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Premiati e scontenti di Marco Moro
Il lato sostenibile della Finanziaria di Ilaria Di Bella
Far la spesa non a spese dell’ambiente di Simona Molinari
Non nel mio cortile! di Paola Fraschini
Kyoto 2008-2012. L’Italia dà un taglio alle emissioni di Anna Satolli


 

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Premiati e scontenti
di Marco Moro



Il 24 ottobre sono stati presentati, ottenendo il consueto rilievo mediatico, i dati del rapporto “Ecosistema Urbano 2007", realizzato da Legambiente.
Il sistema utilizzato dagli estensori del rapporto si dimostra particolarmente efficace: la massa di dati raccolti viene finalizzata alla formulazione di una classifica generale, che quest’anno vede al primo posto la città di Bolzano, e di una serie di classifiche parziali stilate per ogni indicatore tra quelli su cui viene condotta l’analisi (politiche energetiche, gestione del traffico, aree verdi ecc.). La premiazione è avvenuta “in casa” della seconda classificata, Mantova, una città che per molti buoni motivi compare stabilmente nella “top ten” della classifica di Legambiente. Eppure... eppure in sala c’era chi contestava: i rappresentanti di alcuni comitati locali accusavano senza mezzi termini Legambiente di aver vanificato il loro lavoro, attribuendo un premio che l’amministrazione locale può, a loro dire, utilizzare come “paravento” verso ogni contestazione. E di motivi per contestare, a sentire i comitati, ce ne sono molti. Al tavolo dei relatori, gli amministratori locali avevano la faccia di chi pensa “ma nemmeno quando gli stessi ambientalisti ci premiano siete contenti?”

Nulla di strano in tutto ciò, semplicemente ognuno ha fatto la propria parte. Legambiente deve basare il proprio ranking su parametri comuni a tutte le realtà urbane e da questo esce inevitabilmente un risultato che può non rispecchiare tutte le specificità delle aree prese in esame. I comitati hanno il diritto di portare la loro denuncia, specie in occasioni come queste. Il Comune ha il compito più difficile: predisporre e attuare le politiche relazionandole al meglio con le istanze provenienti dalla società.
Ma questo episodio è interessante soprattutto in quanto esempio della crescente conflittualità (molto garbata nel caso di Mantova) che si sviluppa quando oggetto delle politiche sono i beni comuni: il territorio, le risorse ambientali, l’aria, il traffico, e così via. Il tema del consenso e della partecipazione alla costruzione delle politiche appare in tutta la sua urgenza quando si parla di politiche ambientali. Non esiste alcuna disciplina che offra in modo codificato le istruzioni per l’uso, ma il nuovo libro curato da Alessandro Bratti e Alessandra Vaccari, Gestire i beni comuni, punta esattamente a colmare questa lacuna, raccogliendo e mettendo a disposizione il patrimonio di conoscenze e di esperienze di chi ha potuto sperimentare sul campo gli strumenti che formano la “cassetta degli attrezzi” per la gestione delle risorse della collettività.

Tornando a Ecosistema Urbano, il quadro che esce dal rapporto di Legambiente è comunque desolante e anche i premiati hanno un bilancio decisamente in chiaroscuro.
Una politica immobile, questo è il dato essenziale che emerge dalle analisi condotte dalla principale associazione ambientalista del nostro paese. Il potenziale di sviluppo insito in scelte politiche coraggiose quanto “possibili”, ma che iniziano solo ora a profilarsi, è il tema di un'altra novità editoriale di questo autunno, il volume Italia 2020. Energia e ambiente dopo Kyoto curato da Paolo degli Espinosa per Issi, Istituto Sviluppo Sostenibile Italia.

 




numero 10 - 10/2006
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