Premiati e scontenti
di Marco Moro
Il 24 ottobre sono stati presentati, ottenendo il consueto rilievo mediatico,
i dati del rapporto “Ecosistema Urbano 2007", realizzato da Legambiente.
Il sistema utilizzato dagli estensori del rapporto si dimostra particolarmente
efficace: la massa di dati raccolti viene finalizzata alla formulazione di una
classifica generale, che quest’anno vede al primo posto la città
di Bolzano, e di una serie di classifiche parziali stilate per ogni indicatore
tra quelli su cui viene condotta l’analisi (politiche energetiche, gestione
del traffico, aree verdi ecc.). La premiazione è avvenuta “in casa”
della seconda classificata, Mantova, una città che per molti buoni motivi
compare stabilmente nella “top ten” della classifica di Legambiente. Eppure... eppure in sala c’era chi contestava: i rappresentanti
di alcuni comitati locali accusavano senza mezzi termini Legambiente di aver
vanificato il loro lavoro, attribuendo un premio che l’amministrazione
locale può, a loro dire, utilizzare come “paravento” verso
ogni contestazione. E di motivi per contestare, a sentire i comitati, ce ne
sono molti. Al tavolo dei relatori, gli amministratori locali avevano la faccia
di chi pensa “ma nemmeno quando gli stessi ambientalisti ci premiano siete
contenti?”
Nulla di strano in tutto ciò, semplicemente ognuno ha fatto la propria parte. Legambiente deve basare il proprio ranking su parametri comuni a tutte le realtà urbane e da questo esce inevitabilmente un risultato che può non rispecchiare tutte le specificità delle aree prese in esame. I comitati hanno il diritto di portare la loro denuncia, specie in occasioni come queste. Il Comune ha il compito più difficile: predisporre e attuare le politiche relazionandole al meglio con le istanze provenienti dalla società.
Ma questo episodio è interessante soprattutto in quanto esempio della
crescente conflittualità (molto garbata nel caso di Mantova) che si sviluppa
quando oggetto delle politiche sono i beni comuni: il territorio, le risorse
ambientali, l’aria, il traffico, e così via. Il tema del consenso
e della partecipazione alla costruzione delle politiche appare in tutta la sua
urgenza quando si parla di politiche ambientali. Non esiste alcuna disciplina
che offra in modo codificato le istruzioni per l’uso, ma il nuovo libro
curato da Alessandro Bratti e Alessandra Vaccari, Gestire
i beni comuni, punta esattamente a colmare questa lacuna, raccogliendo
e mettendo a disposizione il patrimonio di conoscenze e di esperienze di chi
ha potuto sperimentare sul campo gli strumenti che formano la “cassetta
degli attrezzi” per la gestione delle risorse della collettività.
Tornando a Ecosistema Urbano, il quadro che esce dal rapporto di Legambiente è comunque desolante e anche i premiati hanno un bilancio decisamente in chiaroscuro.
Una politica immobile, questo è il dato essenziale che emerge dalle analisi condotte dalla principale associazione ambientalista del nostro paese. Il potenziale di sviluppo insito in scelte politiche coraggiose quanto “possibili”, ma che iniziano solo ora a profilarsi, è il tema di un'altra novità editoriale di questo autunno, il volume Italia 2020. Energia e ambiente dopo Kyoto curato da Paolo degli Espinosa per Issi, Istituto Sviluppo Sostenibile Italia.
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