Natura e cultura a braccetto
di Paola Fraschini
Fino a oggi l’ecocriticism è stato un fenomeno tutto americano.
Metodo interpretativo nato in Usa negli anni 90, propone un’interpretazione
delle opere letterarie come veicolo di una “educazione a vedere”
le tensioni ecologiche del presente. Serenella Iovino, docente di Filosofia
morale all’Università di Torino, si fa pioniera in Italia di questo
metodo; un invito a pensare la letteratura come una strategia di sopravvivenza
che possa aiutare l’uomo a superare le sfide poste dalla crisi ambientale.
Cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta parlando direttamente con l’autrice
di Ecologia
letteraria. Una strategia di sopravvivenza.
Questo è il primo studio di ecocriticism ad apparire in Italia.
Di che si tratta?
L’ecocriticism, o ecologia letteraria, è un metodo interpretativo
che studia le relazioni tra il testo letterario e l’ambiente naturale.
Non è un meccanismo nuovo: la critica marxista, per esempio, studia i
testi come specchio delle dialettiche sociali, mentre quella femminista pone
l’accento sulle dinamiche di genere. Analogamente l’ecocriticism vede il testo come rappresentazione non neutrale del rapporto tra mondo umano
e mondo non umano. All’inizio questo metodo si concentrava su testi il
cui oggetto erano espressamente la natura o l’ambiente. Oggi l’ecocriticism non si lega più a un genere specifico, ma può includere ogni tipo
di opera, anche i grandi classici.
Perché “ecologia letteraria”?
Parlare di “ecologia” letteraria presuppone una visione ecologica,
inclusiva. L’ecologia non è solo una scienza, ma il pensiero dell’interconnessione
dei fenomeni sullo sfondo di un ambiente. Questi fenomeni possono essere organismi
viventi ma anche idee, culture, forme dell’immaginario.
L’ecologia letteraria rappresenta il tentativo di avvicinarsi ai testi,
leggerli e interpretarli proprio alla luce di un’idea di interdipendenza
ecologica. Tra testo e mondo si crea un rapporto di azione e retroazione che
investe più livelli: l’azione del mondo sul testo e, ancor di più,
la possibile azione del testo sul mondo. Per l’ecologia letteraria tra
natura e cultura esiste una relazione che non è solo di contiguità,
ma di azione reciproca; e le opere letterarie possono avere la funzione di evocare
i valori legati a questa reciprocità. I testi letterari possono, cioè,
condizionare la nostra percezione del mondo e il nostro agire.
In che modo l’ecologia letteraria dovrebbe rappresentare una strategia
di sopravvivenza? Che nesso c’è tra questa visione ecologica della
letteratura e una visione “darwiniana”?
Il primo a parlare di ecologia letteraria è stato Joseph Meeker, uno
studioso americano amico di Konrad Lorenz. Nel 1972 Meeker pubblica un libro
in cui si pone un interrogativo “darwiniano”: se gli esseri umani
sono gli unici “animali letterari”, quale ruolo gioca la letteratura
nella loro evoluzione? Altrimenti detto: c’è davvero un dualismo
tra natura e cultura? O non è piuttosto la cultura una forma del nostro
stare al mondo, vincolata alle sollecitazioni che da esso provengono?
Nel mio libro la prospettiva evoluzionistica è una cornice concettuale
che mi aiuta a sottolineare un’idea non dualistica di natura e cultura.
Non si deve però confondere quest’idea con l’atteggiamento
di chi giustifica soprusi e distruzioni come rientranti necessariamente nella
“natura umana”. In fondo dalla biologia discende anche la nostra
capacità di scegliere. Si può anzi dire che la libertà
di agire e la possibilità di decidere responsabilmente del futuro rientrino
nel nostro cammino evolutivo proprio come qualcosa che può aiutarci a
sopravvivere.
Se però non siamo in grado di comprendere il nesso tra biologia e cultura
non siamo neppure in grado di comprendere che la vita umana dipende dalla salute
dell’ambiente.
Trovare anche nella letteratura le chiavi di questa consapevolezza può
aiutarci a recuperare la nostra umanità senza perdere il mondo. E forse
può realisticamente creare le condizioni di una sopravvivenza congiunta
di uomo e natura.
Dunque la letteratura può aiutarci, in un certo senso, a “orientare
consapevolmente” la nostra evoluzione. Come può farlo oggi, mentre
la crisi ambientale si fa più pressante? Quali strumenti ci offre?
La letteratura è di per sé uno spazio privilegiato di visibilità
per i concetti “extraletterari”: questo lo aveva capito già
Platone. In questo senso, credo che pochi libri come Marcovaldo di Calvino,
ad esempio, esprimano meglio la nostra alienazione dalla natura e il senso di
smarrimento e nostalgia che essa comporta. Allo stesso modo, le opere di Pasolini
sono fondamentali per capire come le crisi della società e della cultura
siano anche crisi della natura e del paesaggio.
Ma anche leggere i classici “ecologicamente” riserva sorprese: come
sarebbe stato il viaggio di Dante, se non si fosse perso in una “selva”?
Se la natura offre alla nostra creatività un formidabile armamentario
di simboli e di strumenti, forse significa che tra la realtà umana e
quella naturale non c’è una separazione così netta e definitiva.
La funzione dell’ecocriticism è proprio quella di educarci
a superare l’idea di questa separazione.
Quando si potranno vedere anche in Italia cattedre universitarie di Letteratura
e ambiente? In Usa la prima risale al 1990...
Spero presto. Tuttavia, credo che più importante delle cattedre universitarie
sia un’educazione ambientale che inizi dalle elementari. Una formazione
che non ci aiuti a capire e a conservare le condizioni necessarie alla vita
è priva di un reale progetto educativo, oltreché colpevolmente
miope verso il futuro.
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