in questo numero

Premiati e scontenti di Marco Moro
Il lato sostenibile della Finanziaria di Ilaria Di Bella
Far la spesa non a spese dell’ambiente di Simona Molinari
Non nel mio cortile! di Paola Fraschini
Kyoto 2008-2012. L’Italia dà un taglio alle emissioni di Anna Satolli


 

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Non nel mio cortile!
di Paola Fraschini



Nota come sindrome Nimby (Not in my backyard!) descrive l’atteggiamento di opposizione e di contestazione con cui cittadini, di fronte al rischio che l’area in cui vivono possa venire contaminata, ostacolano la realizzazione di infrastrutture e impianti industriali ritenuti altamente impattanti sul territorio. La preoccupazione dei cittadini può paralizzare qualunque progetto. Il popolo anti-inceneritori, ad esempio, affolla il web e le piazze dove si svolgono dibattiti, incontri, conferenze, comizi e spettacoli. Possiamo fare riferimento all’area di Firenze, Pistoia e Prato. O a quella di Trento. O a quella di Augusta (Siracusa). Da Nord a Sud, su tutto il territorio nazionale. Ovunque comitati di cittadini e svariate forme di resistenza.
Le questioni ambientali sono spesso all’origine di conflitti locali che si esprimono come contrasti tra aspirazioni e interessi diversi. Il conflitto nasce da differenti visioni delle priorità e del contesto, a volte da pregiudizi ideologici nonché da scarsa informazione sui reali impatti e percezione del rischio (a tal proposito si legga Quanto rischiamo).
C’è chi sostiene che i termovalorizzatori (per non dire inceneritori) sono delle spaventose bombe ecologiche. Che dai loro camini escono polveri talmente sottili da non essere rilevate. I costruttori, dal canto loro, dicono che gli impianti sono tutti all’avanguardia, le emissioni decisamente al di sotto dei limiti di legge e che con la combustione dei rifiuti si riesce a produrre energia. Nessuno, però, spiega come, senza termovalorizzatori, si potrebbero smaltire i rifiuti che si producono ogni giorno. Come se si volesse tracciare un solco profondo, una trincea invalicabile, tra le proprie ragioni e quelle di chi amministra la cosa pubblica, anziché instaurare un dialogo e cercare delle soluzioni condivisibili per il bene comune.
Certamente le amministrazioni locali hanno responsabilità crescenti rispetto al passato di fronte alle sfide della qualità ambientale, oggi più che mai è necessario reagire e mettere il problema della sostenibilità al centro della discussione politica sperimentando soluzioni alternative. Di tutto questo, e di molto altro, si parla in Gestire i beni comuni, a cura di Alessandro Bratti e Alessandra Vaccari.

Di solito per affrontare il problema l’ente locale potenzia la comunicazione, organizza momenti di confronto, cerca di persuadere portando esperienze tecnico-scientifiche a favore del progetto ecc. Tutte azioni che per società a sviluppo avanzato sono spesso inefficienti.
Occorre coinvolgere sin dall’inizio del progetto tutti i soggetti interessati, per affrontare una discussione comune allo scopo di giungere a una soluzione condivisa. Si tratta, quindi, di promuovere un processo “inclusivo”, affinché tutti i soggetti implicati assumano il ruolo di decisori responsabili (abbandonando quello di osservatori passivi e “vittime” di decisioni terze) e possano contribuire alla soluzione più ragionevole.
I modelli e le applicazioni sono ancora giovani e stanno cercando di sintonizzarsi con le politiche tradizionali, a loro volta sottoposte a revisioni e trasformazioni. Perché la sostenibilità locale pone questioni che non sono risolvibili ricorrendo solo al tradizionale apparato amministrativo e gestionale.
Esiste una “cassetta degli attrezzi” a disposizione degli amministratori (a tal proposito si legga anche Metodo CLEAR e La natura nel conto) e gli strumenti che vi ritroviamo vanno dai sistemi di gestione ambientale, indicatori e sistemi contabili agli acquisti verdi, bilancio sociale e di missione, bilancio di sostenibilità fino agli accordi volontari per la comunicazione.
Gestire i beni comuni rappresenta una guida per chi è responsabile di decisioni che coinvolgono il territorio e la comunità locale. I curatori (Alessandro Bratti è stato per oltre 10 anni amministratore del Comune di Ferrara con delega all’Ambiente e all’Agenda 21) e gli autori sono, a diverso titolo, protagonisti di questa scena, e sviluppano una riflessione sui risultati concreti di ogni esperienza nel suo contesto socio-ambientale proponendo le possibili chiavi di integrazione tra i vari strumenti. Anche alla luce dei nuovi problemi che emergono ogniqualvolta le discussioni sul bene comune si trasformano in “conflitti ambientali”.

 




numero 10 - 10/2006
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