stessa del settore è legata al continuo aggiornamento della sensibilità. Ma il tema può essere affrontato toccando varie corde. E da qualche tempo quelle ambientali risuonano con più frequenza. leggi  >>

Il futuro nonostante Trump

- di Antonio Cianciullo
Siamo molto vicini al 2019, l’anno in cui è proiettata Los Angeles nello straordinario Blade Runner girato da Ridley Scott nel 1982. A distanza di 35 anni da quella grande interpretazione di Harrison Ford non è facile comparare fantasia e realtà. La California è certo più serena di come l’avesse immaginata Philip K. Dick nel tracciare il quadro da cui è stato tratto il film. In compenso la Washington guidata dalla diplomazia delle Trump Tower (chi accetta di costruirle è buono, chi si oppone è un nemico degli Stati Uniti) e dall’assalto alle leggi che proteggono l’ambiente appare più inquietante delle aspettative, popolata da replicanti di un pensiero antiscientifico che sembrava ormai confinato in pellicole scolorite. Come sarà il mondo tra altri 30 anni, nel 2049? Il sequel di Blade Runner è ben tratteggiato nella rubrica di Roberto Giovannini. Ma nella realtà come andranno le cose? Ogni anno che passa le previsioni diventano più incerte perché la velocità e la radicalità del cambiamento...crescono leggi  >>

Un riciclo da evitare

- di Antonio CianciulloIl riciclo è cosa buona e giusta. Ma ci sono eccezioni. E la presidenza Trump ne offre la prova. Di fronte a una comunità scientifica che quasi all’unanimità chiede di mettere in sicurezza l’atmosfera, The Donald ha deciso di porre a capo dell’Environmental Protection Agency un climascettico, l’uomo che per anni ha lottato proprio contro l’agenzia ambientale impugnandone le decisioni davanti alla Corte Suprema. La scelta di Scott Pruitt, il procuratore generale dell’Oklahoma definito da Giuseppe Sarcina sul Corriere della Sera “il portavoce togato della lobby energetica: petrolio e soprattutto gas”, come direttore dell’Epa non è solo una beffa, uno schiaffo alla California devastata da una siccità infinita, alle centinaia di città e associazioni statunitensi che si battono contro il cambiamento climatico, alle aziende a stelle e strisce che rischiano di perdere competitività e mercati. È anche una pericolosa forma di riciclo: quello delle tossine sociali che rischiano di spaccare gli States spargendo risentimento e divisione.  leggi  >>

Umani resistenti ai fatti

- di Marco MoroSe non fosse scritto con intento satirico, il contenuto dell’articolo di Andy Borowitz uscito di recente su The New Yorker potrebbe tranquillamente essere preso per vero. L’annuncio dei risultati di uno studio condotto da ricercatori dell’Università del Minnesota, che ha portato a isolare un potente e virulento “ceppo di umani che hanno sviluppato una resistenza ai fatti” e in grado quindi di minacciare la capacità della Terra di sostenere la vita, tocca infatti un tema di assoluta attualità, specie nel momento in cui un “umano resistente ai fatti” conquista la presidenza degli Stati Uniti. Questi umani sono virtualmente immuni a ogni forma di conoscenza verificabile, apparentemente dotati di tutte le facoltà necessarie a ricevere ed elaborare informazioni, ma hanno sviluppato difese tali da rendere inefficaci queste capacità. “Come i fatti si moltiplicano, le loro difese contro questi fatti diventano via via più forti”, afferma l’immaginario scienziato Davis Lodgson, aggiungendo, “le normali funzioni della coscienza umana... leggi  >>

A forza di numeri…

- di Marco Moro
“A forza di numeri ammazzerebbe un bue”: così uno dei relatori commentava l’intervento di un collega, durante un convegno che parecchio tempo fa mi trovavo a moderare.
E forse allora l’ossessione per i numeri non era nemmeno dilagante come lo è ora.
Pare che nella comunicazione, e soprattutto in quella giornalistica, non se ne possa fare a meno. Senza numeri non c’è notizia, non c’è nemmeno un argomento. Senza numeri le cose non esistono o, almeno, non si possono comunicare “efficacemente”. Il numero è la notizia. Mi fermo subito in questa ennesima lamentazione contro quella che reputo cattiva informazione, un’informazione diseducativa e tutt’altro che efficace. Il pubblico dei lettori, assordato da una cacofonia di numeri si allontana sempre di più da strumenti di informazione che non informano... leggi  >>

Lo shopper equo e solidale

- di Antonio Cianciullo
Spinta dall’aumento degli squilibri sociali, la xenofobia avanza. La paura dell’altro – non noto, diverso, minaccioso – aumenta a dispetto delle statistiche che vedono buona parte degli atti di violenza, a cominciare da quella sessuale, venire da chi ci è storicamente vicino. E la tentazione di erigere muri si affaccia, come dimostra il referendum del 23 giugno in Gran Bretagna, in luoghi finora insospettabili.I servizi che pubblichiamo in questo numero di Materia Rinnovabile sulla questione dei sacchetti di plastica aiutano a guardare all’intreccio tra questione ambientale e questione sociale con occhi freschi.L’associazione tra shopper e pregiudizi razziali può apparire ardita. Ma le frontiere tecnologiche della plastica compostabile sono molto avanzate e potrebbero far pensare che gli strumenti di difesa ambientale siano appannaggio dei paesi più ricchi: l’ecologia come un’altra barriera tra la sponda Nord e quella Sud del Mediterraneo. leggi  >>

Meglio un’economia senza economisti? di Marco Moro

- Racconta Walter Stahel in un articolo recentemente pubblicato su Nature: “Il concetto (di economia circolare, ndr) prese origine dall’idea di sostituire il consumo di energia con la forza lavoro, descritto per la prima volta circa 40 anni fa, in un rapporto alla Commissione europea redatto da me e Geneviève Reday-Mulvey mentre lavoravamo all’Istituto di Ricerca Battelle, a Ginevra. I primi anni ’70 vedevano prezzi crescenti dell’energia e un alto tasso di disoccupazione. Come architetto, sapevo bene che ci vogliono più lavoro e meno risorse nel ristrutturare un edificio esistente anziché nel costruirne uno nuovo. Tale principio è vero per ogni forma di stock o capitale, dal telefono cellulare al terreno arabile e al patrimonio culturale”. leggi  >>

Ottimismo, cauta sfiducia o aperta disperazione? di Marco Moro

- Nelle ultime pagine del suo libro 2052. Scenari globali per i prossimi quarant’anni Jorgen Randers scriveva quattro anni fa: “Se succede qualcosa di straordinario – e la mia speranza è che possa succedere – potremo avere un futuro migliore di quello che prevedo”.In questo modo Randers esprime una posizione comune a molti altri scienziati ed esperti, un refrain che suona più o meno così: “alla fine non posso che dirmi ottimista, altrimenti non avrei perso tempo a scrivere/studiare/affermare queste cose”.
Possiamo credere che l’accordo di Parigi sia il qualcosa di straordinario atteso da Randers, il game changer che serve per uscire da un modello di sviluppo che ha creato ciò che ci vediamo attorno? leggi  >>

High Noon

- Dati della Nasa sullo scorso mese di febbraio: temperatura media globale più alta di 1,35 gradi rispetto alle medie rilevate per questo mese tra 1951 e 1980. “Shocking”, “stunning”, “a bombshell of a climate report”: queste le reazioni. Saremo più veloci noi nel realizzare un’economia de-carbonizzata (e stare quindi entro gli obiettivi enunciati a Parigi) o sarà più veloce, molto più veloce del previsto, il riscaldamento globale nel produrre i suoi effetti?
Pensiamolo come un duello in stile Mezzogiorno di fuoco: quali sono le possibilità di successo se l’avversario ha già estratto la pistola da tempo e in più ad armarlo siamo stati noi? leggi  >>

2016: MR si rinnova assieme alla materia

- di Antonio CianciulloBenvenuti nel 2016, anche se gli auguri arrivano un po’ in ritardo. Per noi di "Materia Rinnovabile" il 2015 è stato l’anno in cui abbiamo messo a punto la macchina organizzativa del progetto: non una semplice rivista, ma un luogo attorno a cui attivare la riflessione su un tema trascurato: c’era stata molta (giusta) attenzione sull’energia, scarsa consapevolezza dell’importanza del recupero della materia.Il bilancio del 2015 è stato positivo per Materia Rinnovabile e per il settore. Nell’anno che si è da poco concluso abbiamo inserito tra i sostenitori Barilla e Fondazione Cariplo e ampliato la rete dei Networking Partner (associazioni, cluster, istituti di ricerca, università, agenzie di consulenza) aggiungendo adesioni di peso come quelle del Worldwatch Institute, di Matrec, del Global Footprint Network, di Ambiente Italia, di European Bioplastics. Positivo anche il bilancio del debutto sui social.
Su Twitter il profilo @MRinnovabile è arrivato a quota mille e viaggia al ritmo di 2 nuovi followers al giorno: su un campione di 100 tweet, nel periodo 10-17 dicembre 2015... leggi  >>

Il culto delle Grandi opere

- di Marco MoroUn’ideologia, sostenuta e alimentata da un solidissimo conglomerato di adepti, fatto di interessi imprenditoriali, politici, finanziari e persino accademici: è il “partito delle Grandi opere”, trasversale agli schieramenti e strettamente abbarbicato a un’idea di sviluppo che ricorda tanto gli anni del boom economico. Più di mezzo secolo fa, un altro mondo.
E le autostrade, icona di quel periodo, sono infatti uno dei totem di questa religione. Sarà solo nostalgia degli autogrill?Se questa ipotesi non vi convince del tutto, se non siete portati a credere che il desiderio di una “rustichella” possa essere il motore che muove miliardi di euro, se “infrastruttura essenziale per Expo” vi sembrava già una motivazione vagamente debole, allora Anatomia di una grande opera. La vera storia delle Brebemi è una lettura che fa per voi. leggi  >>

Basta la parola!

- di Marco Moro
Così in un vecchio spot pubblicitario si promuoveva un noto confetto lassativo. Sarebbe un parallelo oltremodo volgare riprendere questa immagine e applicarla alle due settimane di intensissime trattative che hanno preceduto l’accordo di Parigi. La trattiva però, come è ormai noto, rischiava di incagliarsi su singola parola; modificarla, passando da un “devono” a un "dovrebbero” ha sbloccato la situazione e quindi, ancora una volta, è bastata la parola.
Seriamente: su questa sostituzione di una singola parola si sono fortemente focalizzate le critiche all’esito di Cop 21. Le azioni improntate alla realpolitik raramente diventano popolari. Se però quel passaggio da un indicativo a un condizionale permetterà agli Stati Uniti di evitare la necessità di far ratificare l’accordo in Senato, dove certamente verrebbe affossato, l’assunzione del confetto produrrà più benefici che danni.
Sicuramente il testo dell’accordo va letto più in chiave politica che scientifica... leggi  >>

Un voto cifrato

- di Marco Moro
Profondamente scossa nelle sue stesse fondamenta e nei contenuti ideali, l’Unione europea sta conoscendo la più grave crisi di legittimità della sua storia. Lo confermano i risultati elettorali di domenica 25 maggio per il rinnovo del Parlamento europeo che hanno visto il trionfo di Marine Le Pen in Francia, quello del partito euroscettico Ukip nel Regno Unito, addirittura l’ingresso di un eurodeputato neonazista in Germania. Anche il successo del partito di Tsipras in Grecia, sulla sponda politica opposta, lancia un messaggio chiaro contro le politiche di austerità che hanno stremato il paese.
Quindi, se guardando al contesto italiano si potrebbe trarre dai risultati delle elezioni un’immagine rassicurante di maggiore stabilità, non appena si allarga lo sguardo alle altre nazioni europee (come si dovrebbe, visto che le elezioni erano europee) le contraddizioni appaiono molto evidenti... leggi  >>

È l’ora della green education?

- di Marco Moro
250.000: in euro è il premio per il concorrente che vincerà quest’anno la 13a edizione de “Il Grande Fratello” mentre in dollari USA (quindi un bel po’ di denaro in meno) è l’ammontare del riconoscimento che andrà al vincitore del World Food Prize 2014, il Nobel del cibo e dell’alimentazione, attribuito a persone che con il loro lavoro o le loro ricerche abbiano sostanzialmente migliorato la quantità, qualità e accessibilità del cibo nel mondo.
Difficile commentare, e fin troppo facile fare dell’ironia o trarre conclusioni catastrofiste sullo stato della cultura nel mondo. Senz’altro è la Norman Borlaug Foundation che dovrebbe essere più generosa in merito all’entità del WFP. Può essere che non siano al corrente dei premi in palio al GF 13, altrimenti ritoccherebbero, no? leggi  >>

Ecomondo: focus sulla green economy

- di Marco Moro

Una recente indagine condotta da SWG ha rivelato come il 72% degli italiani sia convinto del fatto che le prospettive per l’occupazione e lo sviluppo economico debbano passare attraverso la tutela dell’ambiente. A pochi giorni dall’inizio di Ecomondo 2013 (Rimini, 6-9 novembre) e dalla seconda grande assise degli Stati Generali della Green Economy, che in quella sede avrà luogo, questo dato suona come una sorta di “endorsement popolare” per una più decisa svolta verso la green economy. Volendolo utilizzare come tale, è un forte richiamo a una politica che su questi temi sta facendo melina e anche sostanziali passi indietro, lasciando in mano alle imprese e ai cittadini (e a poche amministrazioni locali, piuttosto disarmate) l’onere di consolidare quello che dovrebbe essere l’indirizzo su cui orientare l’intero sistema economico italiano. leggi  >>

Comunicazione, etica e politica

- di Marco Moro

Non sono tanti i testimonial (e meno ancora sono quelli credibili) delle tematiche “ambientali” nel mondo della comunicazione. Uno di questi è certamente Luca Mercalli e a lui abbiamo chiesto una battuta, qualche giorno fa, sulla ridda di anticipazioni e presunti scoop di stampo negazionista che hanno preceduto la presentazione del “Summary for Policymakers” del V° Rapporto IPCC sul cambiamento climatico. L’opinione di Mercalli è chiara: “La scienza del clima ha fatto quanto poteva, rilevando i sintomi, individuando la patologia e formulando la prognosi. Ora tutto è nelle mani del paziente: voler guarire, volersi sottoporre alla cura, mettersi a dieta... e forse scoprire che si può pure stare meglio di prima! Ma la malattia del riscaldamento globale è complessa, la cura lunga e articolata, le ricette molteplici: per questo ora sono la comunicazione, l'etica e la politica i campi dove si gioca il futuro dell'Umanità.” leggi  >>
 
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