A Montreal parte Kyoto 2
di Anna Satolli
Nel suo ultimo lavoro, “Manuale della sostenibilità. Idee, concetti, nuove discipline capaci di futuro”, Gianfranco Bologna ripercorre le tappe del mutamento climatico, fotografando ciò che sta avvenendo e segnalando i rischi di un futuro assai prossimo. Il quadro tracciato dal direttore scientifico di WWF Italia giunge fino all’attualità, al “cosa si sta facendo”. E in merito al “cosa fare” il recente vertice mondiale sui cambiamenti climatici di Montreal, in Canada, nelle giornate di fine novembre e inizio dicembre 2005, ha rappresentato un importante momento di verifica.
Procedere nella riduzione di emissioni oltre il 2012, la “data di scadenza” del tanto discusso Protocollo di Kyoto entrato in vigore, a fatica, lo scorso febbraio. Così si è deciso al vertice, che è stato un vero successo di pubblico - con più di 10 mila presenze - che ha sortito un nuovo accordo salva-clima siglato da 150 paesi. Da qui partirà “Kyoto 2”, un programma internazionale di lavoro e di negoziati finalizzato a rilanciare concretamente la volontà di mettere un freno all’effetto serra.
Al summit c’è stato anche un colpo di scena, con l’inedita apertura al dialogo degli Stati Uniti, il colosso planetario delle emissioni di gas serra e finora deciso avversario del Protocollo. Il senso della posizione assunta dagli USA sembra essere: dialogo sì, ma ancora nessun impegno formale ad aderire ai programmi in corso di riduzione delle emissioni.
Anche l’Italia ha preso posto a Montreal. Ma non ha certo fatto una gran figura. Le nostre emissioni sono tutt’altro che diminuite e il paese tentenna nell’affrontare gli impegni assunti. Anzi, l’ultima Finanziaria prevede un “bonus” di 100 milioni di euro da destinare alle industrie più inquinanti. Secondo Gianfranco Bologna, il problema è che “l’assenza di una politica complessiva tesa alla riduzione delle emissioni è strettamente connessa alla mancanza di un serio piano energetico: l’Italia piuttosto che contenere il consumo di combustibili fossili investendo in efficienza energetica e fonti rinnovabili preferisce affidarsi ai meccanismi flessibili del Protocollo e andare a investire all’estero in progetti di dubbia efficacia. Il fatto che nessuna azione concreta sia stata messa in campo per cercare di agire sulla riduzione dei trasporti su gomma, a favore della rotaia e del cabotaggio marino, rappresenta un altro pericoloso segnale”.
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